Udienza Generale, Leone XIV: “Non restare estranei alla liturgia”
La liturgia come esperienza viva capace di coinvolgere l’intera persona e di condurla all’incontro con Dio. È questo il cuore della catechesi proposta da Papa Leone XIV durante l’udienza generale in Piazza San Pietro, dedicata alla Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium. Il Santo Padre ha indicato tre parole chiave – rito, segno e simbolo – per comprendere il significato profondo della celebrazione cristiana. Attraverso i riti e le preghiere, ha spiegato, il mistero della fede si rende presente nella vita dei fedeli, educando all’ascolto della Parola, alla comunione ecclesiale e a una partecipazione piena e consapevole al dono della grazia.
Le parole del Santo Padre
Papa Leone XIV, nel corso dell’udienza generale celebrata in Piazza San Pietro, ha ripreso il ciclo di catechesi su “I Documenti del Concilio Vaticano II” e incentra la sua meditazione sul tema: Costituzione Sacrosanctum Concilium. Il rito, il segno, il simbolo. Tre parole chiave per la Chiesa. Tutte e tre importanti. Ed è su questi tre lemmi che il pontefice concentra l’attenzione nel suo discorso. Ricorda come il Concilio Vaticano II, facendo tesoro del prezioso lavoro del Movimento liturgico, “ci ha aiutato a riscoprire una verità molto viva nella coscienza della Chiesa antica e nell’insegnamento dei Padri. I riti della liturgia cristiana non sono un rivestimento esteriore del mistero sacramentale, un insieme di cerimonie arbitrarie, ma sono la mediazione ecclesiale attraverso cui il dono divino ci raggiunge” precisa il pontefice. E ricorda come il Mysterium fidei “si attua nella liturgia attraverso i riti e le preghiere”. “E’ il rito che dà forma all’azione liturgica e, attraverso di essa, alla nostra vita, generando in noi una sensibilità spirituale che ci rende capaci di gustare la presenza di Dio per mezzo di Gesù Cristo. Naturalmente ciò avviene se noi non restiamo estranei o muti spettatori rispetto alla liturgia, ma vi partecipiamo con tutto noi stessi – corpo, mente e cuore –, in obbedienza al comando del Signore”, dice il pontefice. E aggiunge: “Attraverso il sacro rito veniamo così formati all’ascolto della Parola di Dio, al rendimento di grazie e all’adorazione, alla condivisione fraterna e alla comunione ecclesiale. Scopriamo di essere un’assemblea dai molti volti, riunita dalla stessa fede”.
Il significato del rito
Ma cosa è rito? Papa Leone XIV ci parla di “sequenza di gesti e di preghiere ben definita, che talora può contrastare con la nostra individuale tendenza alla spontaneità. La sua logica, però, non è quella di imbrigliare la libertà in schemi. Al contrario, con la sobrietà solenne dei suoi ritmi, il rito interrompe attività frenetiche, riconducendoci all’essenziale”. Ed è nel rito che “sperimentiamo una logica di gratuità, troviamo una sosta che rigenera il cuore, riconosciamo di essere preceduti dalla grazia divina, impariamo a vivere in un ritmo abitato dallo Spirito Santo”. E sempre rito ha una sua particolare “grammatica”: segni e simboli propri della liturgia. Richiama il Catechismo della Chiesa Cattolica che approfondisce il valore di questi segni, ricordando che “il loro significato nell’opera della creazione e nella cultura umana, si precisa negli eventi dell’Antica Alleanza e si rivela pienamente nella persona e nell’opera di Cristo”.E si sofferma sul segno dell’acqua: “dalle origini della creazione al diluvio, dal passaggio del Mar Rosso al Giordano, fino all’acqua che sgorga dal costato di Cristo e diventa segno sacramentale dell’immersione nella sua morte e risurrezione”. “Segno” e “simbolo” sono termini che spesso vengono usati come sinonimi. Ma, in realtà, precisa il pontefice il “segno è simbolico quando è capace di rimandare non solo a un’idea, ma a un intero sistema di significati e di valori”. I simboli, inoltre, “hanno una singolare dimensione performativa e trasformante, sia verso gli elementi materiali che li compongono, sia verso coloro che vi entrano in contatto, generando appartenenza, toccando il cuore e la mente, suscitando autentiche relazioni ecclesiali”.
Il valore della liturgia
E concludiamo: “Abbiamo bisogno di lasciarci educare dai riti della liturgia, curando con mano fine e senza arbitrarietà la bellezza delle nostre celebrazioni e impegnandoci in un’autentica mistagogia. L’esperienza di una liturgia viva e devota, accompagnata da un’opportuna catechesi mistagogica, è la migliore risorsa per risvegliare in tutti quell’apertura all’incontro con Dio che, nella logica dell’incarnazione, può avvenire solo coinvolgendo tutto l’uomo: spirito, anima e corpo”.
I saluti
“Una particolare parola desidero riservare ai sacerdoti e ai religiosi del Medio Oriente: accompagno con la mia preghiera e la mia benedizione il vostro ministero e le attese dei rispettivi Paesi”. Lo ha detto il Papa, al termine dell’udienza di oggi, durante i saluti ai fedeli di lingua italiana. Anche durante i saluti ai fedeli di lingua araba, poco prima, Leone XIV ha salutato in particolare i sacerdoti e i religiosi provenienti dal Medio Oriente: “Lo Spirito Santo è la nostra guida e il nostro sostegno nel cammino della vita. Apriamo il nostro cuore a Lui perché ci conduca alla verità e ci riempia della pace di Cristo”.
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