Salvini offre un patto ai governatori del Nord per fermare la rivolta interna

Matteo Salvini prova a disinnescare la rivolta dei governatori del Nord con un’offerta sulle prossime liste elettorali. La proposta del segretario della Lega, che oggi incontrerà a Roma Attilio Fontana, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, è una gestione collegiale delle candidature per le prossime elezioni politiche. In sostanza, i governatori avranno voce in capitolo nella scelta dei candidati e Salvini rinuncerà a decidere le liste in solitaria. In cambio, il vicepremier chiede che Pontida non diventi il teatro della resa dei conti tra le diverse anime del partito.
Il raduno sul «sacro prato» bergamasco è infatti il prossimo appuntamento delicato per la Lega. Salvini vuole che la manifestazione del 20 settembre sia un’occasione di rilancio, non la rappresentazione pubblica dei dissidi che da settimane agitano il partito. Per questo vorrebbe dare spazio sul palco proprio ai governatori del Nord e rinunciare, rispetto alle edizioni precedenti, ai grandi ospiti internazionali che spesso hanno caratterizzato la kermesse. I segnali che arrivano dalla base, però, non sono incoraggianti: secondo quanto riferisce Repubblica, dal fronte dei ribelli c’è chi sostiene che le prenotazioni dei pullman siano circa la metà rispetto allo scorso anno.
Resta quindi da capire se la «pax delle liste» sarà sufficiente a ricomporre la frattura. I governatori sono consapevoli che accettare un accordo centrato sulle candidature potrebbe esporli all’accusa di essere interessati soprattutto a posti e seggi, mentre la loro contestazione a Salvini riguarda la linea politica e il futuro della Lega. Se la mediazione dovesse fallire, potrebbe tornare in campo l’idea di costruire una «associazione del Nord», una sorta di corrente autonoma rispetto alla linea di via Bellerio.
I pontieri, intanto, lavorano per evitare che lo scontro degeneri. Ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha incontrato al ministero Fontana. Un appuntamento legato anche a questioni regionali e finanziarie, ma che arriva alla vigilia del vertice con Salvini. Fontana parteciperà infatti anche alla convention pre-Pontida organizzata dai salviniani, prima dell’incontro con il segretario e Claudio Durigon. Oltre a lui sono attesi Zaia e Fedriga. Non ci sarà invece Alberto Stefani, segretario della Lega in Veneto, ormai sempre più marginale nella partita interna.
Fuori dal vertice è anche Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e uno degli esponenti più critici verso Salvini. In asse con Fontana, Romeo ha appena pubblicato «Fare la Lega», un libro che rappresenta un attacco alla linea nazional-sovranista seguita dal partito negli ultimi anni e che ha irritato il segretario. I fedelissimi di Salvini ne chiedono la rimozione da capogruppo subito dopo Pontida. In pole position per sostituirlo ci sarebbe Claudio Borghi, che non ha smentito l’ipotesi.
I malumori, però, non si fermano ai ribelli del Nord. Anche dentro la maggioranza salviniana emergono posizioni divergenti. Silvia Sardone ha criticato chi porta sui giornali le divisioni interne, sostenendo che sarebbe meglio parlare delle attività della Lega. Dal palco, invece, Simonetta Matone ha preso le distanze dalla posizione di Salvini sull’AfD, dopo la vittoria del partito di estrema destra in Sassonia-Anhalt. «Non dovremmo rincorrere chi non ci appartiene», ha detto, rivendicando una Lega «orgogliosamente antifascista» come quella delle origini. E aggiungendo, con un avvertimento rivolto anche al suo stesso partito: «Magari verrò cacciata, ma dico quello che penso».
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