Reti idriche colabrodo, a Siracusa si spreca il 65% dell’acqua
Mentre gran parte dell’Italia, Siracusa inclusa, fa i conti con un’estate segnata dalla siccità e dalle continue emergenze idriche, quasi un litro d’acqua su due immesso nelle reti di distribuzione finisce disperso prima ancora di arrivare ai rubinetti.
Un paradosso che assume contorni ancora più preoccupanti alla luce degli ultimi dati elaborati dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, secondo cui nel 2022 il 42,4% dell’acqua potabile immessa nelle reti italiane è andato perso, con uno spreco di 157 litri al giorno per abitante e un danno economico stimato in 9,8 miliardi di euro l’anno.
Numeri che fotografano una situazione strutturale, ben lontana dall’essere un’emergenza contingente. Secondo la CGIA, nonostante gli annunci e le promesse degli ultimi decenni, gli interventi di ammodernamento delle reti idriche sono rimasti in gran parte incompiuti, lasciando il Paese con infrastrutture ormai obsolete proprio mentre i cambiamenti climatici rendono l’acqua una risorsa sempre più preziosa.
L’Italia, del resto, è il Paese europeo con il maggiore prelievo di acqua: nel 2023 sono stati utilizzati complessivamente 36,5 miliardi di metri cubi, destinati per il 49% all’agricoltura, per il 23% agli usi civili, per il 18% all’industria e per il restante 10% alla produzione di energia elettrica.
A pesare sulle dispersioni sono soprattutto la vetustà delle condotte, le rotture delle tubazioni, gli errori di misurazione dei contatori e gli allacci abusivi. Perdite che, oltre allo spreco della risorsa idrica, producono anche un pesante impatto economico sui gestori e, indirettamente, sugli utenti.
Tra le regioni italiane, la Sicilia è la quinta peggiore per dispersione idrica. Oltre la metà dell’acqua immessa nelle reti, il 51,6%, non arriva infatti a destinazione. Peggio fanno soltanto Basilicata (65,5%), Abruzzo (62,5%), Molise (53,9%) e Sardegna (52,8%). All’estremo opposto si collocano Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e Lombardia, dove le perdite restano sotto il 32%.
La situazione diventa ancora più critica se si osservano i dati dei comuni capoluogo. Siracusa figura infatti all’ottavo posto nazionale tra le città con la maggiore dispersione idrica: secondo le elaborazioni della CGIA, il 65,2% dell’acqua immessa nella rete cittadina viene perso prima di raggiungere le utenze. Tradotto in numeri, ogni giorno vengono immessi 539 litri pro capite, ma ben 351 litri si disperdono lungo la rete. Peggio del capoluogo aretuseo fanno soltanto Potenza, Chieti, L’Aquila, Latina, Cosenza, Campobasso e Massa.
Restando in Sicilia, invece dopo Siracusa seguono Messina con il 56,5%, Agrigento con il 52,4% e Palermo con il 49,7%. Più contenute le perdite a Ragusa (46,5%) e Catania (40,4%), mentre Caltanissetta ed Enna si attestano entrambe al 31,1% e al 27,4%. Il dato migliore della Sicilia è quello di Trapani, dove la dispersione si ferma al 17,2%, tra le performance più virtuose a livello nazionale.
Un dato che assume particolare rilievo proprio mentre Siracusa sta vivendo settimane complicate sul fronte dell’approvvigionamento idrico, con guasti, perdite sulle condotte e disagi che hanno interessato diverse zone della città.
Per la CGIA, la risposta non può limitarsi alla gestione delle emergenze estive. Occorre accelerare gli investimenti sulle reti idriche, realizzare nuove infrastrutture di accumulo e aumentare il recupero dell’acqua piovana, che oggi in Italia si ferma a circa il 10%. Solo attraverso un piano strutturale di ammodernamento sarà possibile ridurre gli sprechi e garantire una gestione sostenibile di una risorsa destinata a diventare sempre più strategica.
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