Termovalorizzatore, la Regione proroga il bando. Bucci: “Genova deve risolvere il problema”

30 Giugno 2026 - 15:32
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Termovalorizzatore, la Regione proroga il bando. Bucci: “Genova deve risolvere il problema”
Generico giugno 2026

Genova. Colpo di scena nella partita del termovalorizzatore per chiudere il ciclo dei rifiuti in Liguria. Il bando per le proposte di partenariato pubblico-privato sarebbe scaduto alla mezzanotte di oggi (30 giugno), ma l’Agenzia regionale dei rifiuti ha prorogato i termini fino al 20 luglio con un apposito decreto. Una mossa che arriva all’indomani del passo indietro del Cda di Amiu che, nonostante gli annunci della giunta Salis nelle scorse settimane, ha deciso di rinviare l’eventuale partecipazione alla successiva fase pubblica “non appena la Regione avrà individuato il sito e definito il progetto”.

“Gli ulteriori venti giorni sono a disposizione di tutti i partecipanti per eventuali integrazioni o partecipazioni o qualunque altro dato utile per arrivare alla decisione finale – spiega il presidente ligure Marco Bucci a margine del consiglio regionale -. Non è fatto per una sola azienda. Sono arrivate richieste, che ovviamente non possiamo discutere perché siamo in una fase di gara, di avere ulteriori delucidazioni. Mi auguro, quindi, che anche Amiu colga l’occasione per intervenire“.

Alla base della proroga, con decreto firmato dal direttore di Arlir Sergio Tommasini, c’è “la particolare complessità dell’iniziativa e la necessità di consentire agli operatori economici interessati un adeguato periodo di elaborazione delle proposte progettuali e della prevalente esigenza di assicurare la massima partecipazione alla procedura, nel rispetto dei principi di concorrenza, trasparenza, parità di trattamento e buon andamento dell’azione amministrativa”, spiega la Regione in una nota, confermando “la volontà di procedere in autunno con la gara per arrivare all’aggiudicazione entro fine anno“.

Il braccio di ferro continua, Bucci: “Da Genova l’80% dei rifiuti, si diano da fare”

Lo stesso Bucci ieri aveva offerto la possibilità di una proroga, ma solo se fosse arrivata una richiesta da parte di Amiu: “Sono loro che devono prendere l’iniziativa”. Oggi vengono dichiarate motivazioni differenti. Nel frattempo la sindaca Salis ha ribadito che “non esistono sul nostro territorio aree idonee a ospitare un’infrastruttura simile” e ha giustificato in una nota la scelta dell’azienda: “Aspettiamo che la Regione sciolga il nodo della gara: se ci sarà un Comune ligure disponibile ad accogliere un impianto sul proprio territorio, valuteremo se ci saranno le condizioni per permettere ad Amiu di partecipare alle procedure pubbliche, secondo le regole del partenariato pubblico privato”.

Ma il braccio di ferro continua e Bucci oggi rilancia: “Genova è responsabile per l’80% del materiale che viene portato fuori regione. È molto difficile che si possa dire: a Genova non facciamo nulla, mandiamo a un altro comune l’80% dei rifiuti della Liguria. Chi è responsabile deve darsi da fare, tirarsi su le maniche e risolvere i problemi. È certo che la provincia di Genova, o addirittura il Comune di Genova, sono i posti per definizione per poter fare questo lavoro.  È poco etico dire: se ne occupa qualcun altro, visto che i rifiuti li facciamo noi“.

L’obiettivo di Amiu è aggregarsi in seguito come partner industriale del soggetto privato che costruirà il termovalorizzatore. Il governatore però insiste sulla necessità che l’adesione arrivi in questa fase: “Non partecipare vuol dire rinunciare alle ricadute economiche, che devono essere previste per chi si associa come azionista, cioè come parte della compagine. E le compagini, una volta finito il bando, non possono essere cambiate. Amiu potrà aggregarsi come conferitore, ma la compagine azionaria è decisa adesso“.

Lo scontro politico dopo il veto di Avs nella maggioranza della giunta Salis

Al di là delle questioni tecniche, lo scontro è sempre più politico. Anche perché la marcia indietro di Amiu e della giunta Salis arriva a valle della spaccatura in maggioranza con Avs sulle barricate pronta a dare battaglia sull’inceneritore a tutti i livelli istituzionali. Posizioni che Salis aveva respinto al mittente solo pochi giorni fa: “C’è una differenza tra un partito e un sindaco. Un sindaco deve portare avanti quello che è l’interesse della città senza un posizionamento ideologico sui temi. Io non ho un posizionamento ideologico, ho il posizionamento di chi deve far funzionare le cose. Quindi, per far funzionare Amiu, c’è necessità che partecipi a questa gara e Amiu parteciperà“.

“Il dato di fatto è che la giunta del Comune di Genova non è in accordo, lo si percepisce anche dalle dichiarazioni dell’assessora Pericu. È questo è il problema – attacca Bucci -. È inutile nascondere questo problema con riferimento alla Regione o ai bandi che facciamo, che sono assolutamente corretti, molto etici e, soprattutto, danno la possibilità a tutti di partecipare”.

Giampedrone: “Se Genova dice no, ogni sindaco sarebbe legittimato a fare lo stesso”

“La proroga è una proroga assolutamente tecnica – ribadisce l’assessore ai Rifiuti Giacomo Giampedrone -. È una proroga che vale per tutti i proponenti. Oggi abbiamo letto che per chiudere il ciclo Genova aspetta che qualcun altro candidi un altro Comune e poi decide eventualmente se fare il partner tecnico. Questo è un tema che automaticamente chiamerebbe fuori tutti gli altri sindaci della regione. O Genova decide di partecipare alla chiusura del ciclo attivamente, e poi dove farlo lo valutiamo insieme, oppure qualunque altro sindaco sarebbe legittimato a dire: se Genova ha detto di no, anche se produce la stragrande maggioranza dei rifiuti di questo territorio, noi non vogliamo che Genova chiuda il ciclo a casa nostra“.

Il rebus del sito: esclusa Scarpino, l’ipotesi dell’area ex Colisa

Resta il grande interrogativo: dove costruire l’impianto a Genova o dintorni? “Al netto di Scarpino, che sappiamo avere condizioni che il Comune ha valutato come non idonee, non penso che Genova abbia solo questa possibilità per chiudere il ciclo – continua Giampedrone -. Il nostro piano dice dove non si può fare: le aree inondabili, le aree particolarmente sismiche. Da tutte le altre parti si può fare e non penso che l’area della Città metropolitana di Genova non abbia potenziali siti idonei. Dopodiché, quando arriveranno le domande, faremo le valutazioni complessive e decideremo il sito e la proiezione tecnica più idonea, con una commissione dedicata. Poi il progetto andrà in gara”.

Da quanto trapela, se non si arrivasse a un’intesa sul piano politico, la Regione potrebbe imporre l’impianto attraverso un esproprio o comunque l’apposizione di un vincolo su un’area pubblica. Tra le aree alternative più accreditate, come anticipato da Genova24, c’è l’ex Colisa sulle alture della Valpolcevera, a breve distanza da Coronata, proprietà della società pubblica Ire controllata di fatto dalla Regione. Un sito ritenuto troppo piccolo e inadatto dall’amministrazione di Palazzo Tursi, senza contare le contrarietà bipartisan già emerse dal territorio. Dato il ragionamento di Bucci e Giampedrone, sembra perdere quota l’ipotesi di un impianto decentrato in Val Bormida o comunque troppo lontano dal capoluogo. Ma la partita è ancora aperta.

Marchiani (Fp Cgil): “È ora di assumersi responsabilità politiche”

“È indispensabile garantire tutele e diritti a lavoratrici e lavoratori del settore, la qualità del servizio erogato alla cittadinanza e la sostenibilità delle tariffe. Tuttavia, per raggiungere tali obiettivi mantenendo in equilibrio il sistema si deve sviluppare Amiu, realtà pubblica che oggi ha l’affidamento diretto del servizio fino al 2035 e 1900 dipendenti circa, ed è altrettanto necessario un chiaro e responsabile atto politico che decida come chiudere il ciclo dei rifiuti, assumendosi oneri e onori con coraggio e lungimiranza“, interviene Gianluca Marchiani, segretario della Fp Cgil Genova.

“Le varie amministrazioni comunali non sono state in grado di produrre soluzioni concrete e durature in materia di gestione dei rifiuti, lasciando la città in una condizione di grave difficoltà. Questa inerzia ha imposto a Genova una dipendenza continua dal mercato esterno, subendo condizioni antieconomiche, che ricadono pesantemente sui lavoratori del settore e sulla cittadinanza – continua il sindacalista -. Non è più ammissibile che una città come Genova, con tutte le sue potenzialità e la sua rilevanza nel panorama nazionale, non riesca a prendere decisioni lungimiranti e dignitose su una questione così cruciale e delicata. La comunità genovese merita rispetto e risposte chiare: serve un percorso politico trasparente e condiviso per definire la chiusura virtuosa del ciclo integrato dei rifiuti. Questo implica, altresì, la salvaguardia dell’occupazione e la tutela dei diritti dei lavoratori coinvolti nella filiera della gestione rifiuti”.

La Fp Cgil Genova “invita pertanto le istituzioni locali ad individuare soluzioni concrete che diano risposte serie finalizzate al superamento di questa fase complicata e disorganizzata, dotando la città e la sua azienda partecipata di un sistema industriale del ciclo integrato dei rifiuti adeguato al raggiungimento degli obbiettivi. Solo attraverso un impegno politico serio e condiviso si potrà restituire autonomia alla città nella gestione dei rifiuti, eliminando la dipendenza da meccanismi di mercato sfavorevoli e garantendo un servizio efficiente e sostenibile per tutti”. Il sidnacato “conferma il proprio impegno a vigilare affinché qualsiasi decisione futura garantisca la continuità aziendale, rispettando i principi di equità sociale, tutela ambientale e qualità del lavoro, sostenendo il dialogo costruttivo tra parti sociali e istituzioni”. “È tempo di mettere fine a una fase di stallo e di avviare finalmente una nuova stagione di responsabilità, trasparenza e partecipazione, per il bene della nostra città, dei suoi lavoratori e di tutti i cittadini genovesi”, conclude Marchiani.

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