Scoperta sorprendente: i pinguini collegano suoni e dimensioni come fanno gli esseri umani

15 Giugno 2026 - 16:10
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Scoperta sorprendente: i pinguini collegano suoni e dimensioni come fanno gli esseri umani

I pinguini africani collegano i suoni gravi agli oggetti grandi e quelli acuti agli oggetti piccoli. Una capacità cognitiva complessa osservata finora solo in poche specie animali

Torino, 15 giugno 2026 – I pinguini africani sono in grado di associare il tono di un suono alla dimensione di un oggetto, collegando i suoni gravi agli oggetti più grandi e quelli acuti a quelli più piccoli. È quanto emerge da una nuova ricerca pubblicata oggi sulla rivista scientifica Annals of the New York Academy of Sciences, frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi (DBIOS) dell’Università di Torino, l’Università Jean-Monnet di Saint-Étienne e Zoomarine, il parco zoologico alle porte di Roma.

Ogni giorno gli animali ricevono una grande quantità di informazioni attraverso vista, udito, tatto e altri sistemi sensoriali. Per orientarsi nell’ambiente, il cervello deve combinare questi segnali in una rappresentazione coerente del mondo. In alcuni casi, però, non si limita a integrare informazioni già note, ma stabilisce relazioni sistematiche tra caratteristiche percepite da sensi diversi: sono le cosiddette corrispondenze cross-modali.

Una delle più studiate nell’essere umano riguarda il legame tra frequenza dei suoni e dimensione degli oggetti. Tendiamo infatti ad associare i suoni gravi a corpi grandi e i suoni acuti a corpi piccoli. Questa capacità è stata documentata raramente negli animali non umani e, fino ad oggi, dimostrata con chiarezza solo in poche specie.

Il pinguino africano (Spheniscus demersus) rappresenta un modello particolarmente interessante per questo tipo di ricerca. Si tratta infatti di una specie appartenente a un antico gruppo evolutivo di uccelli e le sue vocalizzazioni trasmettono informazioni biologicamente rilevanti, tra cui età e dimensione corporea dell’individuo.

Gli esperimenti sono stati condotti presso la colonia di pinguini africani ospitata da Zoomarine. Durante il test, ciascun animale si trovava di fronte a due cubi neri mai osservati in precedenza, uno grande e uno piccolo, mentre ascoltava un singolo suono grave oppure acuto.I ricercatori hanno quindi registrato quale oggetto venisse avvicinato per primo e la direzione dello sguardo dell’animale.

I risultati sono stati particolarmente chiari: nell’80% delle prove i pinguini hanno scelto l’oggetto coerente con l’associazione attesa, dirigendosi verso il cubo grande dopo aver ascoltato un suono grave e verso il cubo piccolo dopo un suono acuto. La stessa tendenza è emersa anche osservando la direzione dello sguardo degli animali.

Secondo i ricercatori, questa capacità potrebbe derivare da regolarità presenti nel mondo naturale. Gli animali e gli oggetti di dimensioni maggiori tendono infatti a produrre suoni più gravi, mentre quelli più piccoli emettono generalmente suoni più acuti. Imparare questa relazione può offrire un vantaggio adattativo in contesti sociali complessi, come le colonie di pinguini, facilitando il riconoscimento di partner, pulcini e altri individui anche quando la visibilità è limitata.

Il gruppo di ricerca dell’Università di Torino è composto da Francesca Terranova, prima autrice dello studio e assegnista di ricerca, Francesca D’Orazio, ex studentessa del corso di laurea magistrale in Evoluzione del Comportamento Animale e dell’Uomo, Luigi Baciadonna, docente di Psicologia comparata e Livio Favaro, docente di Zoologia e coordinatore del Laboratorio di Biologia Marina.

“I nostri risultati dimostrano per la prima volta che i pinguini africani collegano il tono di un suono alla dimensione di un oggetto, applicando questa associazione anche a oggetti e suoni del tutto nuovi”, spiega Francesca Terranova.

“Questo lavoro mostra che i pinguini africani non si limitano a reagire a uno stimolo acustico o visivo isolato, ma sono in grado di integrare informazioni provenienti da sensi diversi”, aggiunge Francesca D’Orazio.

“Si tratta di un’abilità sorprendentemente flessibile che potrebbe aiutare questi animali a orientarsi in ambienti complessi come le colonie affollate in cui vivono”, osserva Livio Favaro.

“Studiare queste associazioni negli animali ci aiuta a capire quando, nel corso dell’evoluzione, sia nata questa capacità di unire i sensi, presente anche nell’uomo”, sottolinea David Reby, docente di etologia dell’Università Jean-Monnet di Saint-Étienne.

Per Luigi Baciadonna, “il risultato è particolarmente interessante perché mostra che i pinguini africani non rispondono soltanto a caratteristiche fisiche isolate degli stimoli, ma sembrano cogliere una relazione astratta tra due dimensioni diverse dell’esperienza: il suono e la dimensione. Questo apre nuove prospettive sullo studio delle capacità cognitive e percettive degli uccelli”.

Le implicazioni della ricerca riguardano anche il benessere animale. “Comprendere come i pinguini percepiscono gli stimoli presenti nell’ambiente in cui vivono è fondamentale per diversi aspetti – aggiunge Cristina Pilenga, curatrice di Zoomarine – Queste conoscenze possono aiutarci a proporre stimoli sempre nuovi in base alle loro caratteristiche, approfondendo al tempo stesso la conoscenza della specie e il nostro impegno nella sua tutela”.

Resta ora una domanda aperta: questa associazione tra suono e dimensione è innata oppure viene appresa attraverso l’esperienza?

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