Trump bocciato anche dall’esperta di bon ton: «Arrogante e lontano dalle buone maniere»

La battuta sul selfie non è rimasta una battuta. Quando Donald Trump ha sostenuto che Giorgia Meloni avrebbe «implorato» una foto con lui, il dettaglio apparentemente leggero è diventato un inciampo politico, diplomatico e perfino di costume. Non perché un’espressione infelice possa incrinare da sola l’asse tra Roma e Washington, ma perché nella grammatica dei rapporti internazionali anche il tono conta. E se a parlare è il presidente degli Stati Uniti, il confine tra spontaneità e sgarbo istituzionale sparisce. La presidente del Consiglio ha replicato con una frase breve, secca e calibrata: «Io e l’Italia non imploriamo mai». Una risposta che ha rimesso al centro il punto politico della vicenda: non l’orgoglio personale, ma la dignità della funzione rappresentata. Ha segnato una linea. Ed è su quella linea che si è inserito il giudizio di chi, per mestiere, studia linguaggi, cerimoniale e codici pubblici: «Sembra di assistere ad una soap opera».
Il bon ton della politica
Laura Pranzetti Lombardini, scrittrice, giornalista ed esperta di costume e buone maniere, all’Adnkronos ha letto la vicenda come un problema di stile prima ancora che politico-diplomatico. «Esternazioni a caldo per stupire, ma Trump è il presidente degli Stati Uniti e rappresenta le istituzioni. Non è lo stile che si addice alla politica, mina la sua immagine, parole lontane dal buon senso, dal galateo, dal cerimoniale, forse semplicemente dall’educazione e dalle buone maniere».
Il punto, nella sua analisi, non è il carattere notoriamente diretto del presidente americano. È il ruolo. Un capo di Stato non parla soltanto per sé, soprattutto quando si rivolge a un alleato. Il lessico personale può diventare un messaggio politico, e un’uscita pensata per dominare la scena finisce per appesantire proprio chi la pronuncia.
«Un uomo arrogante»
Pranzetti Lombardini è ancora più netta quando descrive il tratto comunicativo del tycoon. «Trump è un istintivo, ma anche un uomo arrogante, la sua aggressività è qualcosa di ancestrale». Poi aggiunge: «Un atteggiamento che non puoi permetterti quando sei a capo di una potenza mondiale. Bisogna meditare bene le proprie parole, un capo di Stato deve essere un esempio per il proprio Paese e i propri cittadini».
Il giudizio non riguarda soltanto l’educazione formale. Nelle parole del presidente Usa, «è mancato, non soltanto il rispetto, ma il senso civico». È una distinzione importante. Il rispetto attiene al rapporto personale; il senso civico riguarda la consapevolezza della funzione pubblica. In diplomazia, spesso, la seconda pesa più della prima.
La replica di Meloni
Per l’esperta di bon ton, nella comunicazione di Trump «c’è in lui quasi il desiderio di voler prendere in contropiede le persone». Una strategia efficace nelle arene mediatiche, meno quando il bersaglio è un capo di governo amico. Da qui il giudizio positivo sulla premier: «Bene la reazione di Giorgia Meloni. Si è difesa e le sue parole sono andate a segno».
Anche Ilaria Grillini, giornalista e scrittrice, autrice per Rai Libri de “Le donne di Carlo”, sposta il discorso dal gossip al rango. «Purtroppo non esistono più i politici di una volta, la politica un tempo era qualcosa di molto, molto alto. Non esistono più regole, nessun bon ton, siamo scesi veramente in basso».
La conclusione: «Qualsiasi cosa sia accaduto Donald Trump non può permettersi di dileggiare in questo modo il nostro presidente del Consiglio».
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