Spagna: il meteo estremo e la vegetazione fattori scatenanti degli incendi, lo studio sui precedenti del 2025

13 Luglio 2026 - 17:05
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Spagna: il meteo estremo e la vegetazione fattori scatenanti degli incendi, lo studio sui precedenti del 2025

Mentre dalla Francia arriva la notizia che, alimentato dalla “canicule”, un imponente incendio sta devastando oltre 800 ettari della foresta di Fontainebleau, a sud est di Parigi, un nuovo studio mostra la correlazione tra incendi e crisi climatica in atto, in particolare riguardo quelli che sono divampati in Spagna. In Andalusia continua ad aggiornarsi il bilancio di vittime, feriti gravi e dispersi in seguito al rogo che nei giorni ha mandato in fiamme ettari di boschi, e il pensiero degli esperti torna a precedenti non lontani nel tempo. Era solo l'anno scorso, agosto 2025, quando alla ribalta delle cronache finiva il record storico di superficie bruciata segnato nel Nord-Ovest della Penisola Iberica. In quell'occasione uno studio internazionale ha ricostruito i fattori scatenanti che possono essere alla base di incendi estremi come quelli di cui sempre più spesso si sente parlare.

Il lavoro condotto sui roghi del 2025, al quale avevano partecipato per l'Italia ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche in forze all'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima (Cnr-Isac) e all'Istituto di geoscienze e georisorse (Cnr-Igg) individuava l'origine del fenomeno nella «combinazione di condizioni meteorologiche estreme e di una vegetazione particolarmente predisposta alla combustione». Lo studio è stato pubblicato su 'Global Change Biology' nel formato Science behind the news, a guidarlo il Gruppo di Modellistica Atmosferica Regionale (Mar) dell'Università spagnola della Murcia. Oltre al Cnr hanno partecipato istituzioni dalla Spagna e dal Belgio.

La ricerca mostra che gli incendi non sono stati un evento isolato, ma si sono sviluppati in concomitanza con un'ondata di calore eccezionale durata 16 giorni nell'Europa sud-occidentale, che ha favorito condizioni meteorologiche estreme per la propagazione del fuoco. Tali condizioni si sono riflesse nell'aumento dell'Indice di Pericolo di Incendio, che ha raggiunto il valore mensile più elevato mai registrato nel Nord-Ovest della Penisola Iberica nel periodo 1985-2025. L'area interessata dagli incendi, pur rappresentando il 2% del territorio europeo, ha concentrato oltre il 50% della superficie totale percorsa dal fuoco in Europa fino alla fine di agosto, comprendendo circa 541mila ettari su un totale di un milione complessivamente danneggiati dal fuoco. Dall'analisi degli incendi del 2025, emerge tuttavia che le condizioni meteorologiche estreme rilevate, pur essendo un fattore determinante, non spiegano da sole l'entità degli incendi . Le fiamme allora hanno colpito in modo sproporzionato le aree a macchia e arbusteto, che hanno bruciato in percentuali molto superiori alle attese: questo squilibrio suggerisce un aumento dell'estensione di questo tipo di vegetazione, probabilmente legato a decenni di abbandono del territorio, comune a tutto il Mediterraneo europeo, e a una gestione forestale inefficace. Sebbene il lavoro fosse incentrato su quei roghi nello specifico, fa riflettere.

«I risultati - spiegava in occasione della pubblicazione Marco Turco, studioso italiano che dall'università della Murcia ha coordinato lo studio - mostrano come il cambiamento climatico stia aumentando la probabilità di condizioni meteorologiche estreme favorevoli agli incendi», anche se «l'impatto finale dipende fortemente anche dall'uso del suolo e dalla struttura dei combustibili vegetali». Dagli autori arrivava anche una raccomandazione: "È necessario passare da una strategia prevalentemente reattiva di soppressione degli incendi a una prevenzione proattiva, che consideri la resilienza agli incendi come una priorità di sicurezza nazionale», suggeriva Mara Baudena, prima ricercatrice del Cnr-Isac di Torino. «Una gestione integrata del territorio, che riduca il carico di combustibile e rafforzi la presenza attiva e consapevole delle comunità locali, insieme al monitoraggio satellitare e alla capacità di intervento rapido, sono fra le misure più efficaci per limitare gli impatti futuri», era la conclusione di Antonello Provenzale, dirigente di ricerca del Cnr-Igg.

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