Pep Guardiola, l'addio del rivoluzionato che ha trasformato anche la Premier League. La Nazionale italiana l'ultimo sogno di una carriera senza eguali
Ha cambiato completamente la percezione del City in Inghilterra e nel mondo. Quale futuro lo attende?
Dieci anni assieme ed un'eredità che va oltre i 20 trofei conquistati in questo periodo al Manchester City. Se oggi l'altra metà della città da sempre o quasi identificata con lo United ha ribaltato le gerarchie, diventando non solo il punto di riferimento di Manchester ma riscrivendo pure la geografia del calcio inglese ed internazionale, lo si deve al genio catalano. Alla sua idea di rivoluzionare, come fu prima al Barcellona e solo parzialmente al Bayern Monaco, di costruire un modello di riferimento per tutti gli altri.
IL COMUNICATO UFFICIALE DEL MANCHESTER CITY
COSA HA VINTO
Col suo arrivo nell'estate 2016, ha posto fine al duopolio che in quel periodo in Premier League apparteneva a Chelsea e proprio ai rivali cittadini. Soltanto a livello di competizioni nazionali, ha vinto 6 volte il campionato inglese (di cui 4 di fila tra il 2021 ed il 2024), 3 FA Cup, 5 Carabao Cup e 3 Community Shield. E diventando un personaggio leggendario e indelebile per sempre nella storia del club vincendo il Treble e la Champions League al termine della stagione 2022/2023 (dopo la finale persa nel 2021), aggiungendo poi nello stesso anno solare la Supercoppa Europea e il Mondiale per club.
L'EREDITA' DI PEP
Ha contribuito in maniera sensibile a valorizzare la gran parte dei calciatori – alcuni campioni già affermati, altri meno – che gli sono stati messi a disposizione dalla ricchissima proprietà di Abu Dhabi. In alcuni casi – potremmo citare David Silva, Vincent Kompany, Kevin de Bruyne, Bernardo Silva – plasmando letteralmente dei giocatori e portandoli ad una dimensione che probabilmente, senza l'incontro con Pep, non avrebbero mai nemmeno potuto immaginare. Avrebbe potuto lasciare già un anno fa, per una questione di stimoli e perché attorno a sé iniziano a venire meno alcuni pilastri dell'edificio che aveva costruito con tanta cura. Un ciclo era finito, ma un altro andava avviato e Guardiola è rimasto anche per questo, mettendo in bacheca un'altra Carabao Cup ed un'altra FA Cup e sfiorando una Premier League che avrebbe avuto dell'incredibile.
QUALE FUTURO?
E ora che farà? Il comunicato con cui il Manchester City ha annunciato la conclusione di questo meraviglioso percorso riferisce che Guardiola manterrà un legame con la galassia del City Group, rivestendo il ruolo di ambasciatore globale. Come già accaduto dopo la fine della sua epopea al Barcellona, si prenderà verosimilmente un anno sabbatico per ricaricare le batterie. Per godersi forse altri aspetti della sua esistenza che la sua passione smisurata per il calcio, la sua maniacale attenzione per i dettagli, gli hanno fatto perdere di vista. Ma la sensazione forte è che non bisognerà attendere troppo prima di rivederlo su una panchina. Di un club? Di una nazionale?
SOGNO NAZIONALE
Ecco, la Nazionale. Quella con la “n” maiuscola. La nostra. Una suggestione, certo. Un pensiero stupendo. Probabilmente solo un sogno destinato a rimanere inesaudito. Eppure una speranza remota che la chiamata di un grande Paese nella storia del calcio, che ha recentemente smarrito se stesso e certi valori, incapace di reggere il passo del progresso e della modernità e finito ai margini (con tre qualificazione ai Mondiali fallite consecutivamente), possa risvegliare qualcosa in Guardiola c'è. Perché oggi è difficile immaginarlo alla guida di un altro grande club dopo aver vinto in Spagna, essersi ripetuto in Germania e aver trionfato in Inghilterra. L'Italia per Pep rappresenta da anni un legame profondo, un qualcosa di molto forte: lo è stato nella parentesi conclusiva della sua avventura da calciatore, chissà che non possa esserlo anche per l'ultima, o una delle ultime esperienze da tecnico. Sognare, in fondo, non costa nulla.
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