Tumore al seno: i 3 fattori che possono ridurre fino al 76% il rischio di ricaduta, secondo uno studio italiano

2 Giugnoe 2026 - 11:41
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Tumore al seno: i 3 fattori che possono ridurre fino al 76% il rischio di ricaduta, secondo uno studio italiano

Per anni la ricerca oncologica si è concentrata quasi esclusivamente sullo sviluppo di nuovi farmaci e terapie sempre più efficaci. Oggi, però, la scienza sta guardando con crescente attenzione anche a un altro elemento fondamentale: lo stile di vita. Alimentazione, attività fisica e salute metabolica sembrano infatti avere un impatto molto più importante di quanto si pensasse fino a pochi anni fa.

Una nuova conferma arriva da uno studio italiano presentato al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), uno degli appuntamenti più importanti al mondo dedicati alla lotta contro il cancro, suggerisce che alcune semplici abitudini quotidiane potrebbero contribuire a ridurre significativamente il rischio di recidiva nelle donne che hanno affrontato un tumore al seno ormono-positivo.

I risultati sono importanti perché mostrano come piccoli cambiamenti nella routine possano affiancare le cure tradizionali e migliorare il percorso di guarigione nel lungo periodo.

Lo stile di vita entra sempre più nella terapia oncologica

camminata al parco
Lo stile di vita entra sempre più nella terapia oncologica (blitzquotidiano.it)

Quando si parla di tumore al seno, l’attenzione si concentra spesso sugli interventi chirurgici, sulla chemioterapia, sulla radioterapia e sulle terapie ormonali. Tutti strumenti fondamentali che negli ultimi anni hanno consentito di aumentare in modo significativo la sopravvivenza delle pazienti.

Tuttavia, anche dopo la fine delle cure, rimane il timore di una possibile recidiva. È proprio in questa fase che entrano in gioco fattori apparentemente semplici come il peso corporeo, la qualità dell’alimentazione, l’attività fisica e la salute metabolica.

Numerose ricerche hanno evidenziato come obesità, sedentarietà, glicemia elevata e sindrome metabolica possano influenzare negativamente la prognosi oncologica. Per questo motivo gli esperti stanno studiando sempre più approfonditamente il ruolo delle abitudini quotidiane nel ridurre il rischio di nuove manifestazioni della malattia.

Lo studio italiano presentato all’ASCO

La ricerca è stata coordinata dall’Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale e ha coinvolto circa 500 donne di età compresa tra i 30 e i 74 anni che avevano ricevuto una diagnosi di tumore al seno in fase precoce.

Le partecipanti sono state seguite entro il primo anno dalla diagnosi e coinvolte in un programma della durata di quasi tre anni.

Le donne sono state suddivise in due gruppi. Il primo ha ricevuto le tradizionali raccomandazioni sul mantenimento di uno stile di vita sano, mentre il secondo è stato accompagnato in un percorso più strutturato e intensivo basato su tre pilastri fondamentali: una dieta mediterranea a basso indice glicemico, almeno 30 minuti aggiuntivi di camminata veloce al giorno e l’assunzione di vitamina D sotto controllo medico.

L’obiettivo era comprendere se un intervento mirato sullo stile di vita potesse influenzare il rischio di recidiva e migliorare alcuni importanti parametri metabolici.

I risultati sorprendono gli oncologi

I dati emersi sono particolarmente interessanti.

Le donne che hanno aderito con maggiore costanza al programma intensivo hanno mostrato un rischio di ricaduta notevolmente inferiore rispetto alle partecipanti che avevano seguito soltanto le indicazioni standard.

Secondo i ricercatori, nel gruppo che ha rispettato maggiormente le raccomandazioni si è osservata una riduzione del rischio di recidiva fino al 76%.

Si tratta di un dato che naturalmente richiede ulteriori conferme e approfondimenti, ma che evidenzia quanto il comportamento quotidiano possa incidere sullo stato di salute anche dopo la conclusione delle cure oncologiche.

Gli esperti sottolineano che non si tratta di una sostituzione delle terapie mediche, ma di un supporto aggiuntivo che potrebbe contribuire a migliorare gli esiti clinici nel lungo periodo.

Perché la dieta mediterranea può fare la differenza

La dieta mediterranea è considerata da anni uno dei modelli alimentari più salutari al mondo. Caratterizzata da un elevato consumo di verdura, frutta, legumi, cereali integrali, olio extravergine d’oliva e pesce, è stata associata a una riduzione del rischio cardiovascolare e a numerosi benefici metabolici.

Nello studio italiano, però, non si è parlato soltanto di dieta mediterranea tradizionale. Le partecipanti sono state incoraggiate a seguire una versione a basso indice glicemico, privilegiando alimenti in grado di evitare bruschi aumenti della glicemia.

Questo aspetto potrebbe essere particolarmente importante perché livelli elevati di zucchero nel sangue e insulino-resistenza sono stati collegati a processi infiammatori e a condizioni che possono favorire la progressione di diverse malattie croniche.

Mantenere stabile la glicemia potrebbe quindi rappresentare un ulteriore vantaggio per la salute generale e per il benessere delle pazienti oncologiche.

L’importanza della camminata quotidiana

Tra gli aspetti più interessanti dello studio c’è la semplicità dell’attività fisica proposta.

Non è necessario fare allenamenti intensi o programmi sportivi particolarmente impegnativi. Le partecipanti erano semplicemente invitate ad aggiungere circa 30 minuti di camminata veloce alla loro routine giornaliera.

Camminare è una delle attività più accessibili in assoluto. Non richiede attrezzature particolari, può essere svolta praticamente ovunque e offre benefici documentati per il sistema cardiovascolare, il metabolismo e il controllo del peso corporeo.

Sempre più studi mostrano inoltre che l’attività fisica regolare può contribuire a ridurre l’infiammazione cronica e migliorare il funzionamento del sistema immunitario, due aspetti particolarmente importanti per chi ha affrontato una malattia oncologica.

Vitamina D: un alleato sotto osservazione

Anche la vitamina D è stata parte integrante del protocollo.

Negli ultimi anni la ricerca ha evidenziato che livelli insufficienti di vitamina D sono molto diffusi nella popolazione e potrebbero essere associati a diversi problemi di salute.

Nel caso delle pazienti con tumore al seno, diversi studi osservazionali hanno suggerito una possibile relazione tra bassi livelli di vitamina D e prognosi meno favorevole.

Per questo motivo le partecipanti hanno ricevuto un’integrazione controllata durante l’intera durata dello studio.

Gli esperti precisano comunque che l’assunzione di vitamina D dovrebbe sempre essere valutata dal medico sulla base delle esigenze individuali e dei valori ematici.

Meno peso e meno sindrome metabolica

Oltre alla riduzione del rischio di recidiva, i ricercatori hanno osservato altri effetti positivi. Le donne che hanno seguito più attentamente il programma hanno perso in media più peso rispetto al gruppo di controllo e hanno registrato un miglioramento significativo dei parametri metabolici.

Particolarmente rilevante è stata la diminuzione della sindrome metabolica, una condizione che comprende diversi fattori di rischio come obesità addominale, pressione alta, glicemia elevata e alterazioni dei livelli di colesterolo.

La riduzione della sindrome metabolica potrebbe rappresentare uno dei meccanismi attraverso cui lo stile di vita contribuisce a migliorare la prognosi oncologica.

Un messaggio importante per il futuro della prevenzione

Gli specialisti ritengono che questa ricerca rappresenti un ulteriore passo avanti verso una visione più ampia della cura oncologica.

Le terapie restano il pilastro fondamentale del trattamento del tumore al seno, ma emerge sempre più chiaramente che il modo in cui si vive ogni giorno può influenzare il percorso di salute nel lungo termine.

Mangiare meglio, mantenersi attivi e prendersi cura del proprio metabolismo non sono semplici consigli generici, ma strategie che la scienza sta progressivamente confermando come parte integrante dell’assistenza oncologica.

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