Roggero: la famiglia riapre la gioielleria. Sulla grazia Nordio esclude lo scontro istituzionale: “Prerogativa di Mattarella”

21 Luglio 2026 - 12:40
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Roggero: la famiglia riapre la gioielleria. Sulla grazia Nordio esclude lo scontro istituzionale: “Prerogativa di Mattarella”

Nordio Roggero

La famiglia lo aveva lasciato intendere nelle scorse ore e adesso arriva la conferma all’agenzia di stampa Ansa: da questa mattina la gioielleria di Mario Roggero in località Gallo di Grinzane Cavour è riaperta. Ad avallare la notizia è una delle figlie del gioielliere condannato per l’omicidio di due dei tre rapinatori che hanno assaltarono il negozio nell’aprile del 2021. A occuparsi dell’attività mentre l’uomo, condannato a 14 anni e 9 mesi, si trova nel carcere di Bollate, saranno la moglie Mariangela Sandrone e una delle quattro figlie.

Nordio: grazia è prerogativa del Quirinale

Intanto continua a tener banco il caso giudiziario e il dibattito che ne è scaturito. E la firma che può cambiare il destino di Mario Roggero può essere soltanto quella del presidente della Repubblica. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio lo chiarisce al Corriere della Sera, mentre il caso del gioielliere condannato per aver inseguito i rapinatori in fuga e averne uccisi due con una pistola regolarmente detenuta riapre il dibattito sulla proporzione della pena. «È ovvio che la prerogativa delle concessione della grazia è esclusivamente sua», afferma il Guardasigilli riferendosi a Sergio Mattarella. A Palazzo Chigi e a via Arenula compete soltanto l’impulso iniziale della procedura. Intanto, Fratelli d’Italia ripresenta il divieto di risarcire chi delinque: «Risarcire un criminale che ti aggredisce è irragionevole, e soprattutto pericoloso. Qualcuno potrebbe sacrificarsi come certi kamikaze mediorentali, sapendo che la famiglia sarà adeguatamente risarcita»

Il limite alla grazia

Nordio respinge così la lettura di uno scontro istituzionale dopo la precisazione del Quirinale sulla titolarità del potere di clemenza. Il colloquio con Mattarella, assicura, è stato «sereno e squisitamente tecnico», con le osservazioni del capo dello Stato accolte «con deferente attenzione».

La questione riguardava la facoltà del ministro della Giustizia di aprire d’ufficio l’istruttoria. «Nel merito mi sono trovato subito d’accordo, proprio perché pena e risarcimento ci sembravano esagerati», spiega. Prima di procedere, tuttavia, il ministero e Palazzo Chigi hanno verificato se il Guardasigilli fosse legittimato a prendere l’iniziativa, davanti a una disciplina giudicata ambigua e all’assenza di precedenti giurisprudenziali specifici.

La valutazione giuridica ha riconosciuto al ministro il potere di impulso. La concessione resta invece nelle mani del presidente della più alta carica dello Stato. Nessuna invasione di campo, dunque, secondo Nordio, ma una distinzione tra l’avvio amministrativo dell’iter e la decisione costituzionale conclusiva. «Un buon giudice impara di più dalle tragedie di Shakespeare e dai pensieri di Pascal che da una intera biblioteca di diritto».

«Un gesto umanitario»

Giorgia Meloni aveva rivendicato l’apertura dell’istruttoria, motivandola con la severità della condanna inflitta a Roggero. Il Guardasigilli esclude che l’iniziativa sia stata dettata dalla ricerca di consenso: «Assolutamente no, è stato un gesto umanitario». Con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sottolinea, la sintonia in materia di giustizia è «assoluta». «L’unica osservazione che mi fa è di usare troppo il latinorum. Ma anche in questo caso la frase di Cicerone “Summum ius summa iniuria” è meglio di decine di commenti di questi giorni».

Resta intatta la verità processuale. Roggero è stato condannato in via definitiva per omicidio volontario dopo aver ucciso i malviventi che avevano assaltato la sua gioielleria. «Questo sotto l’aspetto strettamente giuridico. Nella sostanza ognuno poi può farsi l’opinione che crede», osserva Nordio.

Il ministro costruisce il ragionamento sulla distanza che può aprirsi tra la rigidità della norma e la complessità dei comportamenti. «Giustizia formale e giustizia sostanziale non sempre coincidono». La legittima difesa, ricorda, presuppone l’attualità del pericolo e la proporzione della reazione. Quando questi limiti vengono superati, è però la pena, sostiene, a dover essere calibrata anche sulla condizione psicologica di chi ha appena subito un’aggressione. «Può accadere anche il contrario, che una persona accusata di omicidio venga assolta con sentenza definitiva. Poi confessa di essere colpevole, ma nessuno può più fargli nulla, perché giuridicamente è comunque innocente».

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