Trump-Meloni, l’opposizione si spacca: Calenda difende l’onore nazionale, Conte pesce in barile e Avs all’attacco bieco

19 Giugno 2026 - 17:11
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Trump-Meloni, l’opposizione si spacca: Calenda difende l’onore nazionale, Conte pesce in barile e Avs all’attacco bieco

Trump-Meloni, il centrosinistra si divide e qualcuno straparla

Ed eccoci alla resa dei conti nel centrosinistra. Sì, perché lo sfregio mediatico di Donald Trump a Giorgia Meloni non ha innescato soltanto un terremoto diplomatico sull’asse Roma-Washington. Ma ha anche finito per squarciare il velo delle ipocrisie in un’opposizione che, di fronte all’onore nazionale ferito, si è mossa in ordine totalmente sparso. Così, nella fusione a freddo tra reazioni scomposte, sciacallaggi politici e rari sprazzi di dignità istituzionale, il centrosinistra ha offerto lo spettacolo di una vera e propria scomposizione atomica.

Trump-Meloni,il centrosinistra si spacca: Calenda e Quartapelle difendono l’onore nazionale

A rompere la linea del preconcetto ideologico, dissociandosi apertamente dai compagni di area, sono stati Carlo Calenda e Lia Quartapelle. In primis, il leader di Azione ha liquidato il tycoon senza giri di parole: «Trump è un mentitore seriale, nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo affatto che Giorgia Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l’onore della Nazione».

E sulla stessa linea si è posizionata la deputata del Pd Quartapelle che ha dichiarato: «Non è accettabile il livello di offesa crudele che il presidente Trump ha rivolto alla premier. La figuraccia la fa lui: un prepotente che non si fa scrupolo a danneggiare le relazioni con l’Italia. Molto mi divide da Giorgia Meloni, ma non il rispetto: a lei solidarietà».

Ma Giuseppe Conte galleggia tra pesci in barile e vecchi ami

Eppure, superata questa sponda di onestà intellettuale, si entra nel terreno scivoloso dove sguazzano “pesci in barile”. Come Giuseppe Conte, che ha cercato di restare a galla su un equilibrio precario, parlando di un’Italia che «non merita di ritrovarsi così platealmente mortificata». Salvo poi cogliere al balzo l’occasione per pungere la premier, sostenendo che «la rincorsa a foto, a prefazioni di libri, non può prevalere mai sul nostro interesse nazionale».

Renzi anodino (ma non troppo)…

Già sarebbe stato abbastanza per replicare e controbattere sul pezzo. E invece, ancor più caustico e speculativo è intervenuto a gamba tesa Matteo Renzi, che ha liquidato il tutto con un ironico: «Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata. Cara Presidente, hai finalmente capito che allearsi con quella gente lì significa essere contro l’Italia?». Ma di che parla? E a cosa allude, ancor più sibillinamente l’ex premier, al netto di trattati e patti di storica memoria e di sue entusiastiche visite alle Casa Bianca di antica memoria?

Caso Trump-Meloni, Bonelli oltre ogni limite

Ma, ahinoi, non è ancora tutto. Perché la palma del livore cieco e dello sciacallaggio bieco va decisamente alla sinistra radicale di Avs e ai progressisti di Più Europa, pronti ad applaudire il “bullo” d’oltreoceano pur di colpire la premier italiana. Laddove per esempio, Angelo Bonelli (Avs), è arrivato persino a chiederne le dimissioni: «Al posto di Giorgia Meloni mi vergognerei così tanto che mi porrei il problema di farmi da parte. Non è più in grado di rappresentare l’Italia».

La sinistra radicale di Avs all’attacco con Bonelli e Fratoianni

Parole a cui hanno fatto eco quelle del compagno di coalizione Nicola Fratoianni, che ha definito la situazione “grottesca”, parlando di una credibilità della Meloni «pari a zero». Salvo poi lasciare la chiusura dello show delle invettive a Riccardo Magi, segretario di Più Europa, che da par suo ha sentenziato: «Trump sempre più surreale, ora bullizza anche Giorgia Meloni… Spero che la premier italiana faccia mea culpa per aver schiacciato la politica estera italiana sulle posizioni di questa amministrazione americana che sta facendo più danni delle cavallette».

E alla fine della fiera, l’unico comune denominatore che emerge con chiarezza, è quello del solito riflesso condizionato della sinistra nostrana, che pur di attaccare Palazzo Chigi preferisce calpestare la dignità delle nostre istituzioni, a partire dalla premier. Leggere per credere…

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