Perché l’Ipo di SpaceX avvicina una nuova era per l’estrazione mineraria dagli asteroidi
Di Jamie Carter
SpaceX è nota soprattutto per il lancio di razzi riutilizzabili, e meno per l’economia orbitale che spera di abilitare, ma c’è un’altra attività apparentemente futuristica di cui ancora meno investitori parlano: l’estrazione mineraria dagli asteroidi.
Come menzionato nel documento depositato per la sua Ipo il 20 maggio, l’estrazione mineraria dagli asteroidi è attualmente perseguita più seriamente che mai da diverse società che si stanno muovendo oltre gli studi teorici; tra queste, AstroForge ha già condotto una missione di imaging di un asteroide nello spazio profondo e altre stanno sviluppando o finanziando hardware dimostrativo per future missioni di sfruttamento delle risorse asteroidali.
Il documento di SpaceX non rende l’estrazione mineraria dagli asteroidi imminente, ma inserisce l’idea all’interno della strategia commerciale della società spaziale privata più osservata al mondo. Ecco tutto quello che c’è da sapere sull’asteroid mining, un concetto che fino a poco tempo fa era rimasto in gran parte teorico come modello di business.
Dati chiave
- Secondo una ricerca pubblicata nel 2025 da Spherical Insights & Consulting, si prevede che il valore del mercato globale dell’estrazione mineraria dagli asteroidi crescerà dai 2,12 miliardi di dollari del 2024 agli 11,3 miliardi di dollari entro il 2035.
- SpaceX inquadra l’estrazione mineraria dagli asteroidi come un’infrastruttura, non come una caccia al tesoro. Il documento collega le risorse degli asteroidi all’industria spaziale e all’obiettivo di ridurre la massa lanciata dalla Terra.
- L’acqua — presente negli asteroidi carboniosi — potrebbe avere importanza prima dei metalli del gruppo del platino. L’acqua può sostenere i sistemi di supporto vitale, la produzione di ossigeno e il carburante per i razzi, risultando più utile nello spazio rispetto al platino spedito sulla Terra.
- L’estrazione mineraria dagli asteroidi è costosa. La missione Hayabusa-2 dell’Agenzia Spaziale Giapponese ha riportato campioni da Ryugu nel 2020 con un costo di circa 150 milioni di dollari, mentre la missione OSIRIS-REx della NASA, che ha riportato campioni da Bennu nel 2023, è costata circa 1,16 miliardi di dollari.
L’estrazione mineraria dagli asteroidi nell’Ipo di SpaceX
“Prevediamo di avviare operazioni di estrazione mineraria dagli asteroidi per estrarre metalli e altre risorse critiche dagli asteroidi vicini alla Terra (near-Earth) e dalla fascia principale, fornendo materie prime in abbondanza per le industrie spaziali e riducendo la necessità di lanciare massa dalla Terra”, si legge nel documento ufficiale per l’Ipo di SpaceX. Si tratta di un’affermazione insolitamente audace per un documento finanziario. Il testo va oltre, citando “metalli del gruppo del platino, terre rare, nichel, cobalto, ferro e acqua” come risorse che potrebbero un giorno sostenere un’economia industriale nello spazio.
Nel documento si sostiene che il lancio riutilizzabile, la robotica autonoma e l’elaborazione in-situ potrebbero rendere le risorse degli asteroidi più accessibili nel tempo. Il linguaggio è d’impatto, ma l’idea è abbastanza semplice: invece di lanciare ogni grammo di metallo, acqua e carburante dalla Terra, le future industrie spaziali potrebbero utilizzare materiali già presenti nello spazio.
Nonostante il rinnovato slancio, l’estrazione mineraria dagli asteroidi rimane un business a lungo termine e ad alto rischio. “È un modello di business difficile”, ha dichiarato il dottor Nick Moskovitz del Lowell Observatory (Flagstaff, Arizona) in un’intervista rilasciata in vista della Giornata Internazionale degli Asteroidi del 30 giugno, una campagna globale riconosciuta dalle Nazioni Unite sui rischi e le opportunità legati agli asteroidi. “Ti costerà miliardi e potresti vedere un profitto tra 50 anni”.
Perché SpaceX cambia l’equazione dell’asteroid mining
Il ruolo di SpaceX potrebbe non essere quello di scavare in prima persona sul primo asteroide, ma quello di abbattere i costi di lancio. Con il suo razzo riutilizzabile Falcon 9 e, in futuro, con la ben più grande Starship — che secondo SpaceX è progettata per trasportare più di 100 tonnellate metriche in orbita —, lo spazio è ora più accessibile che mai. Questo fattore è determinante poiché l’estrazione mineraria dagli asteroidi richiede test ripetuti: prospezione, rendezvous, navigazione autonoma, analisi dei campioni, estrazione ed elaborazione. Ogni singola fase necessita di hardware nello spazio.
Dopo un picco di attività nei primi anni 2010 — in particolare da parte di Planetary Resources e Deep Space Industries —, è emersa una seconda ondata di aziende interessate a trasformare le risorse extra-terrestri in un business. “Ciò che è accaduto in passato è che le startup attiravano un grande investitore, facevano molti progressi, e poi esaurivano i finanziamenti iniziali (seed funding) scomparendo”, ha concluso Moskovitz.
L’articolo Perché l’Ipo di SpaceX avvicina una nuova era per l’estrazione mineraria dagli asteroidi è tratto da Forbes Italia.
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