Pirenei: scoperto un sito minerario preistorico

Maggio 14, 2026 - 20:25
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Pirenei: scoperto un sito minerario preistorico
Fino ad oggi, gli archeologi erano convinti che l'alta montagna, durante la Preistoria, fosse solo un luogo di transito rapido o di pascolo stagionale. Ma una scoperta straordinaria nel cuore dei Pirenei orientali, a ben 2.235 metri di altitudine, sta riscrivendo questa narrativa. La Grotta 338 (conosciuta anche come Cova del Catau de l'Os), situata nella valle di Núria (Girona, Spagna, vedi sotto), ha restituito prove di un'occupazione umana intensa, ricorrente e organizzata che risale a quasi 7.000 anni fa. Non un semplice riparo d'emergenza, ma un vero e proprio centro logistico preistorico.. Un record di altitudine per la Preistoria Situata su un ripido pendio a quasi mezz'ora di cammino dal Monastero di Núria, la Grotta 338 è attualmente il sito in grotta con occupazione prolungata più alto documentato nei Pirenei. Le campagne di scavo condotte tra il 2021 e il 2023 dal progetto ARRELS, guidato da Carlos Tornero ed Eudald Carbonell, hanno portato alla luce una sequenza stratigrafica eccezionale che va dal V millennio a.C. fino alla fine del I millennio a.C. La "febbre del verde": malachite a 2.200 metri L'aspetto più sorprendente del sito è il ritrovamento di un'enorme quantità di frammenti di un minerale verde brillante: la malachite (vedi sotto). Si tratta di un carbonato di rame che veniva sistematicamente introdotto nella grotta, lavorato e trattato in situ.. La densità di resti minerali e la presenza di numerosi focolari indicano che la Grotta 338 era un centro chiave per la gestione e la lavorazione delle risorse minerarie in alta montagna. È una delle testimonianze più antiche d'Europa di attività legate allo sfruttamento minerario ad alta quota, dimostrando che le comunità del Neolitico finale e dell'Età del Bronzo avevano una conoscenza del territorio molto più profonda di quanto immaginassimo. Oltre il nomadismo: un sistema organizzato I dati raccolti sfidano i vecchi modelli interpretativi, poiché l'evidenza di focolari densi e stratificati suggerisce un uso dello spazio tutt'altro che sporadico. Le datazioni al radiocarbonio mostrano fasi di attività intensa, dove la grotta fungeva da perno per un sistema di mobilità stagionale strutturato. In questo contesto, l'ambiente alpino non era un limite invalicabile, ma giocava un ruolo centrale nell'economia preistorica, integrando l'allevamento di ovicaprini con la produzione ceramica e la ricerca mineraria. "La Grotta 338 dimostra che gli ambienti alpini non erano marginali, ma centrali nelle strategie di sussistenza a lungo termine", spiegano i ricercatori nello studio pubblicato su Frontiers in Environmental Archaeology. Una capsula del tempo protetta A causa dell'importanza scientifica e della fragilità dei depositi, il governo della Catalogna ha autorizzato la chiusura della grotta con una cancellata metallica per proteggerla da atti di sciacallaggio o danni accidentali, trasformandola in un laboratorio a cielo aperto per i prossimi anni di ricerca. .

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