Sprechi, contaminazioni alimentari e obesità: dovremmo imparare dagli animali selvatici

28 Luglio 2026 - 11:15
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Sprechi, contaminazioni alimentari e obesità: dovremmo imparare dagli animali selvatici

Noi uomini dovremmo imparare dagli animali selvatici, e non da quelli domestici di allevamento, per evitare gli sprechi, le contaminazioni alimentari e soprattutto l’obesità nei bambini. I fatti però dimostrano che dagli animali selvatici non impariamo niente e, quel che è più grave, non vogliamo imparare niente, non vogliamo studiare la loro alimentazione, in primo luogo di quelli evoluzionisticamente a noi più prossimi: le scimmie antropomorfe, in particolare lo scimpanzé, animale con il quale condividiamo più del 98% del nostro patrimonio genetico. Perché tanta indifferenza verso questo mondo dal quale potremmo ottenere molte informazioni utili per la nostra salute alimentare?

La risposta è la ricerca del profitto ad ogni costo, quello delle multinazionali alimentari e di tutte le loro componenti incluse le certificazioni internazionali, spesso opache per i consumatori, con delle norme sulla qualità, sull’origine dei prodotti e sui loro trattamenti, che sono spesso facilmente aggirabili se non fraudolente. Infine c’è una componente politica, nel senso che le lobby agroalimentari spesso veicolano a loro vantaggio le leggi sia nazionali sia internazionali, soprattutto quelle della Comunità Europea. Per inciso, più del 60% del bilancio europeo è rivolto alla produzione agricola.

C’è una frase di uno scrittore e saggista americano, Jonathan Safran Foer, che mi ha lasciato perplesso: “Quello che l’industria alimentare ha capito, ed è stata questa la vera rivoluzione, è che non servono animali sani per fare profitto. Gli animali malati sono molto più redditizi”. Infatti ogni anno nel mondo muore quasi mezzo milione di persone per intossicazioni alimentari e il 30% per cento sono bambini, in primo luogo africani e poi asiatici.  Safran Foer, in sostanza, sostiene che tutto il sistema mondiale alimentare, sia nei Paesi ad alto reddito pro-capite sia in quelli a basso reddito, è assurdo.

Per quanto riguarda la contaminazione alimentare basti pensare ai pesticidi, ai metalli pesanti, al mercurio, al piombo e ad altri contaminanti industriali come il PFAS, sostanza polifluoroalchilica che all’uomo provoca molte malattie, tumori e difetti congeniti gravissimi. Inoltre dobbiamo sempre ricordare le conseguenze dovute alle varie influenze aviarie e alla Encefalopatia spongiforme bovina (BSE) che in un recente passato hanno causato centinaia di migliaia di morti.

Più recente invece è il caso in cui alcuni produttori italiani hanno rivenduto carne scaduta da anni proveniente dal Sud America e in avanzato stato di decomposizione. La carne veniva prima scongelata, privata delle parti più deteriorate e poi rimessa in commercio. Questa carne è stata sicuramente causa di salmonellosi, listeriosi e scompensi neurologici vari. Recentemente è stato scoperto che la maggior parte dei fiumi del Veneto, così come tanti altri fiumi, è stata contaminata dai prodotti industriali sopra menzionati, non solo quindi dal PFAS, con pesantissimi danni all’ambiente, agli animali e agli uomini. Ora, in ritardo, le autorità corrono ai rimedi. Sul cibo abbiamo una infinità di esempi negativi di cui però, alla fin fine, non ci curiamo. La realtà è che ci troviamo di fronte a una crisi dei nostri sistemi culturali riguardanti l’alimentazione senza precedenti. Abbiamo perso il controllo alimentare.

La pubblicità del cibo sui media, in televisione e sui giornali sta mettendo a repentaglio, oltre che la nostra salute, la sostenibilità alimentare. Ecco allora come si spiegano gli allevamenti intensivi di pollame, dei suini e di bovini e ovini, senza tenere mai a mente che per produrre un chilo di carne, per esempio quella bovina, occorrono più di 15 mila litri d’acqua; ma è ancora più grave il fatto che tutti questi animali domestici vengono trattati con antibiotici che poi vanno a finire nei nostri piatti anche se più di un terzo del cibo lo gettiamo nella spazzatura, almeno in Europa e nel Nord America.

Per non parlare del cibo vegetale già scartato alla raccolta perché non soddisfacente e lasciato sul campo, e del pesce che si deteriora durante il trasporto da una parte all’altra del mondo. Tra poco la produzione alimentare, soprattutto quella europea e nordamericana collasserà. Invece di aumentare il nostro controllo sull’alimentazione, incrementiamo l’ansia alimentare. Mangiamo qualsiasi cosa si possa ingurgitare e sempre di più. È così che è nata da qualche decennio a questa parte e che si è diffusa in tutto il mondo l’obesità, soprattutto nei bambini. Nel nostro Paese, il 21% dei bambini della scuola primaria è in sovrappeso, il 10% è obeso e più del 2% gravemente obeso. Non è una bella consolazione che in questa classifica in Europa l’Italia sia seconda solo alla Grecia. Norme e regole per una sana alimentazione dei bambini non sono ancora penetrate nella mente dei loro genitori che spesso sono più obesi dei loro figli. Nel mondo tra adulti e bambini ci sono più di 2 miliardi di obesi e gran parte sono in Occidente.

Il fatto più grave però è che dal 2015 in poi per obesità muoiono più di 4 milioni di persone all’anno, una cifra enorme che implica una spesa sanitaria altrettanto enorme. Nel 2016 solo negli Stati Uniti d’America i costi medici dovuti all’obesità sono stati di circa 150 miliardi di dollari e la cifra è in continuo aumento. Ancora più grave è che l’obesità nei bambini cresce più velocemente che tra gli adulti e porvi rimedio non è facile e, ovviamente, nemmeno conveniente per le multinazionali dell’alimentazione.

Sarà inutile radere al suolo le foreste tropicali ed equatoriali per impiantarvi coltivazioni non autoctone di cereali, palma da olio, mais o altro di questo genere o per allevare bestiame perché non saranno mai sufficienti a soddisfare la richiesta del mercato alimentare globale, senza considerare che l’agricoltura nel mondo è responsabile per il 25% della emissione di gas serra. Nel 2050 al mondo saremo più di 10 miliardi di persone, mentre nel 2017 eravamo poco più di 7. In Africa nel 2050 ci saranno più di 2,5 miliardi di persone, in Asia più di 5 miliardi: insieme arriveranno a poco meno della metà della popolazione mondiale attuale che è di 8,2-8,3 miliardi.

All’inizio ho citato le scimmie antropomorfe, lo scimpanzé in particolare, dal quale dovremmo prendere esempio, non nel senso che dovremmo alimentarci con gli stessi cibi di cui si nutre lui, ma rispetto alle sue abitudini alimentari. Prima di illustrarle dobbiamo dire dove vive questo animale allo stato libero che in realtà è in via di estinzione. Vive nella foresta equatoriale pluviale primaria e secondaria africana tra i 1500 e i 3500 metri di altitudine, in aree tutte potenzialmente molto ricche di alimenti. La sua dieta è costituita da circa 40 specie di piante diverse da cui trae foglie per il 40-70%, e germogli, steli, frutta, semi e fiori per il 10-30%.

Ma lo scimpanzé non è solo folivoro e frugivoro, è anche insettivoro e carnivoro. Infatti nel suo menu rientrano termiti, formiche, vespe, larve di vari insetti e altro ancora. In alcune circostanze uccide e si alimenta, anche se in parte, di piccoli mammiferi, antilopi, procavie, potamoceri, poi di uccelli, infine di alcune specie di scimmie, soprattutto del Colobo rosso. Se calcoliamo tutto ciò di cui si alimenta lo scimpanzé, vediamo che attinge a 250 fonti diverse di cibo. Sotto certi aspetti la sua alimentazione è più variegata di quella umana. Il punto però è anche un altro, quello da cui dobbiamo trarre insegnamento.

Per quanto riguarda la sua alimentazione vegetale lo scimpanzé si ciba di fiori, frutta e pistilli unicamente nei periodi in cui questi prodotti raggiungono un certo livello di maturazione, non prima e non dopo, lasciando poi l’opportunità ad altri animali di cibarsi degli stessi alimenti in altri periodi dell’anno. Non si accaparra egoisticamente tutto ciò che la natura mette a sua disposizione, senza lasciare niente agli altri animali, anche se, a volte, manifesta una debolezza tipicamente umana: occasionalmente si ciba di frutta fermentata per assumerne l’alcol! Nonostante ciò, lo scimpanzé e tutti gli animali in generale, non sono così stupidi da contaminare e inquinare i loro prodotti alimentari, semmai sono gli uomini a farlo.

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