Frassati sulla Confessione
di Ermes Dovico
È stato il primo santo, insieme a Carlo Acutis, ad essere canonizzato da Leone XIV, domenica 7 settembre 2025. E oggi, 4 luglio 2026, è anche la sua prima memoria liturgica con i crismi dell’avvenuta canonizzazione.
Parliamo di san Pier Giorgio Frassati, nato il 6 aprile 1901 e morto il 4 luglio 1925, uno dei cosiddetti “santi sociali” torinesi, proclamato santo nel centenario della sua nascita al Cielo e nel bel mezzo del Giubileo della Speranza.
Un evento che si è ormai concluso da mesi, ma resta sempre, per ogni cristiano, l’esortazione a vivere quella che è la dimensione principale di ogni giubileo: la dimensione penitenziale, dunque la necessità di riconciliarsi con Dio.
La memoria liturgica di Frassati è un’ottima occasione per ritornare su questo tema, perché la sua biografia ci restituisce il quadro di un giovane straordinariamente assiduo al sacramento della Penitenza e Riconciliazione.
Numerosi testimoni concordano nel dire che Pier Giorgio si confessava molto frequentemente, anche per diversi giorni consecutivi, a motivo del candore della sua anima e del desiderio di essere il più puro possibile nel ricevere l’Eucaristia.
Il santo sentiva il bisogno di liberarsi anche dalla più piccola macchia di peccato veniale, beneficiando della grazia sacramentale propria della Confessione. Un perfetto modello per i penitenti, insomma.
Dall’età di 14 anni in avanti, Pier Giorgio ebbe come confessore principale un salesiano: don Felice Cane. Al tempo stesso, i frequenti spostamenti di Frassati, le sue giornate sempre fitte di impegni — tra la preghiera, lo studio, le iniziative di carità, le varie attività associative, le escursioni in montagna con gli amici — portarono il giovane a confessarsi con molti altri sacerdoti.
Questo non rappresentava per lui un ostacolo, visto che il solo gradimento che cercava era quello di Dio. Un gradimento che è il presupposto per amare il prossimo, altro comandamento che Frassati incarnò in modo esemplare, come testimoniarono, tra gli altri, gli innumerevoli poveri presenti al funerale e accorsi a omaggiarne la salma, grati per il bene ricevuto.
Anche a Pier Giorgio capitava di commettere peccati veniali, ma cercava risolutamente di evitarli e comunque non permetteva che essi, con le loro conseguenze nefaste, mettessero radici nella sua anima.
Ad esempio un amico, l’ingegnere Cesare Randone, affermava: «Assistetti a un suo scatto durante una gita in montagna; non ricordo i particolari, ma ho sempre presente che il mattino successivo ci precedette in chiesa per confessarsi».
Tra i sacerdoti che ebbero modo di ascoltarlo in Confessione ci fu padre Ceslao Pera, un domenicano, che testimoniava: «La direzione che Pier Giorgio amava era quella che conduce le anime docili fino all’eroismo delle virtù. Secondo le necessità spirituali confidava al “sacerdote” le sue pene e le sue miserie e al “ministro di Dio” domandava il conforto della riconciliazione con Dio, poco o nulla considerando chi concretamente avesse tale mansione e fosse insignito di tale ministero».
Come ogni santo, Pier Giorgio non badava semplicemente a cercare la propria purificazione e ad alimentare il proprio rapporto con Dio, ma desiderava portare a Lui quante più persone possibili.
Tra le tante realtà a cui collaborava c’erano le Conferenze di San Vincenzo de’ Paoli. Attraverso questa collaborazione, Pier Giorgio recava conforto materiale e spirituale a molte famiglie di Torino.
La preoccupazione per le necessità corporali dei bisognosi da lui aiutati si accompagnava a quella per la salute delle loro anime.
Testimoniava don Giovanni Barberis: «Tutti i mesi egli portava gli assistiti della Conferenza a confessarsi e il giorno dopo alla Comunione, accostandosi anche lui ai sacramenti. Diceva ad alta voce e per tutti le preghiere di rito: preparazione e ringraziamento. Era commovente vedere quel giovane seguito da intere famiglie, da trenta a quaranta persone. Guardandolo, la sua virtù mi parve sempre eroica».
A proposito del conforto materiale arrecato al prossimo, Pier Giorgio toccava vette di eroismo. Per i bisognosi impiegava gran parte dei suoi risparmi, fino a non avere di che spendere per sé.
Basti qui un esempio: solo poco prima di morire riuscì a racimolare il necessario per acquistare qualcosa che desiderava da tempo, ossia il messalino per seguire la liturgia del giorno.
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