Ue, stretta sui social per i minori. Von der Leyen: “Non sono un giocattolo, così li condanniamo a gravi danni psicologici”

13 Luglio 2026 - 15:40
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Ue, stretta sui social per i minori. Von der Leyen: “Non sono un giocattolo, così li condanniamo a gravi danni psicologici”

Social, Von der Leyen: “Serve un’età minima per l’accesso”. La stretta Ue per proteggere i minori

Noi in Europa crediamo che siano i genitori a crescere i nostri figli, non algoritmi predatori. A tal proposito, vorrei essere molto chiara: i social media non sono un giocattolo. In definitiva spetta ai genitori decidere quando i bambini possono iniziare a usare lo smartphone. Quello su cui siamo già d’accordo è che debba esserci un’età minima a partire dalla quale i bambini possano iscriversi ai social media”. Queste le parole della presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, illustrando le linee guida del panel di esperti per la tutela dei minori online.

“La questione non è se i bambini possano accedere ai social media, ma se e quando i social media possano accedere ai nostri figli”, ha sottolineato Von der Leyen, ribadendo la necessità di “adeguate restrizioni alle piattaforme legate all’età”

Stop all’accesso senza limiti ai social: la proposta della Commissione Ue

Per la presidente della Commissione europea, “lo status quo non è più sostenibile” perché continua a garantire alle grandi piattaforme “un accesso senza restrizioni ai minori”, con effetti che vanno dalla dipendenza al disagio psicologico, fino all’esposizione a contenuti potenzialmente pericolosi.

Von der Leyen ha ricordato che il Digital Services Act (Dsa) impone alle piattaforme un “dovere di diligenza” nei confronti degli utenti, in particolare dei più giovani e vulnerabili, e che le aziende devono essere in grado di dimostrare che i propri servizi “non arrecano danni”. Ha inoltre richiamato le iniziative già avviate dalla Commissione europea nei confronti di TikTok, per un design considerato potenzialmente addictive, e di Meta, ribadendo il principio della “sicurezza fin dalla progettazione”.

Tra le novità illustrate c’è anche la nuova applicazione europea per la verifica dell’età, descritta come “semplice da usare, rispettosa della privacy e open source”. L’obiettivo è offrire alle famiglie strumenti più efficaci per controllare l’accesso dei figli ai social network.

La presidente della Commissione è poi tornata a chiedere l’introduzione di una “data di inizio” per l’utilizzo dei social media, paragonando questa soglia ai limiti già previsti per conseguire la patente di guida o acquistare alcolici. “Non diamo ai bambini le chiavi dell’auto prima della patente e non consentiamo loro di acquistare alcolici prima dell’età legale. Allo stesso modo dobbiamo stabilire l’età alla quale i minori possono accedere legalmente ai social media”, ha affermato, spiegando che le nuove regole potrebbero essere introdotte in modo graduale, tenendo conto sia delle diverse fasce d’età sia delle caratteristiche delle singole piattaforme. La Commissione europea analizzerà ora le indicazioni contenute nel rapporto e punta a presentare una proposta “dopo l’estate”.

L’allarme: “Non possiamo lasciare i figli nelle mani delle Big Tech”

“Se continuiamo a consentire alle Big Tech un accesso illimitato ai nostri figli, non faremo altro che condannare un’altra generazione a ulteriori danni psicologici, dipendenza e sofferenza. E i dati lo dimostrano: in tutta Europa, i giovani trascorrono ormai dalle 4 alle 6 ore al giorno davanti agli schermi, sei ore ogni giorno. Questo equivale a 20 anni della loro vita. Allo stesso tempo, in tutta Europa, quasi il 60% dei bambini piccoli ha sperimentato problemi emotivi e psicosociali online. E giorno e notte, anche i genitori ne vedono le conseguenze: perdita di sonno, depressione, ansia, cyberbullismo”, ha affermato con decisione Ursula Von der Leyen. 

“L’esposizione a contenuti dannosi e tutto questo sta accadendomentre il cervello dei nostri figli è ancora in fase di sviluppo. Non possiamo aspettarci che i bambini abbiano successo in un sistema che non è mai stato progettato tenendo conto del loro benessere proprio nel momento in cui sono più vulnerabili”, ha aggiunto. 

“Dobbiamo valutare un accesso graduale e scaglionato per le diverse fasce d’età” ai social e ad altre piattaforme online. “Quindi, se partiamo dai bambini più piccoli: niente schermi. Poi per i bambini sotto i 13 anni accesso ai social media solo sotto la supervisione di genitori, tutori, insegnanti e per un tempo limitato. Dai 13 anni in poi c’è un accesso graduale, a seconda della prova fornita dalle piattaforme, che siano appropriate all’età. E lo stesso vale per gli adolescenti”, ha specificato. 

Von der Leyen: “Serve una strategia comune europea”

Per proteggere i minori online serve una risposta condivisa a livello europeo, perché “i rischi che corrono i nostri bambini online non conoscono confini, né nazionalità”.

La presidente ha spiegato che il confronto nato nei vari Stati membri è stato “molto utile”, perché dimostra come stia crescendo la consapevolezza dei rischi legati all’uso delle piattaforme digitali. “È stato molto utile seguire i dibattiti nei diversi Stati membri, perché siamo di fronte a un cambiamento sociale e a una crescente presa di coscienza dei rischi”, ha osservato, ribadendo che “la sicurezza dei bambini online è la nostra priorità assoluta”.

Von der Leyen ha quindi chiarito che la Commissione intende valutare attentamente le diverse proposte avanzate dai governi nazionali, con l’obiettivo di riunirle in un quadro unico. Bruxelles vuole infatti “esaminare con grande attenzione tutte le diverse proposte avanzate dai vari Stati membri, integrarle e poi presentare una proposta per armonizzare l’approccio e trovare una soluzione comune”.

Secondo la presidente della Commissione, dalle iniziative dei singoli Paesi emerge comunque un punto condiviso: “Tutti concordano sulla necessità di una regolamentazione delle piattaforme di social media”. L’obiettivo, ha spiegato, è stabilire “a quale età e in quali circostanze” i minori possano accedere ai social e definire quali requisiti le piattaforme debbano rispettare “per dimostrare di garantire la sicurezza e offrire contenuti adeguati all’età”.

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