“Due gocce di romanità”. Quartieri, parchi, attività commerciali, l’identità della città si scopre anche con l’olfatto

18 Luglio 2026 - 09:20
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“Due gocce di romanità”. Quartieri, parchi, attività commerciali, l’identità della città si scopre anche con l’olfatto

Correva l’anno 1952 quando Marilyn Monroe rivelava nel corso di un’intervista al magazine Life che, per prima di andare a letto, indossava “Solo due gocce di Chanel N. 5”. La bomba sexy del cinema hollywoodiano lanciava la provocazione pop che ha fatto storia e che, ancora oggi, sottolinea quanto un profumo, un’aroma, un odore possano identificare luoghi, situazioni e momenti diversi.

Non serve essere un “naso” famoso per catturare all’interno di una simbolica boccetta le essenze che raccontano la Capitale. Dall’odore del forno delle tipiche “pizza a taglio”, a quello dei mercati rionali, dai profumi intensi che permangono di fronte ai negozi del centro a quello del verde e dei fiori nei parchi, fino all’odore acre della terra e dell’asfalto. Ma il primo odore inconfondibile si percepisce la mattina ed è un segnale preciso.

“Due gocce di romanità”. Quartieri, parchi, attività commerciali, l’identità della città si scopre anche con l’olfatto
Il caffè al bar, rito conviviale che unisce i quartieri di Roma. Qui, uno scatto nello storico “Tazza d’Oro” a due passi dal Pantheon

L’aroma de caffè, sensazione da condividere

Tutti in piedi davanti al lungo bancone del bar. Un’abitudine irrinunciabile di noi italiani che gli stranieri non riescono ancora a comprendere. Nella raccolta delle tipiche cartoline romane, non può assolutamente mancare lo scatto che ritrae decine di anime in fila nell’atto di sorseggiare il caffè prima di entrare in ufficio. Il profumo è lo stesso, ma i caffè sono infiniti, serviti nel frastuono di stoviglie e chiacchere. Espresso lungo o corto, tazza piccola, grande, in vetro, latte freddo, caldo, schiumato, cappuccino, latte macchiato, con panna; unicuique sum. L’aroma deciso di quelle centinaia di consumazioni stand up dei romani che iniziano la giornata, si sprigiona dalle prime ore del mattino e permane a lungo. Lo scenario è lo stesso: dalla Casa del Caffè Tazza d’Oro e Sant’Eustachio a due passi dal Pantheon allo Sciascia Caffè in Prati dal 1919,  dal nuovissimo Augusto Caffè Palombini Roma affacciato sulla nuova area restaurata a Piazza Augusto Imperatore a Vitti in Piazza San Lorenzo in Lucina dal 1898, dal Flaminio al Gianicolo, da Monti all’Eur. L’aria del risveglio Roma sa di caffè. 

“Due gocce di romanità”. Quartieri, parchi, attività commerciali, l’identità della città si scopre anche con l’olfatto
Fragranze da tutto il mondo nei mercati rionali romani, sempre più multirazziali. Gli odori di frutta e verdura si mescolano con le spezie orientali

Il melting pot di fragranze nei mercati rionali

Gli aromi dei mercati rionali sono diventati più intensi negli ultimi anni. E’ il segno che l’interculturalità si manifesta, anche, attraverso l’olfatto. Da quello a Campo de’ Fiori – immortalato nei film con Anna Magnani ed Aldo Fabrizi – a quello a Piazza Vittorio, dove si sentono parlare le lingue di tutto il mondo; dallo storico di Testaccio a quello di San Giovanni di Dio sulla Gianicolense. Sono una settantina i mercati rionali in città, sia coperti che scoperti. Al profumo di frutta e verdura fresca ed a quello degli “odori”, insostituibili alleati in cucina, si aggiungono tutti quegli aromi intensi delle spezie mediorientali. Prezzemolo e basilico si mescolano con curry, curcuma e zafferano. Difficile individuarli singolarmente perché la convivenza degli aromi racconta un mercato rionale sempre multirazziale ed integrato, un melting pot di voci e fragranze.

“Due gocce di romanità”. Quartieri, parchi, attività commerciali, l’identità della città si scopre anche con l’olfatto
Da Campo de’ Fiori a Testaccio, una settantina i mercati rionali della Capitale

Il soffritto di metà mattinata

Aglio, cipolla e pomodoro. I profumi delle cucine già attive a metà mattina sono come “giovanotti de sta’ Roma bella”: invadono interi quartieri e sembrano esclamare “fatece largo che passamo noi”, come cantava Lando Fiorini. Il sedano e il basilico romano, diversissimo da quello ligure, si mescolano all’odore del soffritto che, o si ama, o si odia. Arrivano gli odori del fritto romano, del baccalà, dei supplì e dei fiori di zucca che sovrastano la fragranza della pizza a taglio, identità capitolina. E, poi, ci sono quegli odori fuori stagione, come le caldarroste a luglio nel centro storico, segno che le stagioni non ci sono più.

“Due gocce di romanità”. Quartieri, parchi, attività commerciali, l’identità della città si scopre anche con l’olfatto
I grandi parchi della Capitale dove trovare il fresco all’ombra dei pini e percepire gli odori della natura

Ville e parchi romani, gli odori della natura

Il glicine in fiore, il gelsomino – e la sua versione fake, il rincospermo – le rose. Dai parchi ai giardini dei quartieri residenziali, la natura regala profumi intensi ed evocativi. Ci alcune strade della Capitale che sono delle veri e propri laboratori olfattivi a cielo aperto, cominciare dalla Montmartre capitolina, Monteverde vecchio, con i suoi villini costruiti tra Ottocento e primi del Novecento ed i giardini privati ben curati circondati da alberi di limone e arancio, siepi di gelsomino, glicine, l’effimera mimosa, che fiorisce già a fine gennaio. Il Roseto Comunale alle pendici dell’Aventino – oramai, per poco tempo, visto l’arrivo anticipato del caldo intenso – raccoglie profumi di rose diverse, dal più delicato al più intenso. All’ombra dei pini marittimi, l’odore della resina delle pigne cadute a terra permane nei grandi parchi, come Villa Borghese o Villa Pamphilj nel cui sottobosco, prevale il profumo di terra umida.

Il lato “letterario” della strada

Le strade e i loro mille odori; ma occorre distinguere. C’è chi riesce a ritrovare in quell’odore di strada bagnata un’elemento poetico e letterario, anche se deriva dal lavaggio delle strade con le spazzatrici. Non è proprio l’atmosfera da “pioggia nel pineto”, ma de gustibus. L’asfalto, i sampietrini, i metalli delle strade, le esalazioni di gas che provengono dai cantieri – tanti – aperti nella Capitale. L’odore acre del furgone della nettezza urbana che attraversa le strade. Anche questa è la “fragranza” della città.

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