Transizione energetica al rallentatore, in Ue le rinnovabili crescono quattro volte più veloci che in Italia

L’Italia resta tra i Paesi europei più avanzati sul fronte dell’economia circolare, ma continua a perdere terreno nella transizione energetica. È il quadro che emerge dal Rapporto 2026 Transizione energetica, decarbonizzazione, economia circolare: Europa avanti piano, Italia indietro tutta, curato da Duccio Bianchi dell’Istituto Ambiente Italia e presentato nell’ambito dell’undicesima edizione di Circonomia, il Festival dedicato all’economia circolare e alla sostenibilità in programma ad Alba dal 21 al 23 maggio (tutti gli appuntamenti sono gratuiti e aperti al pubblico previa iscrizione qui: https://www.eventbrite.it/o/46269896813).
L’analisi, costruita su un set di 23 indicatori, colloca quest’anno l’Italia al quarto posto tra gli Stati dell’Unione europea, dietro Danimarca, Olanda e Austria. Un risultato ancora alto, ma che segna l’uscita dal podio dove il nostro Paese era rimasto a lungo nelle precedenti edizioni del Rapporto. Il motivo è chiaro: l’Italia continua a performare bene negli indicatori legati a circolarità e gestione dei rifiuti, ma arretra o resta sotto la media europea negli indicatori energetici e climatici.
«L’immagine che emerge è quella di un ‘bicchiere relativamente pieno’, rappresentato dalla circolarità, affiancato da un “bicchiere semivuoto”, quello della transizione energetica - dichiara Roberto Della Seta, Direttore Scientifico di Circonomia -. Il ritardo italiano nella decarbonizzazione energetica è un grande problema non solo nella lotta alla crisi climatica: è un danno all’interesse generale del Paese, perché continuare a dipendere dai fossili nel mondo impazzito di oggi significa mettere a rischio la nostra sovranità e indipendenza».
A livello europeo, per il quarto anno consecutivo quasi tutti gli indicatori ambientali mostrano segnali di miglioramento, anche se a un ritmo molto più lento rispetto agli anni precedenti. Diminuiscono i consumi energetici pro capite e quelli da fonti non rinnovabili, mentre cresce la quota di rinnovabili sia nei consumi complessivi sia nella produzione elettrica. L’unica eccezione riguarda l’aumento delle emissioni medie di CO2 delle nuove automobili immatricolate.
Dentro questo quadro, l’Italia registra però performance più deboli della media Ue e in diversi casi un netto peggioramento. La frenata è evidente soprattutto guardando al periodo 2019-2024: il percorso positivo che aveva portato il Paese tra i leader della transizione ecologica si è interrotto, e dal 2022 la crescita italiana risulta sistematicamente inferiore a quella della media europea e degli altri Paesi più avanzati.
Il dato più eloquente riguarda la dipendenza dai combustibili fossili. Tra il 2019 e il 2024, in Italia il consumo di energia da fonti non rinnovabili – essenzialmente fossili – si è ridotto appena del 4%, contro una riduzione media del 13% nell’Unione europea. Anche i consumi energetici pro capite sono scesi meno che nel resto d’Europa: -9% in Italia, contro -12% nella media Ue.
La distanza cresce ancora di più sulle rinnovabili. Nello stesso periodo, la quota italiana di energie rinnovabili sui consumi finali è aumentata del 7%, mentre nell’Unione europea la crescita è stata del 27%. In Germania l’aumento è stato del 30%, in Francia del 35% e in Spagna del 42%. In altre parole, le rinnovabili crescono in Europa quasi quattro volte più rapidamente che in Italia, confermando il rallentamento del nostro Paese proprio sul terreno più decisivo per ridurre emissioni, dipendenza energetica e costi legati ai combustibili fossili.
Anche nel fotovoltaico il confronto europeo resta problematico. Tra il 2019 e il 2025 l’Italia ha poco più che raddoppiato la propria capacità solare, con un aumento del 111%, mentre l’insieme dell’Unione europea l’ha quasi triplicata, crescendo del 173%. La dinamica italiana resta inferiore sia a quella della Germania, già molto sviluppata e cresciuta comunque del 140%, sia a quella della Spagna, che ha registrato un incremento del 372%.
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