Trenord & le “cronache dall’inferno” di Massimo Moletti
“Benvenuti a bordo di Trenord, l’unico parco divertimenti dove il brivido è incluso nel prezzo, l’aria condizionata è un optional e la puntualità una leggenda metropolitana. Biglietto in mano, speranza nel cuore e deodorante nello zaino: il viaggio del pendolare comincia così, a metà tra la transumanza e lo sport estremo.
La filosofia dell’attesa: da Trecate a Rho
A Trecate l’attesa è elevata ad arte. La sala d’aspetto offre un mix climatologico unico: condizionatore rigorosamente spento e porta spalancata sui binari, per un effetto combinato tra sauna finlandese e galleria del vento. L’altra sala? Promossa a sacco da boxe per i passeggeri più esasperati.
Quando finalmente il convoglio arriva, l’accoglienza è affidata a quel clima tropicale che i meteorologi definiscono “minimo sindacale di sopravvivenza”. L’aria condizionata c’è, lo giura l’azienda, solo che lavora in smart working. Da casa sua. Poi si arriva a Rho e si scende. Perché? Mistero della fede ferroviaria. A Rho scendono tutti, come a Lourdes. Poi si risale, se Dio vuole.
Il rebus delle tariffe: Garibaldi si è fermato prima degli abbonamenti
C’è poi un mistero burocratico che nessun politico sembra voler sciogliere: l’integrazione tariffaria tra la tratta piemontese e il sistema milanese. Siamo nell’Europa unita, eppure muoversi tra Trecate e Milano significa scontrarsi con un puzzle di staterelli e biglietterie diverse. Giuseppe Garibaldi ha unificato l’Italia, ma si è tragicamente dimenticato di fare lo stesso con gli abbonamenti dei treni.
La giungla metropolitana e la fauna da vagone
Una volta sbarcati a Milano, la situazione non migliora. La metropolitana è una scatoletta di sardine (ma senza il privilegio dell’olio), mentre in superficie i SUV – veri e propri condomini semoventi – occupano le carreggiate restringendo lo spazio vitale. Darwin ne sarebbe fiero.
Ma il vero capolavoro sociologico va in scena al ritorno. Tra tram che cambiano percorso senza preavviso e treni per Novara soppressi, il vagone si trasforma in un palcoscenico antropologico. È qui che incontri la classica paladina del silenzio: inflessibile con il pendolare solitario che sussurra al telefono (“Abbassi la voce!”), ma improvvisamente muta e remissiva davanti alla comitiva folkloristica che trasforma lo scompartimento in una spiaggia, tra schiamazzi e piedi scalzi. Una perfetta selezione naturale della severità.
Una polizza funeraria nel biglietto?
La morale di questa favola ferroviaria è amara. Non si può far viaggiare la gente in questo modo, bastonando sempre chi paga e assistendo impotenti al caos. Un tempo c’era chi bloccava lo sviluppo della rete; oggi chi lo fa? Il caldo? Il destino? L’ufficio complicazioni affari semplici?
Se tutti questi disagi non porteranno a un miglioramento drastico, tanto vale cambiare strategia commerciale: o non fa pagare più nessuno, o Trenord farebbe meglio a includere nel biglietto una polizza funeraria. Almeno si muore rinfrescati. Nel frattempo, il viaggio continua. Non un servizio, ma un’esperienza spirituale che insegna la pazienza, la sofferenza e, se si sopravvive, anche un briciolo di ironia”.
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