Sorelle scomparse, caccia ai tre telefoni per la “fuga” dalla comunità: controlli su 300 auto per rintracciarle

18 Giugno 2026 - 12:55
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Tre telefoni e 300 automobili. È su questi due punti che si concentrano le indagini sulla scomparsa di Alisya e Sarah Di Giacinto, le due sorelle di 16 e 12 anni scappate nella notte di sabato 6 giugno dalla comunità comunità Ohf Hope di Civitella Alfedena, in provincia de L’Aquila, dopo esser state allontanate dai genitori due anni fa su decisione del tribunale di Cassino.

Secondo quanto riferisce l’agenzia Agi, quando sono scappate dalla struttura abruzzese poco distante dal lago di Barrea le due sorelle avevano con sé tre telefoni: due schede telefoniche sarebbero intestate ad un uomo di origine kosovara e al compagno di Valentina D’Acunto, madre delle due. Telefoni che hanno agganciato le celle telefoniche della zona prima di spegnersi definitivamente dopo circa 96 ore, con l’ultimo segnale captato nell’area del Parco nazionale d’Abruzzo che si sarebbe interrotto mercoledì 10 giugno. Il telefono intestato al compagno della madre sarebbe stato affidato alla sorella più piccola per ragioni di sicurezza durante gli spostamenti tra Civitella Alfedena e Barrea, necessari per raggiungere la scuola. Sono ancora in corso invece le verifiche sulla terza utenza, nel tentativo di individuare eventuali agganci alle celle e restringere il perimetro delle ricerche.

L’ultimo avvistamento delle sorelle risale al pomeriggio di sabato 6 giugno, quando le due sono riprese dalle videocamere di sorveglianza mentre siedono in un bar del paese, con gli educatori della comunità Ohf Hope non distanti. Le due sono poi rientrare nella struttura intorno alle 23, salvo poi lasciarla nel corso della notte: con loro uno zaino con abiti, scarpe e trucchi, tutti elementi che rafforzano l’ipotesi di una fuga pianificata, non è chiaro però se col supporto di qualcuno all’esterno. Non a caso i carabinieri da giorni, oltre alle ricerche nella zona, battuta palmo a palmo, continuano ad incrociare le immagini delle telecamere comunali posizionate ai due ingressi del paese e tracciando i passaggi veicolari, circa 300 quelli avvenuti tra la sera di sabato 6 giugno e la mattina successiva alla scomparsa delle due sorelle.

“Sono sicuro che non sono fuggite da sole. Non lo avrebbero mai fatto. Se sono uscite dalla casa di notte, è solo perché sapevano che c’era qualcuno ad aspettarle. Qualcuno che conoscono, di cui si fidano”, aveva detto in un colloqui con Repubblica Youssef, 18enne egiziano, fidanzato di Alysia che abita nella vicina Villetta Barrea. Il giovane è stato più volte ascoltato dai carabinieri in questi giorni come “persona informata dei fatti”.

Al momento l’unico persona iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Sulmona è il presidente della Onlus che gestisce la struttura Ohf Hope di Civitella Alfedena a seguito della denuncia di Stefano Di Giacinto, il padre delle due ragazze. “Alisya e Sarah non avevano mai dato segnali di malessere o di voler scappare. Anche noi siamo convinti che ci fosse qualcuno ad aspettarle fuori, non sarebbero mai uscite da sole di notte. La porta principale era chiusa, quindi saranno uscite dalla finestra”, si difende però Maurizio Volpini respingendo ogni addebito.

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