Sfruttamento lavorativo nella costruzione del nuovo Consolato Usa, Mauri: «Ennesimo caso di un fenomeno diffuso oltre il Milanese»
(Foto ANSA/SIR)
A pochi mesi dal caso di Glovo, una nuova azienda finisce sotto controllo giudiziario a Milano: è la divisione italiana della Caddell Construction, responsabile della costruzione del nuovo Consolato Usa in città. Secondo l’accusa della Procura, nel cantiere dell’edificio la società avrebbe sfruttato più di 300 operai indiani, obbligandoli a turni di 12 ore con retribuzioni di 4 euro l’ora, costringendoli inoltre a restituire la metà dello stipendio per vitto e alloggio. Il manager della filiale italiana dell’azienda è al momento in stato di arresto con l’accusa di caporalato.
«Questo episodio rasenta i limiti dello schiavismo – commenta Giuseppe Mauri, segretario generale della Filca Cisl di Milano -, ma purtroppo non è che l’ennesimo caso di un fenomeno diffuso sul territorio milanese, e non solo».

Secondo il sindacalista, l’aspetto più preoccupante riguarda infatti le modalità con cui si è attuato lo sfruttamento. I lavoratori, selezionati nel loro Paese da un’agenzia di reclutamento, erano giunti in Italia con un permesso di soggiorno vincolato al contratto con l’azienda: una procedura, fino a quel punto, del tutto legale. Una volta arrivati in Italia, tuttavia, l’azienda li avrebbe costretti a firmare nuovi contratti, a condizioni più degradanti. «Il pericolo più grande – aggiunge Mauri – è che in futuro si assista a una sofisticazione di queste modalità di aggiramento delle regole».
Il segretario ribadisce che per contrastare il fenomeno è necessario agire d’anticipo, definendo insieme alle associazioni datoriali un sistema standardizzato, almeno per i cantieri più grandi. Al momento, l’attività della Filca si muove su due binari: costruire un legame di fiducia con i lavoratori e monitorare i luoghi di lavoro, per i quali si esige una mappatura chiara che renda noti i contratti e le regole applicate. «Senza questo lavoro preventivo – conclude Mauri – si rischia solo di dover mettere toppe a valle, quando il danno è ormai fatto, con tutto ciò che ne consegue».
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