Ruben Amorim, un altro allenatore portoghese per il Milan: come sono andati Paulo Fonseca e Sergio Conceiçao

15 Giugno 2026 - 14:55
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Ruben Amorim, un altro allenatore portoghese per il Milan: come sono andati Paulo Fonseca e Sergio Conceiçao

Panchina portoghese per il Milan, atto terzo con Ruben Amorim. Ma i precedenti non sono favorevoli.

Il Milan parlerà ancora portoghese.


Dopo giorni di riflessioni, casting e incontri, alla fine il Diavolo ha trovato il suo nuovo allenatore. La scelta è ricaduta su Ruben Amorim, l'ex Sporting e Manchester United ha incassato l'ultimo via libera da parte del patron rossonero Gerry Cardinale e nelle prossime ore arriverà in Italia per ultimare gli ultimi passaggi burocratici e firmare il contratto con i rossoneri.


Amorim troverà un Milan da ricostruire, visto l'azzeramento tecnico che ha fatto seguito alla mancata qualificazione in Champions League, e anche un tabù da sfatare: quello relativo agli allenatori portoghesi.


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Con Amorim infatti, tre degli ultimi quattro allenatori del Milan sono lusitani, unica eccezione Massimiliano Allegri la scorsa stagione.


Ed è una storia tutta recente, se si considera che i primi due tecnici portoghesi a sedersi sulla panchina rossonera si sono alternati solo nella stagione 2024/25.


Paulo Fonseca e Sergio Conceiçao, pionieri che però non hanno avuto grande fortuna nella loro breve avventura a Milano: ripercorriamo le tappe della loro storia.

I 200 GIORNI DI FONSECA

I 200 GIORNI DI FONSECA

Tutto è iniziato quasi esattamente due anni fa, perché il 13 giugno 2024 il Milan annunciava ufficialmente la nomina di Paulo Fonseca come allenatore. Una scelta non scontata, perché anche allora arrivò solo alla fine di un lungo casting e quando i rossoneri sembravano ormai indirizzati verso altre scelte: Julen Lopetegui prima, pista abbandonata per la pressione dei tifosi, e Sergio Conceiçao che poi sarebbe comunque arrivato a Milano.


Arrivò così Fonseca, che in Italia aveva già avuto esperienza alla Roma, con un contratto triennale e con una missione doppia: dare un "gioco dominante e offensivo" spiegava Zlatan Ibrahimovic, perché "con tutto il rispetto per Pioli, dopo questi anni serviva qualcosa di nuovo"; e far sognare i tifosi non solo con il gioco, ma anche con i risultati perché il portoghese era arrivato "per lottare per lo Scudetto", come lui stesso spiegava alla vigilia dell'esordio in campionato contro il Torino.


Missioni disattese, perché l'inizio fu tutto in salita con soli due punti nelle prime tre giornate. E subito erano partiti i primi problemi con lo spogliatoio: fotografia iconica il cooling break dell'Olimpico, con Rafael Leao e Theo Hernandez (entrati dalla panchina) rimasti distanti mentre Fonseca parlava con la squadra. Andamento a singhiozzo tra campionato e Champions League, non senza qualche acuto che sembrava poter dare una sterzata alla stagione: la vittoria nel derby con il goal di Gabbia nel finale, interrompendo la serie di 6 successi conseutivi dell'Inter nella stracittadina, e il clamoroso trionfo sul campo del Real Madrid Campione d'Europa in carica, la riscossa in Europa visto il cammino zoppicante in campionato.


Qualcosa però si era immediatamente rotto con i giocatori più pesanti in spogliatoio, i senatori. L'esclusione di Leao contro Udinese, Napoli e Monza, poi quella di Theo Hernandez, tutti fattori che hanno contribuito a rendere sempre più traballante la sua posizione. Fino al surreale epilogo. Fonseca abbandonato dalla società, emblematiche le dichiarazioni contro gli arbitri post-Bergamo da cui la dirigenza prese le distanze. E che già lavorava per definire l'accordo con il suo sostituto, mentre il portoghese veniva espulso contro la Roma per un discusso calcio di rigore. L'ultima conferenza l'ha fatta "privo di protezione" e pronto a guidare la squadra anche nella Supercoppa Italiana, prima di un esonero annunciato ai microfoni di Sky: l'ultimo capitolo di un'avventura lunga solo 200 giorni che ha lasciato l'amaro in bocca, soprattutto al tecnico.


"Meritavo più tempo. Mi dispiace non averne avuto. Mi avevano chiesto di cambiare lo stile di gioco, ma non è facile quando la squadra è abituata a giocare in un altro modo da anni", ha raccontato lo stesso Fonseca amareggiato a The Athletic lo scorso febbraio.

CONCEICAO, DALLA SUPERCOPPA AL FLOP

CONCEICAO, DALLA SUPERCOPPA AL FLOP

Da Fonseca a un altro portoghese, quel Sergio Conceiçao che era già stato trattato in estate e che arrivò con il nuovo anno, con qualche mese di ritardo con un curriculum da vincente dopo l'esperienza al Porto. Partendo subito fortissimo, perché pronti via ad attenderlo c'era la Supercoppa Italiana in Arabia Saudita, dove il Milan non arrivava certo da favorito.


E che invece vide il Diavolo trionfare a sorpresa: prima la rimonta sulla Juventus in semifinale, poi quella pazzesca in finale contro l'Inter da 2-0 a 2-3 con il goal in pieno recupero di Tammy Abraham a suggellare il successo e a lanciare la festa rossonera. Celeberrime le immagini di Conceiçao intento a ballare con il sigaro in bocca dopo il trionfo, immagini poi tornate a tormentare il Milan nel resto della stagione.


Sembrava l'inizio di una rivoluzione, ma tutto durò poco perché il carattere rigido e autoritario del portoghese portò a un giro di vite che lo spogliatoio non prese bene, portando a scontri continui tra il tecnico e i giocatori. Clamoroso quello del 26 gennaio 2025 dopo Milan-Parma, con Conceiçao arrivato quasi alle mani in campo con Davide Calabria, spinto poi a chiedere la cessione.


Progressivamente il Milan si è avviato verso un finale di stagione disastroso, con Conceiçao sempre più rassegnato e nervoso, al punto da lamentare pubblicamente anche problemi di gestione interna. Deludenti i risultati in campionato che non gli consentirono di andare oltre l'ottavo posto in classifica (rimanendo fuori da tutte le competizioni europee). Non meglio in Europa, la sconfitta contro la Dinamo Zagabria nell'ultima giornata di League Phase della Champions costò l'accesso diretto agli ottavi di finale. Fatale, perché ai playoff arrivò l'eliminazione contro quel Feyenoord che pochi giorni prima aveva venduto il suo attaccante, Santiago Gimenez, proprio al Diavolo. La ciliegina su una torta che i rossoneri mai avrebbero voluto vedere fu la sconfitta contro il Bologna (dove ironicamente era andato Calabria) nella finale di Coppa Italia: il goal di Ndoye fece calare il sipario su una delle stagioni più rovinose della storia recente del Milan.

ORA TOCCA AD AMORIM

I precedenti insomma non sorridono e mettono di fronte a Ruben Amorim una sfida molto complicata. Lo è già di per sé, per quello che trova e per quello che lascia considerando anche la deludente esperienza sulla panchina del Manchester United.


La proprietà ha deciso però di puntare forte sull'ex centrocampista chiamato ora a rilanciare il Diavolo ferito e ad avviare un nuovo progetto. E a evitare che quella portoghese in panchina diventi sempre più una tradizione negativa.

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