Taser: dal 2022 almeno sette morti in Italia, tutti i rischi e le vittime dell’arma a impulsi elettrici

21 Giugno 2026 - 13:59
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Dal 2022 il Taser è in uso alle forze dell’ordine italiane. La narrazione ufficiale si costruisce attorno ad un concetto chiave: trattasi di un’arma poco offensiva, capace di ridurre i rischi nelle operazioni di polizia, un’alternativa meno pericolosa da utilizzare al posto delle armi da fuoco, senza effetti particolarmente significativi sulla salute della persona. Ma, come Antigone ha raccontato nel rapporto “Taser. Storia, controversie e zone d’ombra della pistola a impulsi elettrici”, l’esperienza degli ultimi anni mostra un quadro molto più complesso e preoccupante.

‘TASER’, acronimo ispirato ad un romanzo di fantascienza Tom Swift and His Electric Rifle, è il termine con cui è comunemente conosciuta l’arma a impulsi elettrici utilizzata per immobilizzare i soggetti durante gli interventi delle forze dell’ordine. Il nome deriva dall’azienda statunitense principale produttrice del dispositivo, oggi nota come Axon Inc. Con una proficua strategia di marketing e il coinvolgimento di professionisti del settore medico-scientifico, dai primi anni 2000 l’azienda promuove il Taser a livello globale. Studi scientifici e vicende giudiziarie raccontano una realtà profondamente diversa. Il Taser è tutt’altro che un dispositivo privo di rischi: le sue scariche elettriche possono interferire con il normale funzionamento del cuore, provocando alterazioni del ritmo cardiaco, in alcuni casi fatali. Negli Stati Uniti un’inchiesta della Reuters del 2017 ha documentato oltre mille decessi collegati all’utilizzo del Taser, mentre studi indipendenti hanno evidenziato possibili rischi cardiovascolari, soprattutto in presenza di stress intenso o uso di sostanze.

Partendo da questi presupposti Antigone ha voluto ricostruire la diffusione del dispositivo in Italia. Un percorso iniziato nel 2014, con il primo riferimento in un decreto sulla sicurezza negli stadi, e concretizzato nel 2022, con l’effettivo inserimento del Taser nelle dotazioni ordinarie delle Forze di polizia statali. Da allora, secondo i dati del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, ottenuti da Altreconomia, le forze dell’ordine hanno fatto ricorso allo sparo dei dardi in oltre mille occasioni. La quota di interventi conclusi con l’attivazione effettiva del dispositivo è passata dal 40% del 2022 a circa il 70% nel 2025, mentre è diminuito il ricorso all’estrazione dell’arma a fini puramente dissuasivi, previsto dalle linee guida operative. Nei quattro anni dall’introduzione del Taser, si sono verificati almeno 7 decessi connessi al suo utilizzo, di cui 4 in soli due mesi nel 2025. Gli esiti delle indagini mostrano una costante difficoltà nel dimostrare il nesso causale diretto, spesso attribuendo la morte a fattori preesistenti o all’uso di sostanze. Nel caso di Elton Bani, morto lo scorso agosto in provincia di Genova, la perizia stabilisce per la prima volta la responsabilità del Taser nell’arresto cardiaco causa del decesso. «Un quadro multifattoriale caratterizzato da intossicazione acuta da cocaina e da stimolazione elettrica ripetuta mediante arma a conduzione elettrica», afferma la medica legale. In quasi tutti i casi italiani, le vittime erano persone con disagio psichico o dipendenze, soggetti per i quali organismi internazionali sconsigliano tassativamente l’uso dell’arma.

La promessa iniziale è dunque smentita dalla realtà dei fatti: il Taser può avere effetti gravi sulla salute e sulla sicurezza dei cittadini. Quella che doveva essere un’alternativa alla pistola, è nella prassi un sostituto rispetto ad altri strumenti coercitivi e tecniche di de-escalation meno invasive, utilizzato in modo crescente soprattutto nei confronti di persone in condizioni di vulnerabilità. Per questo Antigone chiede l’adozione di un approccio improntato alla massima cautela: l’istituzione di una commissione scientifica indipendente che valuti gli effetti sanitari del dispositivo, la sospensione del suo utilizzo fino all’accertamento della sua effettiva sicurezza, la piena trasparenza sugli episodi critici e la creazione di un registro nazionale che consenta di monitorarne sistematicamente l’impiego e le conseguenze. In assenza di dati completi e di evidenze scientifiche definitive, l’espansione dell’uso del Taser nelle forze dell’ordine appare una scelta difficilmente giustificabile.

*Ricercatrice associazione Antigone

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