Telegram, la Russia accusa Durov di facilitazione del terrorismo | la risposta
Pavel Durov è stato incriminato dalle autorità russe con l’accusa di aver facilitato attività terroristiche tramite la sua piattaforma di messaggistica istantanea Telegram. Il riferimento è in particolare alla guerra in Ucraina: secondo l’FSB, l'agenzia di sicurezza federale russa, i servizi segreti del Paese si sono avvalsi dell’app per organizzare operazioni di sabotaggio e condurre attacchi nel territorio russo, anche inducendo, fingendosi donne, adolescenti e giovani uomini russi a compiere atti di sabotaggio nei confronti di infrastrutture e autorità.
L’annuncio non è esattamente sorprendente, perché Mosca e Telegram (e di riflesso il suo fondatore) hanno un rapporto piuttosto complicato già da qualche anno, che si è peraltro deteriorato parecchio dal 2022, quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina, per una serie piuttosto articolata di ragioni. È vero (o quantomeno probabile) che le forze ucraine hanno usato Telegram per coordinarsi, ma al tempo stesso poche nazioni al di fuori della Russia definirebbero difendersi da un invasore terrorismo; è altresì vero che le politiche di moderazione piuttosto lasse della piattaforma hanno già generato diverse critiche a livello internazionale, anche in Occidente.
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