PMI manifatturiere, allarme chiusure: oltre 3.000 imprese perse tra Milano e Brianza
Le PMI manifatturiere affrontano una fase critica: chiuse oltre 3.000 imprese tra Milano, Monza e Lodi. L’analisi della presidente A.P.I. Luciana Ciceri tra crisi, costi e strategie future.
PMI manifatturiere sotto pressione,
oltre 3.000 imprese chiuse in tre anni tra Milano, Monza e Lodi
Intervento di Luciana Ciceri, Presidente di A.P.I. – Associazione Piccole e Medie Industrie
Il 2026 si avvicina in un contesto economico ancora instabile. Dopo un anno segnato da tensioni geopolitiche, inflazione e trasformazioni accelerate, le PMI manifatturiere italiane entrano in una fase cruciale: serve una strategia chiara per restare competitive e garantire crescita e occupazione.
Secondo l’Ufficio Studi di A.P.I., tra il 2022 e il 2025 nelle province di Milano, Monza Brianza e Lodi hanno cessato l’attività oltre 3.000 imprese manifatturiere. Considerando una media di dieci addetti per azienda, il bilancio è pesante: più di 30.000 posti di lavoro persi.
Deindustrializzazione o ristrutturazione del sistema produttivo?
I numeri sollevano un interrogativo centrale: si tratta di una vera deindustrializzazione o di una profonda ristrutturazione del tessuto produttivo? Le cause sono molteplici e stratificate.
Tra i principali fattori critici emergono:
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assenza di una politica industriale strutturata,
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pressione fiscale tra le più alte d’Europa, con un carico pari al 43,1%, quasi due punti sopra la media UE,
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costo dell’energia elettrica, che pesa per 5,4 miliardi di euro in più rispetto alla media europea,
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difficoltà nel reperire manodopera qualificata,
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accesso al credito sempre più selettivo e oneroso, meno legato alla qualità dei progetti imprenditoriali.
Le criticità strutturali di lungo periodo
A questi elementi si aggiungono problemi strutturali che condizionano il futuro delle PMI:
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il calo demografico, che potrebbe ridurre del 20% la popolazione in età lavorativa entro il 2050;
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una burocrazia percepita come ostacolo dal 74% degli imprenditori;
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tempi della giustizia lunghi e servizi pubblici spesso inadeguati;
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un contesto internazionale complesso, con l’Unione Europea che ha perso il 6,8% della quota di PIL mondiale negli ultimi vent’anni;
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le incertezze legate ai dazi statunitensi e alla crisi del settore automotive, pilastro della manifattura italiana.
La resilienza delle imprese italiane
Nonostante questo scenario, le imprese italiane hanno dimostrato una forte capacità di tenuta. Nel periodo 2021-2024, segnato da guerre e inflazione, il PIL italiano è cresciuto in media del +2,1%, superando il +1,6% della media UE.
Le PMI stanno investendo in transizione digitale e sostenibile, puntando a ridurre i costi energetici, rafforzare l’export e competere sui mercati internazionali. La manifattura resta così il principale motore occupazionale europeo.
Le attese dalla Legge di Bilancio 2026
Dalla Legge di Bilancio 2026, improntata al rigore, le PMI si aspettavano però misure più incisive:
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un rafforzamento della Transizione 5.0 per gli investimenti tecnologici,
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una semplificazione burocratica concreta,
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interventi per abbassare il costo dell’energia,
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politiche a sostegno del ricambio generazionale.
Il ruolo strategico di A.P.I.
In questo contesto, la rappresentanza degli interessi delle imprese diventa essenziale. A.P.I. rafforza il proprio ruolo a tutela degli imprenditori attraverso strumenti concreti, formazione mirata e occasioni di confronto per affrontare le sfide del mercato.
Nel 2026, l’associazione celebrerà 80 anni di attività, confermando l’impegno nel valorizzare le PMI manifatturiere come pilastro dell’economia lombarda e nel supportare scelte imprenditoriali sempre più consapevoli.
👉 Trasformare le difficoltà in opportunità è possibile, ma solo con politiche adeguate e un sistema di supporto solido alle imprese.
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