Quanto valgono i patrimoni dei fondatori di Bending Spoons dopo la quotazione

02 Luglio 2026 - 11:41
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Aol. Evernote. Vimeo. Eventbrite. Tutti protagonisti di una precedente era della tecnologia e oggi accomunati dallo stesso proprietario: una startup italiana chiamata Bending Spoons.

Dalla sua fondazione, nel 2013, la società ha acquisito oltre 50 applicazioni e siti web ormai in fase di stagnazione, riunendoli in un’unica attività che nel 2025 ha generato ricavi per 1,3 miliardi di dollari. “È il meglio di due mondi: Berkshire Hathaway e una società tecnologica”, racconta a Forbes l’amministratore delegato Luca Ferrari.

La quotazione che consacra i fondatori

Oggi la società con sede a Milano si è quotata al Nasdaq, raccogliendo 1,7 miliardi di dollari con una valutazione di 18,4 miliardi, nella più grande quotazione di una startup europea dal 2023. Ferrari e i suoi cofondatori erano già diventati miliardari quando Bending Spoons era stata valutata 14 miliardi di dollari durante un round di finanziamento nell’ottobre 2025. Ora la loro partecipazione complessiva, pari a 8,9 miliardi di dollari, vale più di grandi aziende italiane come Pirelli e Banca Generali.

La quotazione rappresenta inoltre un potenziale importante ritorno economico per gli investitori della società, tra cui il fondo britannico Baillie Gifford, la cui partecipazione vale ora 1,2 miliardi di dollari; il fondo di private equity Renaissance Partners, che detiene una quota da 980 milioni di dollari; e il gruppo media del miliardario statunitense Jim Cox, titolare di una partecipazione da 780 milioni di dollari.

Le azioni di Bending Spoons sono salite del 31% rispetto al prezzo di apertura, raggiungendo i 38 dollari per azione.

Il modello Bending Spoons

Questa valutazione si fonda sulla strategia particolarmente aggressiva di Ferrari. Bending Spoons acquisisce applicazioni che continuano a generare ricavi consistenti, ma che non crescono più come in passato. Poi il team ricostruisce la tecnologia sottostante, centralizzando i costi dei server, semplificando basi di codice molto estese e riducendo drasticamente i costi operativi.

Questo comporta spesso licenziamenti: secondo i documenti depositati alla Sec, nel 2025 la società ha sostenuto oltre 78,6 milioni di dollari di “spese legate alla riorganizzazione” dopo aver acquisito 1.830 dipendenti attraverso le operazioni su Aol, Eventbrite e Vimeo. Entro la fine del 2026 prevede che ne resteranno soltanto “alcune centinaia”.

Prezzi più alti e clienti fedeli

L’acquisizione da parte di Bending Spoons si traduce spesso anche in forti aumenti dei prezzi per gli utenti. Chi utilizzava Evernote pagava circa 100 dollari all’anno per l’applicazione di gestione delle note; dopo che Bending Spoons l’ha acquistata per 200 milioni di dollari nel 2023, il prezzo è stato portato a 249 dollari, con aumenti ancora più consistenti per gli utenti business. Anche gli utenti di Vimeo e della piattaforma di trasferimento file WeTransfer hanno visto aumentare sensibilmente i prezzi.

Sembra che Ferrari possa permettersi di fare leva sulla fedeltà di questi clienti. Nel prospetto informativo della quotazione, Bending Spoons sottolinea che il 48% dei ricavi da abbonamenti dell’intero portafoglio proviene da clienti che utilizzano i servizi della società da almeno cinque anni. I documenti indicano che i ricavi di Evernote sono cresciuti del 34% nel 2024 e di un ulteriore 30% lo scorso anno, senza però fornire dati assoluti.

In un post pubblicato al momento dell’annuncio dell’acquisizione, nel novembre 2022, Evernote dichiarava di generare 100 milioni di dollari di ricavi ricorrenti. “L’aumento dei ricavi di Evernote è stato determinato da maggiori entrate derivanti dagli abbonamenti grazie all’incremento del ricavo medio per abbonato, compensato in parte dalla diminuzione del numero complessivo degli abbonati”, precisa la società nei documenti depositati alla Sec.

Il rilancio di Evernote

Ferrari è particolarmente sensibile quando Bending Spoons viene confusa con un fondo di private equity o accusata di limitarsi a smantellare gli asset acquisiti. Ha promesso di non vendere mai un’applicazione. Nel caso di Evernote, sostiene che il suo team abbia completamente ricostruito l’infrastruttura tecnologica, aggiornando un software lanciato nel 2008.

L’app rinnovata offre oggi numerose funzionalità di ricerca basata sull’intelligenza artificiale, appunti e sintesi automatica, ormai standard nelle nuove applicazioni IA di successo come Granola o Notion.

La questione del debito

Questa strategia, insieme a una campagna di acquisizioni da 5 miliardi di dollari iniziata con decisione nel 2023, ha permesso a Bending Spoons di raddoppiare i ricavi dal 2024. La società è stata finanziata quasi esclusivamente con risorse proprie fino al 2018, ma da allora ha fatto crescente ricorso al debito per sostenere acquisizioni sempre più grandi.

Oggi presenta circa 6 miliardi di dollari di debiti in bilancio e, lo scorso anno, gli interessi passivi sono saliti a 143 milioni di dollari, circa la metà dei 278 milioni di utile operativo. Nel 2025 la società ha registrato una perdita di 200mila dollari.

La sostenibilità del modello

È ancora difficile valutare pienamente il successo di questa strategia. Bending Spoons ha concluso la maggior parte delle operazioni negli ultimi due anni e oggi circa la metà dei suoi ricavi proviene da Aol, acquistata nel 2025 per 1,45 miliardi di dollari.

Una parte significativa della crescita deriva quindi direttamente dalle acquisizioni. La crescita organica nel 2025 si è fermata al 13%. Esistono però alcuni segnali che sembrano confermare l’efficacia del modello di Ferrari. Bending Spoons sostiene di aver raddoppiato negli ultimi due anni il ricavo per dipendente, arrivando a 2,57 milioni di dollari nel 2025. Un dato superiore alle stime relative a Apple (2,4 milioni di dollari), Meta e Alphabet.

Una cultura controcorrente

Sebbene esista un forte divario salariale tra la Silicon Valley e la Pianura Padana, Ferrari sostiene che Bending Spoons non sia una “fabbrica del software” a basso costo: i migliori ingegneri dell’azienda guadagnano oltre 250mila dollari l’anno. Questo, secondo lui, consente alla società di attrarre i migliori talenti in uscita dalle università europee.

I nuovi assunti, tuttavia, non devono aspettarsi bonus o assegnazioni di azioni. Ferrari guarda con scetticismo a questi “incentivi estrinseci per azioni di breve termine”. Ancora prima della quotazione, i cofondatori e i principali investitori votavano regolarmente per confermarlo nel ruolo di amministratore delegato.

Dalla prima app al gigante del software

Bending Spoons è nata nel 2013, dopo che Ferrari e i cofondatori Francesco Patarnello, Matteo Danieli e Luca Querella, amici dai tempi degli studi tra Italia e Danimarca, non erano riusciti a trasformare in un successo una loro applicazione per un diario.

“Vivevamo e respiravamo per quella società, ma il sogno si è dissolto”, raccontava Ferrari a Forbes nel 2025. I quattro capirono però che avrebbero potuto acquistare piccole applicazioni già esistenti e rilanciarle. Ferrari e i suoi cofondatori scelsero il nome Bending Spoons ispirandosi a una scena della saga cinematografica Matrix. Cominciarono acquistando un’applicazione pagata appena 10mila dollari, costruendo da lì il proprio portafoglio di attività.

I mercati al tempo della crisi del software

A oltre dieci anni di distanza, conquistare la fiducia degli investitori potrebbe richiedere un’impresa degna del mago Uri Geller, famoso per il numero in cui piega i cucchiai. Bending Spoons si presenta infatti sul mercato in un momento in cui sia il software tradizionale sia i fondi di private equity stanno attraversando una fase difficile. Gruppi come Kkr, Blackstone e Apollo hanno perso quasi un terzo del loro valore dall’inizio dell’anno, mentre società software come Atlassian, ServiceTitan e AppLovin — considerate tra le ‘vittime’ dell’intelligenza artificiale — hanno visto i rispettivi titoli dimezzarsi.

“Noi ragioniamo su un orizzonte di 10 o 20 anni e non ci preoccupiamo troppo del contesto attuale”, afferma Ferrari. “Se si sceglie il titolo Bending Spoons, lo si fa perché si crede nel nostro motore di crescita composta. E questo, probabilmente, funziona ancora meglio in un contesto in cui molte delle società che vogliamo acquisire hanno valutazioni più basse”.

Le vendite sui mercati hanno colpito anche la canadese Constellation Software, spesso paragonata a Bending Spoons. Il suo fondatore miliardario, Marc Leonard, ha seguito una strategia simile, acquistando in oltre 20 anni centinaia di software house di nicchia caratterizzate da ricavi sorprendentemente stabili. La società aveva raggiunto una valutazione di 78,3 miliardi di dollari alla Borsa di Toronto nel maggio dello scorso anno, ma è stata anch’essa travolta dalla cosiddetta ‘SaaSpocalypse’: nell’ultimo anno il titolo ha perso oltre il 44%.

L’intelligenza artificiale come motore

Ferrari considera invece l’intelligenza artificiale non una minaccia, ma un’opportunità per il proprio modello di business. L’obiettivo è acquisire da tre a cinque società all’anno da ricostruire e ottimizzare grazie all’IA. “Siamo, prima di tutto, una società tecnologica”, conclude. “Oggi il 90% del nostro codice viene sviluppato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale”.

Con il contributo di Alicia Park. 

L’articolo Quanto valgono i patrimoni dei fondatori di Bending Spoons dopo la quotazione è tratto da Forbes Italia.

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