Sondaggi, Meloni vola, il mainstream schiuma e s’attacca al “fattore Vannacci”. Ma l’incognita X non vale anche per Conte-Schlein?

Sondaggi in tv, Meloni vola. Il mainstream schiuma, e s’aggrappa al “fattore Vannacci“. Del resto, si sa, la matematica non è un’opinione. Ma a quanto sembra sempre più acclarato nelle trasmissioni tv, le cifre percentuali di gradimento della politica, evidenziato settimanalmente dai sondaggi, apre a dibattiti (e opinioni per l’appunto) non sempre approcciati con serenità d’indagine e attendibilità di risoluzione e calcolo. L’ultima, plastica testimonianza arriva dalla puntata di ieri sera di Quarta Repubblica su Rete 4.
Sondaggi in tv, Meloni vola, il mainstream schiuma e s’aggrappa al “fattore Vannacci”
Sì, perché i numeri sono una cosa ostinata, specie quando certificano ciò che il mainstream continua a mal digerire, se non proprio a rinnegare: il saldo e costante gradimento degli elettori per l’esecutivo Meloni e in particolare per il maggior azionista dell’alleanza di governo, Fratelli d’Italia (indiscusso primo partito nelle preferenze degli italiani). Ma procediamo con ordine, e rivisitiamo la porzione di programma dedicata ai sondaggi illustrati da Porro e commentati dagli ospiti in studio: Andrea Ruggieri (giornalista ed ex deputato di FI) e Stefano Cappellini (vicedirettore de la Repubblica).
Cappellini vede i numeri e deglutisce… amaro
Dati e ospiti che, di fronte ai numeri e alle argomentazioni posti da Porro – e che fotografano il centrodestra blindato al 45,2%, con Fratelli d’Italia saldamente prima forza nazionale al 29,2% – il mainstream editoriale accusa il colpo. E Stefano Cappellini, “turbato” di fronte alla grafica sul ledwall dello studio, prima sbianca, poi prova a metterci una pezza (giallorossa). Non potendo contestare l’evidenza matematica di una coalizione definita dallo stesso giornalista “invidiatamente coesa” rispetto ai disastri di casa propria, il riflesso condizionato della sinistra ha attivato il solito schema: trovare una crepa, non importa se e quanto artificiale.
Bombe (disinnescate) a orologeria?
Ed ecco che il dibattito si aggrappa al “fattore Vannacci”, con il giornalista di Repubblica che, analizzando il quadro di un’eventuale convergenza del Generale nel perimetro del centrodestra, si aggrappa con le unghie e con i denti sugli specchi, parlando di un elemento di caos geometrico. Di una bomba a orologeria innescata nel centrodestra declinata al periodo ipotetico della realtà con Vannacci, sulla politica estera e sul sostegno a Kiev. Tanto da tuonare: «Hai avuto Conte qui: tra Conte e la Schlein, tra il Pd e 5 Stelle ci sono problemi enormi, pensa alla politica estera, no? Ma mettiamo che la Meloni riesca a ricucire con Vannacci, raccogliendo quella che tu ricordavi essere la sua disponibilità detta nelle ultime ore, poi che cosa succede in politica estera, sull’Ucraina che si fa?».
Sondaggi, Meloni e Vannacci? E Il generale nel centrosinistra?
Aggiungendo in calce: «Si fa come dice Vannacci, si riconsegna l’Ucraina a Putin, si smette di armare Kiev, perché tanto, come dice Vannacci, è la cosa migliore? Si scioglie l’Unione Europea? Cioè per Meloni può anche essere conveniente, visti questi dati che potrebbero andare anche a crescere, portarsi dentro Vannacci…». Un’analisi che, a primo impatto, al netto di un passaggio interlocutorio nell’incipit del discorso, sembra soffrire di una certa cecità selettiva imbarazzante. Ossia: nel tentativo disperato di dipingere il centrodestra come un mix impossibile di “acqua e olio”, il megafono della sinistra sorvola sul posacenere fumante del cosiddetto campo largo.
Sondaggi e fattori amalgamabili: un problema solo per Meloni e Vannacci? E il baratro tra Conte e Schlein?
Lì, tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, il dissidio non è un’ipotesi da talk-show. Ma una rissa quotidiana su tutto: dalle armi all’Ucraina alle riforme economiche. Un’alleanza in continua rinegoziazione che inficia la coesione e blocca la famigerata “alternativa”. Ma per il mainstream, si sa, il problema è il centrodestra che vola nei sondaggi: e come in una versione di latino o di greco, lo sforzo non è tanto quello di arrivare a tradurre il linguaggio (nel caso dei sondaggi, quello matematico). Quanto quello di attaccarsi a tutte le declinazioni possibili di termini e numeri, pur di arrivare a una interpretazione di parte…
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