Porti, Piloda Group avvia lavori innovativi a Manfredonia

06 Maggio 2026 - 16:05
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Porti, Piloda Group avvia lavori innovativi a Manfredonia

Roma, 6 mag. (askanews) – Nell’ambito del Piano Porti nazionale, Piloda Group, attraverso la sua divisione Building, avvia una fase operativa altamente innovativa per la rifunzionalizzazione del Bacino ad Alti Fondali (BAF) di Manfredonia. Per la prima volta in Italia e nel Mezzogiorno, le lavorazioni sul pontile procedono in contemporanea senza la necessità di smantellare integralmente la struttura esistente, garantendo così la continuità delle attività portuali durante tutte le fasi dell’intervento.

Si tratta di un passaggio tecnico e organizzativo di rilievo che evidenzia la capacità del gruppo di operare in contesti complessi, mantenendo un’interlocuzione costante con la committenza e le autorità locali. L’opera si inserisce nella strategia industriale del Piano Porti promosso dal governo, che punta a trasformare gli scali italiani in hub logistici, energetici e tecnologici nel Mediterraneo, in linea con gli obiettivi della transizione green.

Il progetto si fonda sulla partnership tra Piloda e Nautilus, azienda specializzata nelle costruzioni marittime, evolutasi in una società consortile (NA.VE. Scarl). Una sinergia che rappresenta un modello di integrazione delle competenze e un tassello infrastrutturale chiave per lo sviluppo del sistema marittimo locale e della filiera cantieristica regionale.

A guidare l’intervento è l’ingegnere Massimo Paganelli, già protagonista del progetto Mose di Venezia e della rigenerazione del porto di Augusta. “Aver interpretato correttamente questa priorità nazionale ha significato investire con decisione nella cantieristica del Sud, con particolare attenzione ai poli di Napoli e della Puglia, mantenendo un dialogo attivo con il tessuto industriale siciliano. La spinta dello Stato sulle infrastrutture portuali è profondamente interconnessa con la cantieristica”, afferma.

Il Bacino ad Alti Fondali di Manfredonia rappresenta infatti uno snodo strategico per la logistica delle energie rinnovabili, in particolare per la movimentazione delle componenti eoliche destinate ai parchi della Puglia. L’intervento di revamping si configura come un elemento centrale nella transizione energetica e nel rafforzamento della filiera green nazionale.

Dal punto di vista operativo, il progetto si articola su tre poli: il sito di Manfredonia per le attività in mare, il Piloda Shipyard di Brindisi per assemblaggio e logistica, e centri produttivi esterni per la realizzazione dei componenti metallici. L’opera prevede la ricostruzione di 2,5 chilometri di pontile offshore, con la sostituzione delle strutture in calcestruzzo armato deteriorate con nuovi impalcati metallici di ultima generazione.

Le lavorazioni comportano la movimentazione di elementi fino a 150 tonnellate e l’installazione di nuove strutture da circa 60 tonnellate. Un approccio che privilegia l’acciaio rispetto al calcestruzzo, riducendo la manutenzione e aumentando durabilità e performance. Fondamentale il modello industriale adottato dalla joint venture Piloda-Nautilus, che ha internalizzato gran parte della filiera produttiva, garantendo controllo ed efficienza.

“Il livello di complessità è molto elevato – sottolinea il project manager Antonio Di Palo – ma siamo riusciti a garantire la continuità operativa del porto, senza interrompere le attività di scarico delle componenti eoliche”. Un risultato reso possibile anche grazie alla produzione e all’assemblaggio degli elementi al di fuori del sito, principalmente nel nord Italia e nello stabilimento di Brindisi, con successivo trasporto via mare.

Il modello produttivo consente di ridurre l’impatto ambientale, limitando emissioni di CO2, congestione e utilizzo di aree a terra. Anche il materiale demolito viene interamente recuperato e reimmesso nel ciclo produttivo come materia prima seconda, evitando la produzione di rifiuti speciali.

Particolare attenzione è riservata all’occupazione locale: circa il 90% della forza lavoro è impiegata sul territorio, con un coinvolgimento che potrà arrivare fino a 200 addetti tra attività dirette e indotto. Un impatto rilevante per lo sviluppo economico dell’area, coerente con gli obiettivi del Piano Porti.

L’ultimazione dei lavori è prevista entro la metà del 2027. Il progetto si propone come modello replicabile su scala nazionale, in grado di coniugare innovazione tecnica, sostenibilità ambientale e crescita economica territoriale.

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