Piano Casa, il Sunia Varese boccia il progetto del governo

Il “Piano Casa” annunciato dal governo Meloni non convince il Sunia di Varese, che definisce il progetto «inadeguato» rispetto alla gravità della crisi abitativa italiana. Dopo oltre un anno di annunci e rinvii, il sindacato degli inquilini sostiene che il piano non affronti le reali necessità di milioni di famiglie in difficoltà e rischi invece di favorire interessi privati e nuove dismissioni del patrimonio pubblico.
Secondo il Sunia, il quadro sociale è ormai allarmante. Le famiglie in disagio abitativo sarebbero circa 1,5 milioni, mentre tra 250 e 350 mila nuclei attendono l’assegnazione di una casa popolare.
In Italia le persone a rischio povertà o esclusione sociale rappresentano il 23% della popolazione e 5,7 milioni vivono in povertà assoluta. La casa, sottolinea il sindacato, è diventata uno degli elementi principali di discriminazione sociale. Nel mirino del Sunia finisce soprattutto il cuore del piano governativo, presentato con lo slogan dei “100 mila nuovi alloggi”.
In realtà, osserva il sindacato, non sarebbe prevista la costruzione di nuove case popolari: i 60 mila alloggi annunciati deriverebbero dalla ristrutturazione di immobili pubblici oggi sfitti.
Un obiettivo considerato condivisibile, ma difficilmente raggiungibile con le risorse stanziate, pari a 970 milioni di euro all’anno per quattro anni. Fondi che, secondo il Sunia, non basteranno a recuperare tutti gli alloggi previsti e a risolvere il degrado diffuso nei quartieri popolari. Il sindacato critica anche la scelta del governo di favorire la vendita di parte del patrimonio pubblico e di affidare una quota significativa del piano agli investitori privati e ai fondi immobiliari. In cambio di semplificazioni urbanistiche, questi soggetti dovrebbero realizzare alloggi a prezzi calmierati, ma per il Sunia i costi resterebbero comunque troppo elevati sia per le famiglie in grave difficoltà sia per il ceto medio impoverito. Altro punto contestato è l’accelerazione delle procedure di sfratto. Il sindacato ricorda che la maggior parte degli sfratti riguarda famiglie colpite da morosità legate a disoccupazione, malattie o perdita del lavoro, mentre aumentano anche i casi di sfratto per finita locazione a causa del caro affitti.
Per Andrea Cazzolaro, segretario generale del Sunia Varese, il rischio è che il piano si traduca «in una progressiva dismissione del patrimonio pubblico» senza risposte immediate per chi vive l’emergenza abitativa. Da qui l’appello alle organizzazioni sindacali e sociali affinché rafforzino la presenza nei territori e nei quartieri popolari per monitorare lo stato dell’edilizia pubblica e chiedere interventi urgenti a tutela delle fasce più fragili.
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