Spaccate in serie nel Varesotto: furgoni e auto-ariete, vetrine in frantumi e bottini in fuga. Il conto va oltre la refurtiva

Vetrine in frantumi, saracinesche piegate, locali devastati e titolari che, con la scopa in mano, provano a raccontare quello che è successo nella notte. Quattro episodi in pochi giorni, tutti con la stessa firma: l’effrazione violenta dell’ingresso, spesso con un mezzo usato come ariete, spaccati di microcriminalità.
L’ultimo colpo è di martedì 19 maggio, in piazza Libertà a Caronno Varesino. Nel mirino il salone di parrucchiera: i ladri hanno sfondato la vetrata della porta d’ingresso per introdursi nei locali, portando via attrezzature da lavoro e lasciandosi alle spalle pavimenti ricoperti di schegge di vetro. È stata la stessa titolare a raccontare l’accaduto attraverso una storia su Instagram: «Non ho mai pensato sarebbe stato facile, ma ogni giorno è una nuova sfida. (…) Non hanno solo portato via oggetti per il mio lavoro di valore, ma hanno lasciato danni, disordine e tanta amarezza dopo tutti i sacrifici fatti ogni giorno per mandare avanti questo posto con impegno, passione e professionalità».
Nella stessa notte tra lunedì 18 e martedì 19 maggio, a Busto Arsizio, è andata in scena una scena cinematografica nel cuore del centro storico. Poco prima delle due, in via don Minzoni, una Fiat Panda rubata è stata lanciata contro la vetrina di una gioielleria. I malviventi sono riusciti a introdursi nei locali della gioielleria e ad asportare alcuni oggetti preziosi prima di dileguarsi, lasciando l’auto-ariete con il motore ancora acceso davanti al negozio. Sul posto è arrivata la vigilanza privata All System, ma i ladri si erano già allontanati. I danni alla struttura sono ingenti; sull’episodio indagano i carabinieri di Busto Arsizio.
Poche ore prima, all’alba di lunedì 18 maggio, era toccato al negozio di biciclette di via Lombardia, a Castronno. Anche qui, tecnica del furgone-ariete: un mezzo rubato lanciato contro l’ingresso del punto vendita di biciclette per abbattere la vetrata. Il sistema d’allarme è scattato immediatamente, ma la banda ha avuto il tempo di caricare alcune bici e darsi alla fuga. Sul caso indagano i carabinieri della stazione di Carnago. Un precedente analogo era stato messo a segno nel settembre 2023 a Gazzada Schianno, ai danni del negozio All4Cycling, con la stessa modalità.
Più indietro nel tempo, ma dentro la stessa scia, c’è la notte del 17 aprile a Varese, nel quartiere di Biumo. Nella zona compresa fra le vie Tonale, Adamoli, Carcano e Merini sono state colpite più attività: una macelleria (da cui sono stati asportati alcuni salumi), un negozio di abbigliamento e casalinghi, e un’attività di ricambi d’auto dove l’effrazione è risultata solo tentata, con un oggetto lanciato contro le vetrine che hanno tenuto. Danni complessivi per migliaia di euro.
«La microcriminalità la paghiamo tutti»
A dare voce a una lettura che va oltre la singola denuncia è stato Valerio, titolare di “A Ruota Libera” a Castronno, in una riflessione raccolta da VareseNews dopo la spaccata. La sua non è la rabbia di chi reclama vendetta, ma un ragionamento sui costi indiretti che ogni colpo scarica sull’intera collettività.
«Quanto costa, a noi, all’assicurazione, alle forze dell’ordine e ovviamente, in ultima istanza all’utente finale un fatto come questo?», si chiede Valerio. La domanda apparentemente contabile diventa subito politica: i carabinieri intervenuti sul posto, il perito dell’assicurazione, il vetraio, il fabbro, il tecnico dell’allarme, il commercialista, eventualmente il legale — ciascuno dedica tempo e lavoro a riparare le conseguenze di un gesto durato pochi minuti. «In sostanza», sintetizza il commerciante, «quante persone e quanto tempo dobbiamo lavorare perché un paio di pirla, o qualunque cosa siano questi ladri possano ricavare un po’ di valore dal furto di qualche bici?»
Il danno diretto, sostiene Valerio, è quasi sempre il più piccolo. È il danno indotto — diffuso, frammentato, spesso invisibile nei bilanci — quello che pesa davvero: premi assicurativi che salgono per tutta la categoria, risorse delle forze dell’ordine distolte da altri fronti, senso di insicurezza che si allarga oltre la singola via. Quelle che gli economisti chiamano esternalità negative: costi che non ricadono su chi li produce, ma vengono spalmati sulla collettività.
Da qui la proposta, posta in forma di domanda: «Non sarebbe utile uscire da un dibattito che verte solo su due estremi: in galera quasi tutti e che si buttino via le chiavi, o una serie di diritti talmente generici da rimanere solo simbolici?». E ancora: «Non sarebbe il caso di concentrarsi in maniera il più possibile pragmatica su quanto sarebbe utile fermare e rendere inoffensivi questi delinquenti e su come farlo mantenendoci civili?».
Una terza via, in apparenza ovvia, eppure poco frequentata: misurare la gravità di un reato non solo dal valore della refurtiva, ma dal peso che scarica sull’intero sistema. Nei prossimi giorni e nei prossimi mesi, a Caronno Varesino come a Busto, a Castronno come a Biumo, ci sarà gente che lavorerà per rimettere insieme quello che qualcuno ha distrutto in pochi minuti, all’alba o nel cuore della notte.
“La microcriminalità la paghiamo tutti, ma manteniamoci civili”
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