Orsini: «Imponendo l'elettrico l'Europa ha avvantaggiato la Cina»

08 Giugno 2026 - 18:52
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Le politiche ambientali imposte dall'Unione Europea, con le loro pesanti conseguenze sulla filiera dell’auto, sono state oggetto di una pesante presa di posizione da parte del presidente di Confindustria, <strong>Emanuele Orsini</strong>. Ad essere criticata è soprattutto<strong> la strategia del "tutto elettrico"</strong>, <a href="https://www.hdmotori.it/auto-speciali-n557941-stop-endotermiche-2035-ue-benzina-diesel-elettrico/">un percorso forzato imposto da Bruxelles</a> che ha impedito alle industrie italiane ed europee di mantenere la libertà di scegliere le tecnologie da adottare per raggiungere gli obiettivi ambientali, mettendo in difficoltà un intero settore.<h2>I danni di una tecnologia imposta</h2><img class="alignnone size-full wp-image-274071" src="https://www.hdmotori.it/app/uploads/2026/06/produzione-batteria-1.jpg" alt="" width="1920" height="1280" />Secondo il numero uno di Confindustria,<strong> la linea dell’Europa ha creato un danno</strong> a un comparto che un tempo rappresentava il fiore all'occhiello del continente, soprattutto grazie all’apporto di Paesi con una filiera avanzata come la <strong>Germania,</strong> <a href="https://www.hdmotori.it/industria-auto-germania/">oggi in grande difficoltà</a>, e <strong>l’Italia.</strong> <em>«L'automotive era il nostro primo prodotto europeo e le regole sull'elettrico e sul diesel lo hanno messo in seria difficoltà»</em>, ha dichiarato Orsini.Il problema non è l'obiettivo, condivisibile, ma il <strong>metodo:</strong> imponendo dall'alto una singola soluzione tecnologica per un prodotto che l'Europa sapeva già costruire benissimo,<strong> l'UE ha sostanzialmente paralizzato l'innovazione</strong>. <em>«Quando imponi una tecnologia, fermi anche la ricerca e lo sviluppo, perché non ha più senso esplorare strade alternative»</em>, ha ribadito il presidente di Confindustria, sottolineando che <strong>la strada per abbattere le emissioni</strong> avrebbe dovuto emergere<strong> dalla libera competizione delle imprese</strong>.<h2>Una partita ad armi impari</h2>Le conseguenze sulla filiera industriale di questa imposizione si sono rivelate disastrose, a cui si sono aggiunti i <strong>"sensi di colpa della Germania dopo il Dieselgate".</strong> <em>«Abbiamo finito per legarci a prodotti e tecnologie che non sono nostri, finendo per avvantaggiare la Cina»</em>, ha commentato Orsini.I dati evidenziano una <strong>crisi asimmetrica</strong>: mentre Pechino si sta imponendo come l’unica vera superpotenza industriale grazie a un saldo commerciale in attivo per 1.200 miliardi, <strong>l'Europa arretra inesorabilmente</strong>, arrivando a lasciare a casa un milione di lavoratori. <em>«Il punto è che non stiamo giocando la stessa partita. Le nostre imprese operano con vincoli, responsabilità ambientali e costi sociali molto diversi [...] E se le regole non sono le stesse, è difficile immaginare una competizione ad armi pari».</em><h2>La sovranità industriale per ripartire</h2>L'imposizione dell’auto elettrica, a discapito di altre soluzioni, ha causato una <strong>perdita della nostra sovranità industriale, energetica e tecnologica</strong>. Per evitare un declino irreversibile, il presidente di Confindustria lancia un appello chiaro e diretto: <em>«Servono condizioni abilitanti affinché le Case automobilistiche possano continuare a investire, innovare e produrre in Italia»</em>. Solo così, conclude Orsini, si può concretamente pensare di far ripartire l'industria automobilistica italiana ed europea.

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