Un albero sopravvissuto alla bomba atomica di Nagasaki ora cresce anche a Comerio

Un gesto semplice, dalle radici profonde: venerdì mattina, nel parco di Villa Tatti a Comerio, è stata messa a dimora una pianta di kaki nata dai semi di un albero che sopravvisse all’esplosione atomica del 9 agosto 1945 su Nagasaki. L’iniziativa, promossa dal Comune in collaborazione con le scuole e con l’associazione Kaki Tree Europe, ha visto la partecipazione attiva degli studenti, delle loro insegnanti e del consiglio comunale dei ragazzi. Altri Kaki sono disseminati sul territorio: il primo è stato quello di Casciago, piantato nel 2000, poi sono arrivati quelli di Gavirate e Travedona Monate ed ora anche Comerio.

La storia dietro quella pianta è straordinaria. Nel 1994, l’arboricoltore di Nagasaki Masayuki Ebinuma iniziò a curare un fragile kaki che era riuscito a sopravvivere alla bomba atomica, portandolo a riprendere vigore fino a ottenere delle pianticelle di seconda generazione. L’artista contemporaneo Tatsuo Miyajima venne a conoscenza di quell’albero e, desiderando sostenere il lavoro di Ebinuma, espose le pianticelle in una mostra d’arte nel 1995, cercando famiglie adottive per le piantine. Da quel progetto giapponese è nata poi, nel 2020, l’associazione Kaki Tree Europe, che si propone di diffondere sul territorio europeo le piante di seconda e terza generazione del kaki sopravvissuto, promuovendo memoria, pace e cultura della nonviolenza. kakitree-europe + 2
L’albero piantato a Comerio è dunque molto più di una semplice essenza da giardino: è un simbolo tangibile di pace e non violenza, come ha sottolineato il sindaco Michele Ballarini nel ringraziare tutti i protagonisti della giornata. «Ringrazio l’associazione Kaki Tree Europe, il consiglio comunale dei ragazzi, tutti gli studenti che hanno partecipato attivamente con le loro insegnanti», ha dichiarato il primo cittadino, con un pensiero speciale anche per l’artista Elisabetta Pieroni, che ha donato la targa commemorativa da lei realizzata.

Un’iniziativa che unisce educazione, arte e memoria, affidando ai più giovani il compito di custodire — e far crescere — un messaggio che viene da lontano.
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