PSG-Arsenal, le pagelle di CM: Kvaratskhelia spacca la partita, Gabriel eroico fino all'errore decisivo ai rigori
I promossi ed i bocciati della finale di Champions League di Budapest
Il Paris Saint-Germain è campione d'Europa per la seconda volta consecutiva ed in assoluto nella sua storia. Lo fa rimontando l'Arsenal, che l'aveva sbloccata con Havertz dopo soli 5' e dopo una sequenza infinita ai calci di rigore. I Gunners si arrendono al termine di una stagione comunque enorme, conclusa con la conquista della Premier League e da imbattuti nella massima competizione europea.
Nelle nostre pagelle i giudizi sui promossi ed i bocciati dell'atto conclusivo della Champions League 2025/2026.
PAGELLE PSG
Safonov 6: la sventola ravvicinata di Havertz è troppo violenta anche solo per abbozzare un tentativo di parata. Bravo e coraggioso nel finale di primo tempo a sventare l'insidioso cross di Saka rischiando pure la testa. Inoperoso per il resto della gara.
Hakimi 6: ha recuperato in fretta e furia per non mancare l'appuntamento con la finale, ma l'esterno marocchino non è al top della forma. Non spinge praticamente mai, pur offrendosi come costante soluzione nella metà campo avversaria. Nel secondo tempo, il Paris Saint-Germain riesce ad alzare il ritmo e anche lui, senza strafare e strabiliare, riesce a giovarne. Anche ai supplementari va di gestione e alla fine porta a casa la pagnotta. Perfetto nella trasformazione del suo rigore.
Marquinhos 7: la carambola che innesca la fuga di Havertz per il goal dell'1-0 è più sfortunata che colpevole. Rimedia parzialmente in chiusura di primo tempo chiudendo sul tentativo di conclusione sempre del tedesco dell'Arsenal. Cresce alla distanza, ritrovando fiducia e la consueta leadership del reparto difensivo. Autore di diversi recuperi importanti nel secondo tempo, monumentale per lo spirito con cui guida la squadra anche nei momenti più complicati. Getta la spugna prima dell'inizio del secondo supplementare.
(dal 105' Zabarny sv)
Pacho 6,5: altra prestazione di sostanza del centrale ecudoriano. Non lo si nota praticamente mai per tutto il primo tempo, anche perché l'Arsenal – tolta la fiammata di Havertz – non si vede mai. Provvidenziale nella ripresa in un paio di coperture, quando il PSG inizia a sfilacciarsi nel tentativo di completare la rimonta.
Nuno Mendes 6: è tra i pochi, nel primo tempo, a cercare di sfondare a sinistra con qualche iniziativa personale e fuori copione. E' spesso l'iniziatore della manovra del PSG alzandosi sulla linea dei centrocampisti. Rimane più guardingo nei secondi 45' per lasciare spazio alle sgasate di Kvaratskhelia; una sua svirgolata nel finale per poco non innesca la giocata decisiva per l'Arsenal. E anche nel primo tempo supplementare si prende un bel rischio nel corpo a corpo con Madueke sul quale l'arbitro non concede il rigore. Chiude la sua prova a due volti fallendo il terzo rigore del Paris, parato da Raya.
Fabian Ruiz 6: sono sue le uniche due chance costruite dalla formazione di Luis Enrique nel primo tempo, prima con un diagonale largo da posizione impossibile e poi con un tentativo di colpo di testa al termine di una carambola. Secondo tempo più di gestione e più da playmaker, nei quali si gestisce dopo diversi mesi complicati per via di un infortunio che gli ha sottratto parecchio tempo.
(dal 91' Zaire-Emery 6: non combina molto, ma ha il merito di portare un po' di energia nel centrocampo del PSG).
Vitinha 7: il solito enorme direttore d'orchestra di una squadra che, pur in sofferenza e pur sotto ritmo, nel primo tempo passa sempre da lui per avere un'intuizione. Non sbaglia un pallone e cresce ulteriormente la sua partecipazione in un secondo tempo più arrembante. Prende per mano la squadra e sfiora, a pochi minuti dai supplementari, il gol del possibile 2-1. Deve arrendersi ai crampi al termine del primo supplementare. Vince il titolo di MVP della finale.
(dal 105' Beraldo 6: entra per fare il playmaker e fa il suo, in 15' in cui non ci sono praticamente energie. Trasforma il suo rigore, il quinto del PSG).
Joao Neves 6: non lo si nota e non si fa notare per tutta la prima frazione e, quando questo succede, non è mai una buona notizia. Il motorino portoghese ha bisogno di carburare per tutti i primi 45 minuti per poi rientrare in campo, nel secondo tempo, con un ritmo decisamente diverso.
Doué 6,5: il più vivace del tridente offensivo nei primi 45 minuti. E' lui che prova a rompere il sistematico raddoppio offerto da Trossard a Hincapié, è lui che prova ad attaccare la linea difensiva dell'Arsenal con qualche movimento senza palla. Anche nella ripresa si prende la responsabilità di affrontare dei duelli e, al termine di una sua serpentina al limite dell'area, offre a Vitinha di chiudere la pratica. Calcia in modo esemplare il suo rigore.
Dembelé 6,5: non è al 100% della condizione fisica per il recente problema al polpaccio che aveva messo a repentaglio la sua presenza nella finale e si vede. Nel primo tempo è alla costante ricerca della posizione migliore, partendo largo e da lontano, per attaccare la spessa linea difensiva dell'Arsenal. Che non gli concede spazio e raramente gli lascia il tiro. Sembra una prestazione da 5 per il Pallone d'oro in carica, che si riscatta però col rigore perfettamente trasformato che ad inizio della ripresa rimette in partita i suoi. Dopo aver ritornato alla grande la palla a Kvara, che il penalty se lo conquista. Esce prima dei supplementari, stremato.
(dal 91' Gonçalo Ramos 5,5: entra teoricamente per aprire ancora di più gli spazi nella difesa dell'Arsenal, ma non riesce ad entrare in partita. Batte alla perfezione il suo calcio di rigore.
Kvaratskhelia 7: abituati come siamo stati per tutta la competizione, a maggior ragione per la fase ad eliminazione diretta, a vederlo fare a pezzi le difese avversarie con la sua incredibile abilità di creare superiorità numerica, il primo tempo dell'ex giocatore del Napoli lascia perplessi. Sarà per la gabbia che Arteta gli costruisce attorno, costringendo Saka ad un lavoro massacrante in copertura per dare supporto a Mosquera, ma di Kvaradona nei primi 45' c'è ben poco. Poi, intorno al quarto d'ora del secondo tempo, si inventa letteralmente lo strappo che porta all'uno-due con Dembelé che genera il rigore dell'1-1. Al 77° è autore di un'altra giocata da urlo: parte a 60 metri dalla porta di Raya, lascia sul posto Saliba in velocità e solo una deviazione provvidenziale di Lewis-Skelly gli nega il gol, mandando la palla a sbattere sul palo. Si deve arrendere alla stanchezza e ai crampi.
(dall'83' Barcola 5: l'ingresso è promettente, con quella fuga verso la porta di Raya stoppata dal grande intervento in uscita bassa del portiere spagnola. Non sfrutta l'erroraccio in disimpegno di Rice nell'ultimo minuto di recupero del secondo tempo regolamentare. Si muove molto ma pasticcia parecchio.
All. Luis Enrique 7: il migliore allenatore del mondo entra nella ristretta elite di chi ha saputo conquistare la Champions League per due edizioni consecutive. E per lui si tratta della terza (eguagliando Pep Guardiola, Zinedine Zidane e Bob Paisley) con due club diversi, dopo la prima ottenuta alla guida del Barcellona. Per un'ora, Arteta è bravo ad incartargliela, ma alla fine la qualità e la maggiore voglia di vincerla lo premiano. Anche nella lotteria dei calci di rigore.
PAGELLE ARSENAL
Raya 7: inoperoso per un'ora circa, viene nettamente spiazzato da Dembelé in occasione del penalty trasformato con freddezza dal francese. E' pazzesca invece l'uscita, all'85°, sui piedi di Barcola, che vale come un gol. Decisivo anche all'inizio del secondo supplementare nell'anticipare Gonçalo Ramos dopo l'ottima sponda di Barcola.
Mosquera 5: dopo una prestazione di grande applicazione ed attenzione, da esterno adattato, in marcatura costante su Kvaratskhelia, al 61° combina un disastro intervenendo in evidente ritardo sul georgiano e generando il rigore dell'1-1.
(dal 66' Timber 5,5: la sua presenza era in dubbio alla luce delle non perfette condizioni fisiche e infatti Arteta gli preferisce Mosquera. Entra nel momento più complicato della partita per i suoi, visto che prima Kvara e poi il subentrante Barcola si scatenano proprio nella sua zona
Saliba 7: preciso, con poche sbavature, gioca una partita attenta e disciplinata, nella quale non concede praticamente nulla agli attaccanti del Paris Saint-Germain. Va maggiormente in difficoltà nel secondo tempo, quando prima Kvaratskhelia e poi Barcola sfruttano la loro rapidità per metterlo sotto stress.
Gabriel 6,5: è decisivo in almeno tre occasioni nel primo tempo, ribattendo altrettanti tentativi di Kvaratskhelia, Doué e Dembelé. Stopper vecchia maniera, non sarà sempre elegantissimo nelle movenze ma è tremendamente efficace e questo basta. Non arretra di un centimetro nemmeno nel corso di un secondo tempo più difficoltoso per la sua squadra. Un punto in meno per lo sciagurato errore che consegna la coppa al Paris Saint-Germain.
Hincapié 6: preferito al nostro Calafiori, gioca una partita molto accorta per frenare - e per buona parte della gara ci riesce – le scorazzate di Doué e Hakimi. Gara di enorme sacrificio che termina su una gamba solo a causa di un problema fisico.
Rice 5,5: gara senza infamia e senza lode. Non è la serata per recitare la parte del dominatore del centrocampo, visto che il lungo dominio che l'Arsenal concede al PSG lo contempla soprattutto in posizione difensiva. Cresce per quantità e qualità nella seconda metà del secondo tempo, ma al 96° perde una palla sanguinosa che proietta in contropiede Barcola che, per sua fortuna, spreca la chance di realizzare il gol partita.
Lewis-Skelly 6: la mossa a sorpresa di Arteta non paga il prezzo dell'inesperienza e di prima finale di Champions League giocata a 20 anni. La sua è una prestazione di sacrificio, da schermo aggiuntivo rispetto a Rice per proteggere adeguatamente il reparto difensivo. Decisivo il suo recupero, al 77°, per deviare la conclusione a botta sicura di Kvara sul palo.
(dal 91' Zubimendi 5,5: si vede poco, la squadra è stanchissima e lui si presta ad un lavoro esclusivamente di copertura che non esalta le qualità. Non sbaglia il suo rigore).
Saka 6: a lui Arteta chiede principalmente partecipazione alla fase di non possesso, per provare ad arginare un cliente molto scomodo come Nuno Mendes. E con grande umiltà e spirito di adattamento, il nazionale inglese si cala alla perfezione in questa inedita veste. Ovviamente questo gli toglie molta lucidità in fase di ripartenza.
(dall'83' Madueke 6: porta freschezza e vivacità sulla corsia destra, ma nel finale di gara spreca una grande chance di lanciare Gyokeres a tu per tu con Safonov dopo un errore di Nuno Mendes. Grida al rigore per un contatto al limite col portoghese nel finale del primo tempo supplementare).
Odgaard 5,5: il capitano illumina il pomeriggio di Budapest soltanto in una circostanza, quando triangola con Havertz nel finale di primo tempo e per poco non lo manda a bersaglio per la seconda volta. La sua è una partita oscura, nella quale deve assistere a lungo al giro palla insistito del PSG, fino al momento del cambio.
(dal 66' Gyokeres 5,5: entra quando il PSG spinge a mille e lui si rende utile perlopiù sulle palle inattive in fase difensiva. L'unico guizzo è in una delle ultime azioni del secondo tempo supplementare, quando riesce a liberarsi per il tiro e non va lontano dal bersaglio).
Trossard 6: partita di grande sacrificio difensivo del belga, nobilitata dalla giocata estremamente fortunosa con cui lancia Havertz verso la porta di Safonov nell'azione del momentaneo 1-0. Fa il suo soprattutto su Hakimi prima di lasciare il terreno di gioco nel finale.
(dall'83' Martinelli 5,5: come il suo predecessore, si preoccupa principalmente di spendersi in un lavoro oscuro per limitare le stelle del PSG. Calcia molto bene un rigore già decisivo, il quarto.
Havertz 6,5: primo vero pallone della finale e porta in vantaggio l'Arsenal, approfittando di una carambola molto fortuita sul corpo (o mano?) di Trossard prima di freddare Safonov con un sinistro potentissimo sotto la traversa. E' il secondo gol in una finale di Champions League della sua carriera e, come Cristiano Ronaldo e Mario Mandzukic prima di lui, lo fa con due squadre differenti. Ripetendo il guizzo decisivo dell'edizione 2020/2021 quando il suo Chelsea sconfisse il Manchester City di Guardiola. Sfiora la doppietta nel finale di frazione. Si vede poco nel secondo tempo.
(dal 91' Eze 5: cerca la posizione sulla trequarti per provare a pungere di tanto in tanto il Paris, ma finisce per non lasciare tracce concrete sulla partita. Tira un rigore orribile).
All. Arteta 6,5: ad un passo dalla gloria eterna, dopo aver riscritto la storia del club con la vittoria di una Premier League che mancava da 22 anni. L'approccio alla finale e il piano gara per togliere profondità al PSG sono perfetti, ma alla lunga cedono di fronte all'enorme qualità della squadra di Luis Enrique. Si arrende soltanto all'ultimo calcio di rigore.
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