Ragazza sfregiata a Milano, il racconto agghiacciante: “Credevo di morire”. Sull’aggressore algerino indaga l’antiterrorismo

Milano non si è ancora ripresa dallo choc. Lo sfregio al volto della ragazza marocchina ad opera de un algerino irregolare sul nostro territorio alla fermata metro Duomo pone urgenti questioni di sicurezza che FdI ha subito evidenziato. “Che cosa guardi? Sono un uomo e musulmano”, le ha urlato contro l’aggressore poi arrestato. La pm della Procura di Milano, Simona Ferraiuolo, ha inoltrato richiesta al gip di custodia cautelare in carcere per il 27enne che risponde di resistenza a pubblico ufficiale, le lesioni e il reato, introdotto nel 2019, di ‘deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso’. La richiesta di misura cautelare è giustificata dal pericolo di fuga e di reiterazione del reato.
Sfregia al volto una ragazza in Metro. Si segue anche la pista del terrorismo
La vittima, una ragazza di 23 anni, di origine marocchina, si trovava sulla banchina, in attesa del treno diretto a Comasina, quando poco dopo le 15.30 il 27enne l’ha avvicinata, rivolgendole quella frase minacciosa. Lei avrebbe risposto “non sto guardando te, parlo con un’amica”, riferendosi a una ragazza, in realtà sconosciuta, seduta accanto a lei insieme al fidanzato. Un tentativo, forse, di far credere all’uomo di essere in comitiva ed evitare l’aggressione. Questo però non ha fatto desistere il 27enne, che le ha sputato addosso, poi le ha sferrato un pugno in faccia e infine l’ha sfregiata con una lama, che non è stata ritrovata. La ferita, fortunatamente, non ha interessato l’occhio e la ragazza, portata in codice giallo al Policlinico, è stata dimessa con una prognosi di dieci giorni.
Chi è l’aggressore algerino che ha sfregiato la giovane al volto
Ora è sceso in campo il nucleo Antiterrorismo dei Ros di Milano, che sta facendo verifiche in Europa, tramite Interpol, su “un’eventuale coinvolgimento in ambienti radicalizzati” di Mohamed Saidi: questo il nome del il 27enne algerino arrestato. Poche ore prima dell’aggressione, Saidi era stato scarcerato, con divieto di dimora a Milano, a seguito del processo per direttissima celebrato alle 9.30 di giovedì mattina a Palazzo di Giustizia. Edificio che dista meno di un chilometro da piazza Duomo. L’arresto, avvenuto poche ore prima, alle 4 circa della notte tra l’8 e il 9 luglio, era per furto all’interno di auto in sosta in piazza Argentina. E’ stata la prima occasione in cui il 27enne algerino, che risultava oltre che senza fissa dimora anche incensurato in Italia, è stato ‘censito’ nel nostro Paese.
“Credevo di morire, il sangue mi impediva di respirare”: il racconto choc
Ma oltre l’aspetto giudiziario colpisce il racconto della vittima: “Ho pensato di morire, non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare”. A raccontarlo al Corriere è la 22enne originaria del Marocco. La giovane ripercorre il suo pomeriggio in centro: l’incontro casuale con una connazionale in piazza Duomo, un’ora prima dell’aggressione. Poi il giro per negozi in comitiva e infine l’ingresso, sempre in gruppo, nella stazione Duomo. E’ qui, mentre è seduta con l’amica su una panchina in attesa del treno diretto verso Comasina, che “improvvisamente un uomo che non avevo mai visto prima si rivolge a me: in lingua araba e con un tono intimidatorio esclama: ‘Che cazzo guardi?'”. La 22enne gli risponde in arabo. Spiegandogli che “il mio sguardo era in realtà rivolto alla mia amica”. Saidi però non ci crede e le grida una serie di pensanti insulti. La ragazza, spaventata, gli chiede di allontanarsi. E lo avverte che, se non se ne fosse andato, avrebbe chiamato la polizia.
Mohamed Saidi era stato già arrestato e scarcerato con divieto di dimora a Milano
Nemmeno questo lo fa desistere, “anzi lo agita ancora di più”, racconta la 22enne. E’ in quel momento che l’uomo “si avvicina di scatto e, dopo avermi sputato due volte sul viso in segno di disprezzo, mi spinge con forza sulla spalla sinistra. La potenza dell’urto mi fa arretrare”. La vittima, con l’aiuto dell’amica, tenta di difendersi, spingendo via l’aggressore, ma “lui reagisce con molta violenza e mi sferra un pugno sul labbro superiore, procurandomi una ferita”. La 22enne a quel punto tenta di estrarre il telefono per cercare di chiamare il 112. L’uomo riprende a insultarla e, dopo averle chiesto se effettivamente stesse chiamando la polizia, estrae un coltello e la colpisce al viso.
L’emorragia e lo svenimento
Un colpo secco alla guancia, tra il naso e l’occhio. La ragazza dapprima se ne accorge vedendo le mani dell’aggressore insanguinate. Subito dopo, a causa della forte emorragia, si sente male. Le gira la testa, teme di svenire e si siede per terra. Soccorsa dai tanti passeggeri in attesa del treno. In quegli attimi, mentre il 27enne scappa tra la folla, lei ha il tempo di pensare “di morire. Non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare”, racconta ore dopo, sporgendo denuncia, una volta dimessa dall’ospedale, con una prognosi di dieci giorni.
De Corato: “Bene la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere”
“Apprendo con soddisfazione che la pm Simona Ferraiuolo ha richiesto la convalida dell’arresto e di custodia cautelare in carcere per Mohammed Saidi”: lo dichiara in una nota il deputato di Fratelli d’Italia, Riccardo De Corato. “Una decisione presa dalla pm perché il nordafricano è ritenuto pericoloso e in grado di colpire ancora. La Magistratura ha agito in modo opportuno. Troppe volte infatti era stata usata una incomprensibile e pretestuosa clemenza nei confronti dei delinquenti. Un atteggiamento che alla fine sono sempre stati i cittadini per bene a scontare rimanendo vittime di criminali lasciati liberi troppo frettolosamente”.
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