Tea, Zirpoli: dazi contro Cina solo con obblighi per costruttori Ue
Milano, 15 ott. (askanews) – I dazi sulle auto cinesi possono essere giustificati per proteggere l’industria automobilistica europea, ma devono essere temporanei e comportare obblighi precisi per i costruttori che ne beneficiano, a partire da investimenti in Europa, salvaguardia dell’occupazione e trasferimento di competenze tecnologiche. È quanto sostiene Francesco Zirpoli, direttore dell’Osservatorio sulle trasformazioni dell’ecosistema automotive (Tea), intervenendo nel dibattito sulla concorrenza cinese e sulle misure di protezione del settore auto europeo.
“La protezione può essere giustificata, purché comporti obblighi per chi ne beneficia e abbia una scadenza”, afferma Zirpoli. “I costruttori dovranno dimostrare di investire in Europa, salvaguardare in modo verificabile occupazione e fornitori e stringere con i partner cinesi alleanze che portino competenze nelle batterie e nel software, non solo componenti a minor costo”.
La pressione dell’industria automobilistica cinese sui mercati internazionali continua a crescere. Le esportazioni di veicoli dalla Cina sono passate da circa un milione di unità nel 2020 a 8,3 milioni nel 2025. Nei primi nove mesi del 2026 le sole autovetture esportate hanno raggiunto 7,2 milioni (+71%) e l’associazione dei costruttori cinesi prevede oltre 10 milioni di veicoli esportati entro fine anno.
Secondo Zirpoli, i dazi imposti da un singolo Paese finiscono per spostare la concorrenza cinese verso altri mercati. Servirebbero invece regole internazionali condivise per contrastare sussidi e dumping sociale e ambientale, ma l’Organizzazione mondiale del commercio è stata progressivamente indebolita, con l’organo d’appello paralizzato dal 2019.
Il direttore dell’Osservatorio Tea ricorda inoltre che per decenni i costruttori europei hanno beneficiato in Cina di sussidi, bassi salari e assenza di sindacati indipendenti, condizioni diventate oggetto di contestazione soprattutto quando i produttori cinesi hanno iniziato a competere con i partner occidentali.
Gli investimenti cinesi nell’industria automobilistica europea, aggiunge Zirpoli, devono rispettare regole sociali e ambientali comuni a tutta l’Ue, senza accordi differenti negoziati dai singoli Stati.
“Dazi e contenuto locale restano strumenti difensivi: possono dare tempo, non costruire capacità industriale”, avverte Zirpoli. La Cina, sottolinea, ha conquistato il primato nella prima fase della transizione elettrica grazie a vent’anni di politica industriale coerente. Senza una strategia europea, il rischio è ridurre le importazioni senza fermare l’avanzata dell’industria cinese, “difendendo i margini dei costruttori a scapito dell’occupazione e dei consumatori”.
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