Un vecchio SSD supera 1 petabyte di scritture: era garantito per 25 volte meno
Un SSD SATA II di 16 anni è riuscito a superare 1 petabyte di dati scritti senza andare incontro a un cedimento improvviso. Il test, realizzato dal canale YouTube WolfyTech, riguarda un SanDisk P4 da 64 GB, un'unità arrivata sul mercato nel 2010 e pensata soprattutto per netbook, tablet e notebook ultrasottili. Sulla carta, quel modello aveva una resistenza di 40 TBW, cioè 40 terabyte scritti. Nel test, invece, ha superato venticinque volte il valore dichiarato dal produttore.
Il risultato incuriosisce anche perché non si parla di un SSD moderno né di un componente rimasto inutilizzato per anni. L'unità aveva già oltre 60.000 ore di accensione e più di 1.100 avvii registrati, quindi arrivava alla prova con una lunga storia d'uso alle spalle. Nonostante questo, ha continuato a funzionare dopo un volume di scritture enorme rispetto alle specifiche originali, senza mostrare segnali di una rottura catastrofica.
Il test permette anche di chiarire un equivoco diffuso sugli SSD. Il valore TBW, ovviamente, non è una scadenza fisica e non indica il momento in cui il drive smette automaticamente di funzionare. È un parametro usato dai produttori per definire la resistenza prevista e, soprattutto, il limite entro cui l'unità resta coperta dalla garanzia. Superarlo significa uscire dall'area per cui il produttore si assume formalmente una responsabilità, non attivare una sorta di conto alla rovescia verso la morte del disco.
Questo non toglie che l'usura delle memorie NAND sia reale. Ogni ciclo di scrittura e cancellazione sollecita le celle e, con il tempo, può ridurre l'affidabilità del supporto. La differenza è che il degrado non procede in modo netto, identico e prevedibile per ogni modello. Un SSD può andare molto oltre il valore dichiarato, come in questo caso, ma può anche iniziare a mostrare problemi prima, soprattutto se viene usato in condizioni pesanti o se contiene dati che non vengono mai duplicati altrove.
A favore del vecchio SanDisk P4 gioca anche la tecnologia utilizzata. L'unità impiegava NAND MLC a 32 nm, una soluzione ormai lontana dagli standard attuali ma basata su celle fisicamente più grandi rispetto a molte memorie moderne TLC o QLC. In generale, quel tipo di memoria poteva sopportare più cicli di scrittura, anche se il mercato si è poi spostato verso soluzioni più dense, più economiche e più adatte alle capacità elevate richieste oggi.
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