Parla Marattin: “Io col centrodestra? Se son rose fioriranno. Picierno e Calenda vanno per conto loro”

16 Ottobre 2026 - 09:55
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“Io col centrodestra? Se son rose fioriranno, ma senza Vannacci”, dice Luigi Marattin al Foglio, che però continua a innaffiare. Le idee – dal taglio dell’Irpef agli incentivi alla fusione tra Pmi – lanciate l’altro ieri alla Camera dal segretario del partito Libdem sono piaciute a Meloni. “Sono misure che secondo me vale la pena approfondire, su alcune stiamo già lavorando", ha detto la premier. “Noi parliamo con tutti – dice il deputato – ma con questo centrosinistra è difficile”. Col centro pure. “Picierno e Calenda vanno per conto loro. Auguri”.

I segnali di apprezzamento per Marattin dal centrodestra si sprecano. Gli ultimi sono arrivati dalla Festa fogliante dell’ottimismo di Firenze, dove Roberto Occhiuto ha detto che lo vorrebbe in Forza Italia: “Più liberali ci sono nel centrodestra e meglio è. Così non si ha più la tendenza a inseguire i populisti”. A Marattin chiediamo allora se siano partite le interlocuzioni per un accordo col centrodestra, e lui risponde: “Non ancora”. La porta, però, rimane apertissima. “Siamo disposti ad allearci con chiunque condivida le nostre quattro proposte su scuola, nucleare, tagli della spesa pubblica, che pensiamo possano far vivere meglio gli italiani. Tuttavia – precisa Marattin – non ci vuole un particolare analista politico per capire che certe proposte sono fuori dal centrosinistra di oggi. Anzi, mi denunciano alla procura”. Non a caso settembre aveva proposto un “comitato di salvezza” contro la possibile vittoria del campo largo.

Col centrodestra, invece, sembra esserci più margine, a una condizione: no a Vannacci in coalizione. “E’ incompatibile con il nostro approccio liberale. Ma credo che non lo imbarcheranno”. Le evidenze ci sono tutte. A FI il generale fa venire l’orticaria, mentre sia il ministro Matteo Piantedosi sia il presidente del Senato Ignazio La Russa hanno detto che la percentuale che Futuro nazionale entri nell’alleanza è pari allo zero per cento. Anche Marattin ne è abbastanza sicuro: “Il centrodestra non ha voglia di tornare nella marginalità internazionale da cui è uscito in questi anni, e in cui invece rientrerebbe con Vannacci”. Il quale nei sondaggi, per quel che valgono, continua a perdere punti percentuali da settimane. Quell’1,4 per cento del Libdem Marattin (Supermedia Youtrend di ieri), invece, farebbe comodo al centrodestra per sbloccare il premio di maggioranza indicato nella nuova legge elettorale per la coalizione che supera il 42 per cento dei voti, senza l’ingombro vannacciano. Obiettivo al quale Fratelli d’Italia ha già puntato facendo un accordo con Sud chiama Nord di Cateno De Luca. Lo farà anche con lei? “Se siamo interessanti lo dovrebbe chiedere al centrodestra. Noi siamo qui, abbiamo una identità liberale e parliamo con chi ci vuole parlare, anche col centrosinistra. Lo ripeto, se son rose fioriranno”

Di sicuro sembra appassito il giardino centrista che da giugno in poi Pina Picierno, uscita dal Pd, ha provato a costruire per dare un’alternativa centrista agli elettori. Dopo i proclami iniziali, due giorni fa è spuntata una foto in cui la vicepresidente del Parlamento europeo è a seduta al tavolo con l’ex terzopolista Carlo Calenda per “organizzare gli appuntamenti futuri di Azione e Spazio pubblico”. Come nella famosa foto al ristorante del campo largo formato a quattro mancavano sia Renzi che Magi, anche qui manca qualcuno: Marattin, per l’appunto. “Vedo che continuano a fare le cose per conto loro, che hanno deciso di andare avanti solo in due. A quanto pare si ritengono autosufficienti”, dice il deputato Libdem. “Che altro devo dire? Auguri e in bocca al lupo. Noi, dal nostro canto, ci siamo sempre detti disponibili a creare qualcosa di nuovo, ma voglio stare ben lontano dalle mitomanie che ogni tanto si osservano in politica”. Ogni riferimento è puramente casuale? “Lei è in malafede, non mi sognerei mai di fare riferimenti”, dice con sarcasmo.

E a proposito di mitomania, chiediamo a Marattin se, sulla scorta delle posizioni economiche apprezzate dalla premier, sarebbe disposto a diventare il prossimo ministro dell’Economia nel caso in cui Meloni glielo chiedesse. “Non sono in quell’ottica. Per decenni la politica ha pensato solo a quello, adesso proviamo a cambiare schema. A me interessa solo far diventare questo paese un posto più libero, con uno stato migliore e con più libertà. Poi ci saranno ovviamente le idee che cammineranno sulle gambe degli uomini, e gli uomini saranno dove devono stare”. Prima il programma, direbbe qualcuno.

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