Si chiude un'era, Pavoletti lascia il Cagliari: "Fine calcistica, ma non di vita. Futuro? Chi vivrà, vedrà"

Maggio 14, 2026 - 19:09
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Si chiude dopo nove stagioni l'avventura dell'attaccante in Sardegna, c'è l'annuncio ufficiale.

Ora è ufficiale, si chiude un'era: Leonardo Pavoletti lascia il Cagliari.


Dopo nove anni in Sardegna, l'esperto centravanti saluterà i rossoblù al termine della stagione. 231 partite e 52 goal, che hanno proiettato il classe 1988 nella classifica dei migliori marcatori del Cagliari.


L'annuncio del club e le parole del giocatore.

IL COMUNICATO DEL CAGLIARI

Leonardo Pavoletti si appresta a chiudere l’avventura da calciatore del Cagliari. Il Club lo omaggia con l’ultima puntata stagionale di “PodCasteddu”, il podcast ufficiale del Cagliari Calcio, nel quale racconta le emozioni di un viaggio lungo 9 anni e denso di momenti indimenticabili.


Che fosse qualcosa di speciale lo si poteva intuire da subito, sin da quell’arrivo a Cagliari in una calda serata di fine estate. Ad attenderlo in aeroporto una folla in visibilio, un’accoglienza abbastanza inusuale a queste latitudini, riservata soltanto a quei calciatori capaci davvero di lasciare il segno.


In valigia un carico di sogni e gol realizzati in giro per l’Italia. Le porte scorrevoli degli arrivi si spalancano, gli occhi brillano di emozione: è un’ondata di entusiasmo travolgente, è il primo abbraccio del popolo rossoblù. Ce ne saranno molti altri. Quel ragazzone toscano dal sorriso contagioso non poteva certo immaginare che la Sardegna sarebbe diventata la sua Isola felice, quel posto dove mettere su famiglia, far nascere e crescere i propri figli, diventare uomo.


La storia è di quelle da film: un inestricabile intreccio di gioie, anche esaltanti, e poi – d’improvviso – di momenti difficili in cui il mondo sembra crollarti addosso. Un minuto prima tocchi il cielo con un dito, poi la botta. Una prova continua a cui la vita ti mette davanti, ma tu ti rialzi e riparti sempre. Il mantello da supereroe “Pavoloso” indossato in campo, fuori – per tutti – semplicemente Leonardo.


A Cagliari è stato protagonista con 231 gare e 52 reti: ha vestito l’Azzurro, è entrato nella classifica dei migliori marcatori rossoblù di tutti i tempi. Autentico centravanti, specie rara, ha segnato in tutti i modi: soprattutto di testa, la specialità della ditta, in acrobazia. “Se la metti, segna Pavoletti”, il coro iconico lanciato da compagni e tifosi.


I suoi sono stati gol molto spesso pesanti, non banali, capaci di mettere il sigillo a vittorie in extremis, rimonte pazzesche. Prodezze che sono state cruciali nella conquista di salvezze, di una promozione dal sapore epico. Autore di molte pagine del libro rossoblù, “quel” minuto 94 della finale di Bari lo consegna alla storia.


Avresti di certo voluto chiudere questo viaggio in campo, ma anche qui il destino, coerente e beffardo, ci ha messo il suo zampino. Da capitano sarai comunque lì, come sempre, al fianco della squadra, per sostenerla e trasmetterle tutta la tua forza. L’abbraccio del popolo rossoblù, i saluti. Una certezza: alcuni amori non son proprio fatti per dirsi addio, Cagliari è e sarà sempre casa tua.


Grazie infinite, Pavo!

LE PAROLE DI PAVOLETTI

Pavoletti è poi intervenuto a PodCasteddu, podcast prodotto proprio dal Cagliari:


"Ci siamo... Dopo tante battaglie siamo giunti al termine, tutto deve anche finire e siamo arrivati al momento così come me lo ero immaginato. Ho amato e amo ancora tantissimo questa gente, sono stato amato: è una fine calcistica, ma non di vita. Sono qui per dire che il calcio giocato con il Cagliari terminerà, poi ripartirò. Mi godrò l'estate con la famiglia, inizierò a capire quanto di buono ho fatto e anche gli errori, mi prendo una piccola pausa per valutare il mio nuovo percorso. Chi vivrà, vedrà".


L'attaccante ha spiegato cosa ha significato per lui essere capitano: "E' stato bello. Non ho mai dato il giusto peso ai capitani, è la persona che è il capitano. Lo senti chi lo è, può essercene anche più di uno, c'è sempre quella figura, quella personalità, quell'esperienza. Sai che è come te, ma ha qualcosa di umano un po' diverso. Quando me l'hanno messa mi sono sempre sentito un po' partecipe di tutto in spogliatoio. In realtà il giorno che venne deciso con un'elezione io avevo votato Deiola, quando però 10-15 persone mi chiamavano così dissi: 'Cavolo, ha un peso diverso, non me lo aspettavo".


Infine, sul futuro: "Le ultime estati sono state più difficili di quelle prima. Pensavo che il ritiro fosse la parte più dura, invece farlo da infortunato... Quando vedi la squadra che si allena con il pallone, si diverte, fa le partitelle e te sei a bordocampo a fare esercizi non hai il divertimento. Io spero un giorno di riuscire a sentirmi in pace verso il popolo sardo e dire di avercela fatta a ripagare questo pegno d'amore".

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