Toldo: “Ero il miglior portiere al mondo. Potevo andare al Barcellona e al Liverpool, rimasi all’Inter per vincere campionati con situazioni strane”
Intervista all'ex portiere.
Francesco Toldo, bandiera dell’Inter con cui ha vinto il Triplete nel 2010, si è raccontato ad As. Dalla carriera da portiere, passando per la Nazionale e finendo con la sua parentesi nelle file dirigenziali dell’Inter, ecco le parole dell’ex calciatore che però dice di aver chiuso con il calcio, che non segue più.
“Guardate il mondo di oggi: guerre, crisi economiche, pandemie, calamità… Il calcio, intanto, è immerso nei milioni. Mi dispiace, ma a me piacciono le cose semplici. Ho rifiutato tutto, anche se è vero che ero un tipo atipico. Non mi interessavano la pubblicità, gli sponsor… Il mio agente impazziva. Cerco di stare bene, ma niente di più. Non so se mi credete, ma sono fuori dal mondo del calcio da quando mi sono ritirato”.
“Mourinho lo ricordo tra i tre migliori di sempre. Forse anche il numero uno al mondo in termini di capacità umane, psicologiche e tecniche. Per me, lo ripeto, è il migliore di tutti, senza dubbio. Poi c’è anche Sacchi, con l’Italia, e Helenio Herrera, un altro che ha fatto la storia all’Inter. Mou è un uomo preparato sotto ogni aspetto. Ho subito legato con lui. Ho sacrificato la mia carriera per dare una mano nello spogliatoio, attingendo alla mia esperienza, nella ricerca della vittoria. Volevo ritirarmi da un po’, ma sono rimasto per questo motivo. Quel fantastico gruppo avrebbe potuto trionfare anche senza di me, ma ho deciso di sacrificarmi per loro e per l’Inter. È stato un onore per me.”
“È vero sono stato vicino al Liverpool e soprattutto al Barcellona. Era il 2001, contratto quinquennale con i catalani. Stavo per firmare. Mi pagavano molto di più dell’Inter, dove ero arrivato quell’anno dalla Fiorentina. Accettai di rimanere in Serie A. Sono un patriota e volevo vincere titoli in Italia. Benitez poi mi voleva in Premier League. Ho detto di no, perché sapevo che prima o poi avrei vinto qualcosa di importante con l’Inter. C’erano situazioni strane in Italia e volevo superare questo ostacolo. E ci siamo riusciti. Ho capito nel corso della mia carriera che dovevo arrabbiarmi davvero per essere inarrestabile. Non è stato facile, perché richiedeva un notevole dispendio di energie fisiche e mentali. Credo ci sia stato un periodo in cui ero il miglior portiere del mondo. Lo dico a me stesso, senza vantarmi”.
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