Ruini, domani i funerali a San Pietro celebrati da Papa Leone XIV

Papa Leone XIV, insieme ai cardinali, ai Vescovi e agli Arcivescovi celebrerà domani la liturgia esequiale del Cardinale Camillo Ruini, del Titolo di S. Agnese fuori le mura, Vicario Generale emerito di Sua Santità per la diocesi di Roma e Arciprete emerito della Basilica Papale di San Giovanni in Laterano, morto ieri a 95 anni. I funerali avranno luogo domani, alle 16.30, all’Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro.
Al termine della funzione il feretro sarà trasferito nella diocesi natale del porporato per una seconda celebrazione, presieduta dall’arcivescovo Giacomo Morandi nella Cattedrale di Reggio Emilia venerdì 19 giugno alle 16. Oggi, la Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla si raccoglierà in Cattedrale alle 20.30 per la recita del Rosario in suffragio del cardinale, insieme a mons. Morandi.
Intanto presso la Cappella della Madonna della Perseveranza del Pontificio Seminario Romano Minore, è stata aperta la camera ardente del cardinale Camillo Ruini: il rosario tra le mani, la mitra in testa (simbolo dell’episcopato), il corpo in una semplice bara in legno. La camera ardente resterà aperta fino alle 19 di oggi, e riaprirà domani dalle 9 alle 12. Presente per la recita del rosario mons. Mauro Parmeggiani, segretario della conferenza episcopale laziale
Zuppi, raccogliamo sua eredità ‘cercare la verità che è Cristo’
Intanto al netto delle numerose dichiarazioni di cordoglio che arrivano dal mondo della politica e delle istituzioni, a esprimere il suo ricordo è anche il Cardinale Matteo Zuppi «Ci raccogliamo in preghiera e affidiamo alla misericordia del Padre il Cardinale Camillo Ruini, che il Signore ha chiamato a sé. Lo ricordiamo con riconoscenza per la vita spesa al servizio del Vangelo, della Chiesa di Roma e della Conferenza Episcopale Italiana”. Presidente della CEI e Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, il cardinale Ruini – ricorda Zuppi – ha servito la Chiesa con intelligenza, passione pastorale e profondo senso ecclesiale. Ha svolto il suo ministero con la consapevolezza che la fede non è mai estranea alla storia. L’annuncio cristiano, ha sempre sostenuto, deve incontrare le domande reali dell’uomo, della società e della cultura. In questo impegno ha aiutato la Chiesa in Italia a pensare, discernere, parlare e camminare nel proprio tempo, custodendo il legame vivo con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale. Il suo motto episcopale, “Veritas liberabit nos”, resta una consegna per tutti: cercare la verità che è Cristo, perché solo essa rende liberi e capaci di amare. Quella verità non è un’idea astratta, ma il volto del Signore che illumina la vita, sostiene la speranza, apre alla comunione e chiama a servire ogni persona, soprattutto quando la storia si fa più difficile e incerta. Ci stringiamo con affetto ai familiari, alla Diocesi di Roma e a quanti lo hanno conosciuto, stimato e seguito nel suo lungo ministero. Il Signore Risorto lo accolga nella sua pace».
Ruini, una vita dedicata alla Chiesa
Camillo Ruini era originario di Sassuolo, in Emilia Romagna. Tra i principali animatori e rappresentanti dell’ala cattolica conservatrice italiana, è stato per 16 anni alla guida della Conferenza Episcopale italiana. Considerato a tutti gli effetti il principale braccio destro di Giovanni Paolo II per la gestione della Chiesa in Italia, con lui se ne va uno degli ultimi grandi ecclesiastici legati ai tempi di Wojtyla e Ratzinger. Raffinato teologo e assertore di un costante dialogo tra fede e ragione, Ruini si ricorda anche come un abile politico. Come quando, nel 2007, da presidente Cei di fatto organizzò la mobilitazione cattolica contro il disegno di legge sui Dico (le prime unioni di fatto, poi naufragate) del governo Prodi II, portando all’organizzazione del primo Family Day a Roma. Poco in sintonia con Papa Francesco, a cui rimproverò di aver “trascurato la tradizione”, guardava con interesse a Papa Leone XIV che a suo dire aveva “riportato subito, con la sua elezione, pace e serenità nella Chiesa”. Cordoglio unanime per la sua scomparsa.
Giovanni Paolo II e il rapporto col comunismo
Lo scorso 19 febbraio ha festeggiato i 95 anni. Proprio in occasione del suo compleanno aveva rilasciato una lunga intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, in cui svelava tra l’altro anche i segreti della sua ‘longevità’ «Non saprei. Forse, in ordine di importanza crescente: una vita ordinata; il Dna di ciascuno; la misura del dono di Dio» aveva detto. Nel colloquio con quotidiano di via Solferino, Ruini aveva citato anche Giovanni Paolo II e il suo rapporto con il comunismo, ricordando che «era contrario al compromesso storico. Per lui, i cristiani che sul comunismo non ragionavano in termini di “noi” e “loro” non avevano capito». Sul rapporto con Berlusconi, aveva detto «L’ho conosciuto quando è “sceso in campo”, per usare il suo linguaggio. Mi resi subito conto che il suo stile di vita aveva aspetti problematici. Ma la sua azione politica mi è apparsa decisiva per fermare il comunismo, per introdurre il bipolarismo in Italia e per resistere all’ondata di laicismo che già allora minacciava valori non negoziabili per la Chiesa. Dica pure post-comunisti, se preferisce. Resta il fatto che, se non c’era Berlusconi, al potere andava Occhetto».
L’amicizia con Giorgia Meloni
Infine anche un giudizio politico e personale sulla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «Decisamente positivo sotto entrambi gli aspetti, sia politico sia personale. La conosco da molti anni e parliamo volentieri, nei limiti del suo tempo. È una persona molto immediata, molto schietta. Con me è anche molto affettuosa. C’è un’amicizia vera, ci mandiamo sempre a salutare. L’infermiere che viene da me per curarmi va anche da lei».
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