Panetta: “Vigore inatteso per l’economia mondiale nel 2025, Pil cresciuto del 3,4 per cento”
Con il conflitto nel Golfo Persico “le prospettive economiche si sono fortemente deteriorate”. È quanto ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nelle considerazioni finali in occasione della relazione annuale 2025. “È difficile stabilire quanto dureranno le ostilità e quanto sarà stabile l’assetto che seguirà. In ogni caso, i danni alle infrastrutture energetiche continueranno a pesare sulle forniture; i costi di trasporto e assicurazione per la navigazione nello stretto di Hormuz rimarranno alti a lungo. L’incertezza è destinata a restare elevata, ostacolando la pianificazione di famiglie e imprese e frenando i consumi e gli investimenti. Vi si aggiunge il rischio di amplificazione finanziaria”, ha sottolineato Panetta, che ha aggiunto: “Il quadro generale resta fragile. Con ingenti debiti pubblici e vulnerabilità crescenti nell’intermediazione non bancaria, anche shock circoscritti possono generare effetti a cascata. La crescita mondiale è esposta a rischi più numerosi, più interconnessi e più difficili da governare rispetto al passato”.
Negli scenari più sfavorevoli, “un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente un punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27” nell’area dell’euro. L’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6 per cento e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo, via via che lo shock energetico si trasmette a un numero crescente di settori”, ha osservato. Il quadro prospettico “potrebbe richiedere una ricalibrazione dell’orientamento della politica monetaria, per contrastare il rischio di tensioni inflazionistiche persistenti. Lo shock energetico sta già spingendo al rialzo la dinamica dei prezzi al consumo. Anche nell’ipotesi di una rapida risoluzione del conflitto, una pronta normalizzazione delle quotazioni di petrolio e gas appare improbabile. Le imprese hanno già iniziato a prospettare aumenti dei listini e sono in rialzo le aspettative di inflazione dei consumatori, soprattutto nel breve termine”, ha spiegato il governatore.
“La politica monetaria non può evitare che il rincaro dell’energia si trasmetta al sistema produttivo. Deve però impedire che questo processo dia luogo a un’inflazione persistente, radicata nelle aspettative e nelle scelte di imprese e lavoratori. Una spirale tra prezzi e salari va prevenuta: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare. Il Consiglio direttivo deciderà in giugno, sulla base delle informazioni allora disponibili e delle nuove proiezioni”. Panetta si è poi soffermato sull’intelligenza artificiale, che “è già entrata negli andamenti macroeconomici: sostiene gli investimenti, il commercio e le valutazioni finanziarie”. La diffusione “procede più rapidamente che nelle precedenti rivoluzioni tecnologiche, gli investimenti crescono in modo esponenziale. Non siamo più in una fase sperimentale”. “L’impatto sul lavoro – ha avvertito – merita particolare attenzione”. “La transizione non sarà priva di costi. Non tutti i lavoratori potranno spostarsi agevolmente dalle attività rese obsolete verso quelle nuove; i benefici potrebbero concentrarsi su chi possiede competenze più elevate, accentuando le disuguaglianze. I lavoratori più esposti al cambiamento vanno tutelati e accompagnati nella riqualificazione delle competenze”. In particolare, l’intelligenza artificiale, secondo il governatore, “può divenire una leva decisiva per rilanciare la produttività dell’economia italiana”, anche se “nel confronto internazionale, la diffusione rimane contenuta”.
“Il contributo potenziale è rilevante. La produttività del lavoro potrebbe aumentare di 0,2 punti percentuali all’anno in uno scenario di adozione lenta, e di oltre un punto in caso di diffusione rapida e pervasiva. Un’adozione estesa incontra però ostacoli significativi, soprattutto tra le imprese minori”. L’Unione europea “entra nella nuova fase di instabilità internazionale con fragilità irrisolte, che ne limitano il potenziale di crescita e il peso nell’economia mondiale. La dipendenza dall’estero in settori strategici – dalla difesa all’energia, fino alle tecnologie avanzate – è oggi più evidente che in passato” e “il cammino di riforma procede però lentamente: sono state finora presentate meno della metà delle proposte legislative su competitività e sicurezza annunciate per il biennio 2025-26; di queste, meno di un quarto è stato formalmente adottato”. “In tempi eccezionali – ha sintetizzato Panetta – l’Europa deve saper costruire soluzioni all’altezza della propria dimensione economica e delle proprie responsabilità globali”.
Venendo all’Italia, dal 2019 l’economia “ha mostrato una significativa capacità di tenuta. Nonostante la pandemia e lo shock energetico del 2022, il Pil è cresciuto di oltre il 6 per cento: un risultato in linea con la media dell’area dell’euro in termini aggregati, ma superiore su base pro capite”. A questi risultati, ha evidenziato, “ha contribuito negli ultimi anni la gestione prudente delle finanze pubbliche, che ha rafforzato la fiducia degli investitori ed evitato che gli shock internazionali si trasformassero in crisi domestiche di ampia portata. Più di recente, tuttavia, lo slancio si è attenuato. Hanno pesato il deterioramento del quadro geopolitico, l’inasprimento delle politiche commerciali statunitensi e le difficoltà dell’economia tedesca, principale mercato di sbocco delle nostre esportazioni”. Secondo il governatore della Banca d’Italia, “il conflitto nel Golfo Persico ha indebolito prospettive “già fragili” in Italia. “Secondo le proiezioni, l’attività economica rimarrà debole nei prossimi mesi; negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi. Senza un deciso aumento della produttività, l’economia italiana potrebbe restare ancorata a tassi di crescita strutturalmente modesti”. “La demografia rende questa sfida non rinviabile. Con una popolazione in età da lavoro in forte diminuzione, non potremo contare stabilmente sull’aumento degli occupati per sostenere lo sviluppo”, ha rimarcato. Sotto il profilo energetico, il conflitto nel Golfo Persico “ha reso nuovamente evidente la dipendenza dell’Italia dalle importazioni. Questa dipendenza va ridotta agendo su tre fronti: efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili e potenziamento delle reti. L’Italia ha compiuto progressi in ciascuno di questi ambiti, ma il passo va accelerato”. Per l’energia nucleare, “le nuove tecnologie in via di sviluppo meritano un’attenta valutazione; va in questa direzione anche l’esame del disegno di legge delega in corso in Parlamento”. “Misure mirate e temporanee di sostegno a famiglie e imprese – ha concluso Panetta – possono essere necessarie nelle fasi critiche per attenuare l’impatto dei rincari. Vanno affiancate da interventi strutturali volti ad affrontare la vulnerabilità energetica. Solo accelerando la transizione potremo ridurre stabilmente la dipendenza dall’estero ed evitare che nuovi shock tornino a colpire duramente redditi, competitività e crescita”.
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