Soldati USA tracciabili dagli smartphone: chieste nuove regole al Pentagono

29 Maggio 2026 - 09:19
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Soldati USA tracciabili dagli smartphone: chieste nuove regole al Pentagono

La posizione di un militare in una zona di guerra potrebbe essere ricostruita senza violare i sistemi del Pentagono e senza intercettare comunicazioni. In alcuni casi, potrebbe bastare comprare dati commerciali raccolti attraverso gli smartphone. È quanto emerge da una lettera inviata al Dipartimento della Difesa statunitense da un gruppo bipartisan di parlamentari, dopo la conferma che “soggetti ostili stranieri” avrebbero sfruttato informazioni di questo tipo per sorvegliare o prendere di mira personale militare USA in Medio Oriente.

Stando a quanto riportato da The Register, il senatore democratico, Ron Wyden, il deputato repubblicano, Pat Harrigan, e altri parlamentari hanno scritto alla Chief Information Officer del Dipartimento della Difesa, Kirsten Davies, chiedendo regole più stringenti sui dispositivi usati dalle forze armate. Alla lettera sono state allegate risposte condivise ad aprile dal Pentagono con l’ufficio di Wyden, nelle quali il Comando Centrale degli Stati Uniti riconosce di aver ricevuto più segnalazioni sullo sfruttamento di dati commerciali di localizzazione.

DATI IN VENDITA

Il problema nasce dal mercato dei dati. Secondo le risposte citate nella lettera, le informazioni sarebbero arrivate dalle stesse fonti usate normalmente dai broker commerciali: profili pubblicitari degli smartphone, app e servizi digitali capaci di raccogliere segnali utili a ricostruire posizione e movimenti. Non serve quindi immaginare per forza un attacco informatico contro un telefono o una rete militare. Se quei dati vengono raccolti, aggregati e venduti, possono diventare un rischio anche per chi opera in aree sensibili.

Il Pentagono ha indicato che il personale militare può usare dispositivi personali nelle aree operative e che non ci sarebbe una norma che imponga di disattivare la posizione in zone di guerra. Le linee guida del Comando Centrale invitano a farlo quando non serve, a controllare le impostazioni privacy di telefoni e app e a limitare la condivisione pubblica di informazioni. Lo stesso Dipartimento della Difesa avrebbe però ammesso che queste indicazioni non sempre bastano a bloccare tutte le forme di tracciamento.

CONTROLLI DA RAFFORZARE

La questione non riguarda solo i telefoni personali. Secondo le risposte inviate all’ufficio di Wyden, anche sugli smartphone forniti dal Dipartimento della Difesa alcune informazioni legate alla pubblicità potrebbero continuare a circolare. Il Pentagono ha spiegato che la pubblicità personalizzata viene disattivata tramite i sistemi di gestione dei dispositivi, ma questo non bloccherebbe del tutto la trasmissione degli identificativi e di altri dati usati per riconoscere il dispositivo. Per questo, il Dipartimento della Difesa ha indicato di essere al lavoro su una nuova soluzione capace di disattivare completamente i servizi di localizzazione sui dispositivi governativi, anche se non è chiaro se il passaggio sia stato completato.

Nella lettera, i parlamentari ricordano che il rischio era noto da tempo. Il Pentagono sarebbe stato avvisato già nel 2016 sulla facilità con cui gli smartphone del personale militare potevano essere tracciati. "I funzionari del Dipartimento della Difesa non hanno trattato questa minaccia di controspionaggio e protezione delle forze come un allarme di massima gravità", si legge nel documento. I firmatari aggiungono che i "soggetti ostili" sarebbero ancora in grado di acquistare dati di localizzazione raccolti dai telefoni del personale statunitense impegnato in aree militari sensibili. Per i parlamentari, questo sarebbe il risultato di una risposta insufficiente da parte del Dipartimento della Difesa, che non avrebbe trattato la minaccia come prioritaria né adottato contromisure informatiche adeguate.


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