San Giovanni da Matera, un monaco che scelse una vita di preghiera al servizio di Dio

20 Giugno 2026 - 05:29
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Giovanni da Matera (1070-1139) il cui vero nome era Giovanni Scalcione, crebbe in un’epoca caratterizzata da una forte esigenza di rinnovamento spirituale. La Chiesa stava in quel periodo attraversando una stagione di riforme volte soprattutto a contrastare la corruzione del clero, la simonia, quella compravendita di beni spirituali, cariche ecclesiastiche o sacramenti, e le interferenze dei poteri politici nella vita ecclesiastica. La Simonia era considerata dalla Chiesa cattolica, un grave peccato di sacrilegio, il termine deriva da Simon Mago, un personaggio degli Atti degli Apostoli, che tentò di acquistare da San Pietro, il potere di impartire lo Spirito Santo.

Questo movimento, noto come Riforma Gregoriana, prende il nome da Papa Gregorio VII (1073-1085) e mirava essenzialmente a riaffermare l’autonomia della Chiesa e la purezza della vita religiosa. Giovanni, visse gran parte della sua vita, nell’Italia del Sud, allora questa zona della penisola, era sotto il dominio dei Normanni, un popolo di guerrieri provenienti dal Nord Europa, che avevano conquistato vaste regioni del Mezzogiorno, favorendo la stabilità politica e la nascita di nuove istituzioni religiose. E proprio in questo contesto si assisterà alla nascita di numerosi monasteri, che non solo centri di preghiera, ma anche di cultura e soprattutto di assistenza verso i poveri.

Ricordiamo che la società del tempo, era prevalentemente agricola e profondamente religiosa. Nei monasteri gli amanuensi copiavano manoscritti, i monaci bonificavano terreni e offrivano ospitalità ai viandanti. Ma il XII secolo fu anche il tempo dei grandi pellegrinaggi, infatti migliaia di fedeli percorrevano le strade che conducevano a Roma, a Gerusalemme e al santuario di S. Michele sul Gargano, in Puglia. I pellegrini cercavano penitenza, guarigione e rinnovamento spirituale, e lo stesso Giovanni, intraprese un cammino di conversione radicale, scegliendo una vita austera fatta di preghiera e solitudine. Abbandonata la casa paterna, secondo la tradizione Giovanni, regalò i suoi abiti lussuosi ad un povero e partì per Taranto, dove si ritirò presso i monaci basiliani dell’isola di San Pietro che si trova nell’arcipelago delle isole Cheradi in Puglia, e la ricerca di solitudine e soprattutto di Dio, andò in giro per il sud dalla Sicilia alla Calabria, fino a fermarsi a Ginosa vicino Taranto. E a Ginosa, fece costruire una chiesa dedicata a San Pietro, dopo aver avuto una visone del Santo, che gli affidava questo compito.

La leggenda narra, che su indicazione divina Giovanni trovò un tesoro, suscitando l’invia e l’ira di un signorotto della zona, un certo Roberto di Chiaromonte, che lo perseguitò e lo fece incarcerare, ma Giovanni liberatosi miracolosamente, fuggì anche da Ginosa, continuando a girovagare per l’Italia meridionale. Dopo anni di esperienze ascetiche, Giovanni fondò l’abbazia di S. Maria di Pulsano, e attorno a lui si raccolsero numerosi discepoli attratti dal suo esempio di rigore evangelico. Egli nel 1129, fondò l’Ordine Pulsanese, una congregazione benedettina riformata dove i monaci vivevano in estrema povertà, con il divieto di mangiare carne e latticini, avevano l’obbligo di camminare scalzi, e la totale dedizione al lavoro manuale e alla contemplazione. Nei pressi dell’abbazia, i monaci scavarono ben ventiquattro eremi rupestri, scavati nella roccia, con lo scopo di dedicarsi al silenzio e alla preghiera. Nacquero più di quaranta monasteri in tutta Italia, ma a causa delle difficoltà, dei cambiamenti religiosi, l’Ordine tra la fine del XIII e XIV secolo si estinse, e i monaci superstiti, confluirono nell’Ordine benedettino tradizionale.

Giovanni morì a Foggia, il 20 giugno del 1139 e fu proclamato santo da Alessandro III (1159-1181) nel 1177. La sua casa natale fu trasformata in una chiesa rupestre, chiamata il “Purgatorio Vecchio”, situata ei Sassi di Matera e proprio nella città lucana dal 1939 le sue reliquie sono conservate in un sarcofago nella cattedrale di Matera. A distanza di secoli, possiamo che la sua figura rappresenta ancora oggi, l’ideale medievale del monaco riformatore: un uomo che malgrado i cambiamenti dell’epoca, scelse la via della preghiera, della penitenza e del servizio a Dio.

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