Tre indagati per corruzione per il progetto del Ponte sullo Stretto: c’è anche un ex presidente della Corte dei conti
Tre persone sono indagate della Procura di Roma che gli contesta le accuse di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio rispetto alla progettazione del ponte sullo Stretto. Si tratta di un ex presidente aggiunto della Corte dei conti, un avvocato che faceva parte del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina e un imprenditore. Secondo i magistrati di piazzale Clodio i tre avrebbero cercato di condizionare i controlli per l’approvazione del progetto definitivo dell’infrastruttura da parte della Corte dei conti. In particolare sarebbe stato il membro del CdA della società Stretto di Messina e l’imprenditore ad aver fatto pressioni sull’ex presidente aggiunto della Corte dei conti per convincerlo ad ottenere un parere preliminare positivo sulla fattibilità del progetto in favore della società Stretto di Messina, a cui il governo ha affidato la gestione del progetto.
In particolare per la Procura il magistrato contabile avrebbe fornito all’avvocato e all’imprenditore informazioni riservate, con i due che in cambio gli avrebbero promesso appoggio per fargli ottenere cariche pubbliche dopo il suo pensionamento. Non solo: gli inquirenti ipotizzano che l’avvocato e l’imprenditore iscritti nel registro degli indagati abbiano anche provato ad avvicinare altri magistrati considerati utili a favorire i propri interessi. Lo stesso ex presidente aggiunto della Corte dei conti avrebbe riferiti loro quali erano gli orientamenti dei colleghi rispetto all’approvazione del progetto preliminare dell’infrastruttura, vero e proprio cavallo di battaglia del ministro dei Trasporti Matteo Salvini.
La Procura nell’ambito dell’inchiesta ha ordinato perquisizioni a Roma, in provincia di Frosinone e in quella di Reggio Calabria: in una nota i pm guidati dal procuratore capo Francesco Lo Voi hanno comunicato di aver posto sotto sequestro documenti e dispositivi elettronici.
L’interessamento dei tre indagati per il parere della Corte dei conti è legato al ruolo chiave di quest’ultima: la decisione dei magistrati contabili è decisiva per la pubblicazione del progetto definitivo del ponte sullo Stretto in Gazzetta Ufficiale e per consentire così l’apertura ufficiale dei cantieri. Nell’ottobre del 2025 proprio la Corte dei conti non aveva approvato il progetto presentato, col governo Meloni che era stato costretto a rivedere le procedure.
Dopo l’emergere dell’inchiesta è arrivato il commento di Pietro Ciucci, l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, che sottolinea che la sua società è “totalmente estranea” all’indagine. “Confermiamo la massima la disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto. La società – aggiunge Ciucci – prosegue nel suo impegno di realizzare il ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti”.
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