San Francesco festa nazionale, Mattarella ad Assisi per le celebrazioni del 4 ottobre
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella partecipa alle celebrazioni in occasione della Festa nazionale di San Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario della morte del santo. Il Capo dello Stato è da poco arrivato nella Basilica Superiore per la messa celebrata dal cardinale Matteo Zuppi. “Sono passati ottocento anni dalla morte di San Francesco, patrono d’Italia insieme a un’altra grande santa, Caterina da Siena. La distanza temporale che ci separa da quell’evento, non ha in alcun modo ridotto il suo fascino e il suo carisma, che vive ben oltre i confini dell’Italia e della stessa Cristianità, di cui è figlio e figura eminente. Profeta di pace, di amore, di rispetto per il Creato, il suo insegnamento è patrimonio universale per le donne e gli uomini di tutti i tempi e di tutte le latitudini, credenti o non credenti, cristiani o fedeli di altre religioni”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo alla cerimonia in occasione della Festa nazionale di San Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario della morte. “La sua personalità, così umile e, insieme, così vigorosa, ha operato conversioni, orientato scelte di vita, suscitato attenzione e affetto, ispirato artisti e poeti, comunità. E continua a esercitare un fortissimo ascendente su milioni di persone, particolarmente tra i giovani”, ha aggiunto.
Mattarella: “Da lui coraggio di deporre la spada per parlare di pace”
“Al giovane Francesco la prospettiva di dedicarsi ai lucrosi commerci paterni andava stretta, appariva insoddisfacente. Influenzato dagli ideali cavallereschi del suo tempo, si sentiva chiamato a grandi cose nel mondo. Ma nel breve volgere di pochi anni, e dopo esperienze inappaganti, operò dentro di sé, e su sé stesso, una vera rivoluzione. Ricco sarebbe stato colui che si fosse spogliato di ogni bene. Coraggioso colui che avesse deposto la spada per parlare di pace. Nobile chi avesse fatto dell’amore e del servizio ai poveri e agli ammalati la sua missione terrena”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo alla cerimonia in occasione della Festa nazionale di San Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario della morte.
Mattarella: “Società non prescinda da sua lezione e si impegni a coerenza”
“I caratteri della società italiana ne hanno tratto un segno profondo e non possono prescindere dalla sua lezione: ne è conferma la proclamazione a santo patrono che, al contempo, esprime invito e impegno alla coerenza”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo alla cerimonia in occasione della Festa nazionale di San Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario della morte. “Un santo figlio della terra umbra che respirò l’atmosfera intensa e dinamica del suo tempo. Francesco canta in francese, ma sceglie il volgare per predicare, per diffondere la parola di Dio. E con il ‘Cantico delle Creature’, la più alta tra le prime espressioni poetiche in volgare, magnifica e commovente, concorre all’inizio della storia della nostra letteratura. Così come la rappresentazione della Natività a Greccio e la diffusione della devozione popolare francescana contribuiscono all’avvio delle forme teatrali religiose medievali”, aggiunge il Capo dello Stato.

“Le comunità francescane portano la vita religiosa fuori dalla solennità dei monasteri e si inseriscono nel tessuto urbano e sociale del loro tempo, incarnando un ideale di povertà evangelica e di vicinanza agli ultimi che traccia un segno profondo nella società medievale, aprendo la strada a forme nuove di solidarietà, a nuovi criteri di relazioni umane. A buon titolo Francesco appare precursore anche dei Santi sociali. Celebrare Francesco, oggi, qui al Sacro Convento, in questo importante anniversario, significa riflettere su un apparente paradosso, forse inspiegabile per una mentalità piuttosto diffusa. Come è stato scritto in una sua importante biografia, Francesco ‘non offriva una risposta politica alle ingiustizie sociali, al problema del male nel mondo’. Francesco chiedeva solamente di vivere, in povertà, pace e letizia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, al seguito di Cristo e vivendo il messaggio del Vangelo, invitando al ‘privilegio della povertà evangelica’, esortazione che lo rendeva distinto dai movimenti pauperistici dell’epoca. Per questa scelta, radicale e sconvolgente agli occhi del mondo, l’uomo che, per sé e per i suoi seguaci volle la denominazione umile di ‘frati minori’, è diventato una delle figure più significative, più conosciute, più amate della storia universale”.
“Non fu facile, per Francesco, professare la sua fede e i suoi ideali, così ambiziosi, così distanti dal sentire comune. Fu incompreso, spesso deriso. A volte il suo pensiero fu persino manipolato e strumentalizzato. La ricerca storica ci presenta una figura mite, ma tutt’altro che accomodante, un animo lieto, fiducioso in Dio, e insieme sofferente per via della cupidigia, della malvagità, della brama di potere, della violenza, della stoltezza nella vita praticata dagli uomini. La sua povertà, così cercata e desiderata, fu rottura concreta con l’idolatria del denaro; la sua umiltà non aveva nulla di ingenuo, nasceva da una sete esigente di verità; la sua obbedienza non fu remissività, ma una faticosa, ponderata ricerca delle ragioni superiori dell’unità del popolo cristiano e della Chiesa. Ricordare, oggi, l’insegnamento di Francesco al mondo contemporaneo vuol dire porre in luce alcuni fondamenti decisamente attuali anch’essi della sua predicazione: la dignità di ogni persona, il rispetto del Creato, la pace”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo alla cerimonia in occasione della Festa nazionale di San Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario della morte. Per il santo di Assisi, infatti, ogni essere vivente è stato creato da Dio e va rispettato e amato in quanto tale”, aggiunge il Capo dello Stato.
Mattarella: “Ci insegna colpa più grande uccidere in nome Dio”
“Oggi terribili conflitti insanguinano tante parti del mondo, e addirittura da alcune parti si tornano a benedire le armi e a porre gli eserciti sotto insegne religiose: Francesco ci insegna che non c’è colpa maggiore di quella di uccidere altri uomini in nome di Dio”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo alla cerimonia in occasione della Festa nazionale di San Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario della morte. “Nel 1219, durante la quinta crociata, Francesco attraversò le linee e riuscì, rischiando la vita, a incontrare, in Egitto, il sultano al-Malik al-Kamil. Desiderava ardentemente convertirlo. La missione non ebbe – lo sappiamo – questo esito. Ma il sultano rimase colpito da quell’uomo minuto, dai modi e dall’aspetto che dovevano apparirgli bizzarri, che gli parlava, accorato, di pace e di fratellanza. Eppure, con quel viaggio di appassionata invocazione, Francesco lasciò un grande segno. Prima che un nemico, prima che un infedele, Francesco riconobbe nel temibile interlocutore un uomo. Un figlio di Dio e, dunque, un fratello. Il gesto rischioso – temerario si potrebbe dire – di Francesco non cancellava la violenza, né fermava il conflitto. Disegnava piuttosto un atteggiamento di dialogo e di rispetto straordinariamente nuovo e originale nel contesto del tempo”.

“Quanto ci hanno consegnato Francesco e Chiara – la grande e numerosa famiglia francescana – è un albero dalle solidissime radici che è cresciuto, ha dato frutti, si è moltiplicato, diffondendosi in ogni parte della terra, operando a favore della non violenza, dei poveri, degli emarginati, dei sofferenti. Le grandi testimonianze d’arte – pittura, architettura, letteratura, teatro, cinema, musica – dedicate ai due grandi Santi, l’attrazione che Assisi riveste nel mondo, anche come capitale della pace e del dialogo interreligioso, sottolineano che la forza spirituale e morale di Francesco e di Chiara è, e sarà sempre, fonte inesauribile di ispirazione. Nell’undicesimo Canto del Paradiso, Dante parla di Francesco come di un sole sorto per il mondo intero, tanto che Assisi andrebbe denominata come Ascesi, come Oriente. In questi tempi segnati da guerre insensate e crudeli, da ‘tanta violenza, manipolazione, arroganza’, come ha detto, giorni fa, Leone XIV, l’auspicio è che il sole di Francesco possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall’odio, indicare la via della pace, della speranza, della serena, fraterna convivenza”.
Il Papa: “Operaio nella vigna del Signore ha riparato Chiesa”
“Nell’ottavo centenario della morte, desidero ricordare un operaio che ha lavorato con gran frutto nella vigna del Signore: San Francesco d’Assisi, al quale Gesù stesso chiese di riparare la sua Chiesa. Ispirato dal Crocifisso, Francesco edificò anzitutto la propria vita sul fondamento di Cristo, condividendone la povertà, la letizia e le sofferenze, fino al mistico segno delle stigmate. Uomo di preghiera ardente, pieno di carità verso tutti, fu esempio per i primi frati che condivisero la sua ascesi come autentica condizione per la riforma della Chiesa. San Francesco l’ha riparata in virtù della fede nel Signore Gesù, sanando le crepe della discordia con la testimonianza dell’amore fraterno”, ha affermato Papa Leone XIV nel corso dell’Angelus da piazza San Pietro.
“Il carisma di san Francesco porta frutto ancora oggi, dopo otto secoli: lo testimoniano non solo la grande e vivace famiglia francescana, ma i molti doni che la sua eredità spirituale diffonde nel Popolo di Dio. Mentre dunque celebriamo l’anno giubilare francescano, chiediamo con perseveranza il dono della pace e impegniamoci sinceramente a costruire la concordia fra i popoli“.
Meloni: “Italiano che ha forgiato identità intero popolo”
“Oggi è un giorno di festa, per l’Italia e gli italiani. Oggi celebriamo il nostro Patrono, San Francesco, ‘il più amabile, il più poetico e il più italiano de’ nostri santi’. Oggi ricordiamo un uomo che ha lasciato tutto per trovare tutto, un Santo che ha insegnato al mondo la gioiosa semplicità dell’amore, un italiano che ha forgiato l’identità di un intero popolo. Oggi l’Italia rende omaggio ad uno dei suoi figli più grandi, testimone di un messaggio universale che ha attraversato le generazioni e che continuerà ad illuminare il nostro cammino”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una dichiarazione.
Lollobrigida: “Esempio di pace, semplicità e rispetto”
“4 ottobre, San Francesco d’Assisi. Patrono d’Italia, esempio di pace, semplicità e rispetto per il creato. Un messaggio che, a 800 anni dalla sua morte, parla ancora oggi alla nostra Nazione e al mondo. Buon onomastico a tutti coloro che portano il suo nome e buona festa alla nostra Italia”. Lo scrive su Facebook il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.
La Russa: “Uno dei simboli più autentici della nostra identità”
“Nell’ottavo centenario dalla morte di San Francesco d’Assisi, il 4 ottobre assume quest’anno un significato ancora più profondo e solenne. L’Italia celebra il suo Patrono, una figura che nei secoli ha saputo parlare al cuore di milioni di persone e che ancora oggi rappresenta uno dei simboli più autentici della nostra identità. La sua testimonianza di fede, umiltà e fraternità, conserva una straordinaria attualità. E la festa nazionale del 4 ottobre, che festeggiamo oggi per la prima volta, ci offre l’opportunità di condividere, come comunità nazionale, un momento di memoria e di riflessione nel segno di colui che, da Assisi, ha saputo rivolgersi al mondo intero”. Lo scrive sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
Nell’ottavo centenario dalla morte di San Francesco d’Assisi, il 4 ottobre assume quest’anno un significato ancora più profondo e solenne. L’Italia celebra il suo Patrono, una figura che nei secoli ha saputo parlare al cuore di milioni di persone e che ancora oggi rappresenta uno dei simboli più autentici della nostra identità. La sua testimonianza di fede, umiltà e fraternità, conserva una straordinaria attualità. E la festa nazionale del 4 ottobre, che festeggiamo oggi per la prima volta, ci offre l’opportunità di condividere, come comunità nazionale, un momento di memoria e di riflessione nel segno di colui che, da Assisi, ha saputo rivolgersi al mondo intero.
— Ignazio La Russa (@Ignazio_LaRussa) October 4, 2026
Zuppi: “Suo e nostro mondo segnato da guerra ma unica ragione è pace”
“Frate Francesco è davvero poeta della vita e insegna a tutti a cantarla. Non gioca con le parole, non enfatizza i toni pensando così di essere profondo e convincente, non rincorre la retorica vuota o la convenienza personale. Frate Francesco canta in ogni condizione la bellezza tutta umana e tutta divina del creato, come del mondo che è ogni persona, ogni creatura, tutte, senza qualifiche o etichette. Il suo e il nostro è un mondo segnato da guerre, terribili, follia che rende folli, dove l’unica ragione da cercare è la pace e la giustizia, perché solo queste fanno trovare e difendere tutte le ragioni. Laudato si’ frate Francesco perché ci ricorda che la guerra non è un destino e la pace inizia da noi ed è l’unico futuro possibile”. Così il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, nel corso dell’omelia da Assisi per la messa in occasione della festa di San Francesco. “San Francesco, proprio perché aveva chiaro chi era e in che cosa credeva, non aveva paura di incontrare tutti e di essere vicino a chiunque, non con la spada, ma con il dialogo, fratello senza supponenza e distanza. Ci aiuta in questo tempo minaccioso a capire che solo insieme troviamo la risposta e solo se la pace è con tutti è davvero pace. Chiede solo operatori umili e architetti umili di pace che, con coraggio, aiutino a vivere insieme, forti del diritto e non imponendo il diritto della forza”.
Zuppi: “Ci insegna che anche il lupo ha bisogno di pace”
“Laudato si’, mi Signore per frate Francesco, immagine viva di Cristo, tuo Figlio, che continua a mostrarci il volto dell’eterno Padre, che ci aiuta a vedere la sua presenza e a fare la sua volontà, quella che niente della nostra povera vita vada perduto e che nessuno sia perduto, neppure il nemico, nostro fratello lupo che ha bisogno di pace e di pane. E noi possiamo darglieli e, se diamo, troviamo la pace, per lui e per noi. Laudato si’, perché frate Francesco è pieno di gioia e tutti noi la cerchiamo. L’ha trovata e ci insegna a trovarla, la rende possibile, facile per tutti. Frate Francesco continua a parlarci al cuore, non con dotta lezione o precisi e impietosi giudizi, ma con la sua vita, i suoi gesti e le sue tante parole”. Così il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nell’omelia per la Festa di San Francesco da Assisi.
“Laudato si’ perché frate Francesco continua a donarci pace e a insegnarci a essere operatori di pace, per portarla dove c’è violenza, odio, incomprensione. Si è spogliato di tutto per essere disarmato. Non significa affatto cedevole, accomodante, irrilevante. Il contrario. Frate Francesco disarma il lupo chiamandolo frate e, essendo per lui frate, negozia con lui, per Gubbio e anche per il lupo, lo restituisce a sé stesso e alla comunità perché si prenda cura di lui. In questa stagione siamo tentati e sedotti dalla cultura della potenza, volgare e invadente, ingannevole, frutto anche di enfasi mal riposte e di sfacciati ed enormi interessi economici, di nazionalismi che rovinano le nazioni, di campagne che creano il nemico invece di cercare quello che unisce. Laudato si’ perché proprio lui, l’umile, sgonfia, sempre con tanta cortesia e senza nessuna supponenza, l’arroganza dei forti, parla con tutti perché la sua fede non è contro qualcuno ma amore per tutti, perché vede tutto con gli occhi di Dio, quelli che fanno cantare la vita”.
San Francesco “scrive ai reggitori delle nazioni perché scelgano la pace. Non c’è tempo da perdere, perché la sofferenza è enorme, il divisore complica le soluzioni, imbroglia le menti, fa credere – che imbroglione – che la pace la troviamo con le armi e non con il dialogo e il diritto”. Così il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, in un passaggio dell’omelia per la festa di San Francesco da Assisi.
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