Orologi svizzeri, export in calo del 16,6% ad aprile. Pesa l’effetto Stati Uniti
L’export dell’orologeria svizzera chiude il mese di aprile col segno meno, condizionato soprattutto dall’effetto legato al mercato statunitense. Secondo i dati diffusi dalla Fédération de l’industrie horlogère suisse (Fh) le esportazioni di segnatempo elvetici sono diminuite del 16,6% su base annua, per un valore complessivo di 2,1 miliardi di franchi svizzeri (circa 2,29 miliardi di euro). Il dato porta il bilancio dei primi quattro mesi dell’anno a una flessione cumulata del 3,9 per cento.
Il calo, pur rilevante nella sua dimensione, va letto alla luce di un confronto particolarmente sfavorevole con aprile 2025, mese segnato da una forte crescita delle spedizioni verso gli Stati Uniti in seguito all’annuncio di un aumento dei dazi americani. Come sottolinea Barclays nella propria analisi sul comparto, il risultato di aprile 2026 riflette quindi soprattutto una base comparativa anomala: su un orizzonte biennale, le esportazioni risultano infatti solo lievemente negative, con una flessione intorno all’1 per cento.
Il mercato statunitense ha rappresentato il principale fattore di pressione. Le esportazioni verso gli Usa sono scese del 56,4% a 372,3 milioni di franchi, pur mantenendo il Paese al primo posto tra le destinazioni dell’orologeria svizzera, con una quota del 17,5% sul totale. La stessa Fh precisa tuttavia che, su un arco temporale più ampio, gli Stati Uniti restano in crescita dell’8,9% rispetto ai livelli di aprile 2024, confermando come il dato mensile sia stato fortemente influenzato dalla volatilità introdotta dai dazi.
Tra gli altri principali mercati, la Francia si è posizionata al secondo posto con esportazioni per 165,3 milioni di franchi, in aumento del 46,3 per cento. Tuttavia questa dinamica non riflette l’andamento reale della domanda locale, ma è riconducibile anche a fenomeni di riesportazione verso altre destinazioni. Seguono Singapore, in crescita del 17,3% a 154,9 milioni, il Giappone, in calo del 12,1% a 154,2 milioni, la Cina, in aumento del 17,1% a 154,2 milioni, e Hong Kong, in progresso del 13,5% a 148,8 milioni.
Il quadro geografico resta quindi disomogeneo. Da un lato, la Greater China mostra segnali di recupero, seppure ancora volatili, con Cina e Hong Kong entrambe in crescita ad aprile. Dall’altro, alcuni mercati maturi o esposti a fattori geopolitici evidenziano ancora debolezza. La Fh segnala flessioni per Regno Unito (-9,7%), Germania (-6,4%) ed Emirati Arabi Uniti (-9,5 per cento). Calo anche in Medio Oriente, pari all’11% nel mese, con l’Arabia Saudita in contrazione del 17,3 per cento.
L’andamento per materiali conferma la pressione sulle principali categorie. In valore, il calo ha interessato quasi tutti i segmenti, con una flessione particolarmente marcata per gli orologi in metalli preziosi, scesi del 24,3% a 721,7 milioni di franchi, e per i modelli in acciaio, in diminuzione del 18,1% a 656,5 milioni. Anche in volume il settore ha registrato una flessione: le esportazioni di orologi da polso sono diminuite del 10% a 1,17 milioni di pezzi, con un calo complessivo di 129mila unità rispetto ad aprile 2025. Il risultato è stato penalizzato soprattutto dagli orologi in acciaio, scesi del 10,6% in termini di pezzi esportati, mentre i modelli in metalli preziosi hanno registrato una contrazione del 26,1 per cento.
Per fasce di prezzo, l’unico segmento in crescita è stato quello compreso tra 200 e 500 franchi, salito del 7,7% in valore, beneficiando anche di un effetto base favorevole. Tutte le altre categorie hanno invece chiuso il mese in calo: gli orologi sotto i 200 franchi sono diminuiti del 14,3%, quelli tra 500 e 3.000 franchi del 12,2%, mentre la fascia superiore ai 3mila franchi ha accusato una flessione del 19 per cento.
Quest’ultima resta particolarmente rilevante per la lettura del comparto alto di gamma, anche se Barclays invita a non interpretare il dato come un segnale lineare di debolezza strutturale, proprio per l’impatto del confronto con aprile 2025. Secondo la banca, il calo del segmento oltre i 3mila franchi rappresenta un elemento potenzialmente negativo per le divisioni di alta orologeria dei principali gruppi del lusso, ma la correlazione tra i dati aggregati dell’export svizzero e l’andamento dei singoli player appare oggi meno diretta rispetto al passato.
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