Una destra di buona Lega. Parla il governatore Alberto Stefani

1 Giugnoe 2026 - 07:02
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Guardare al Veneto come a un laboratorio per la destra da replicare altrove, anche a livello nazionale. Puntando sul buon amministrare e sulle nuove generazioni. Soprattutto, rifuggendo le semplificazioni estremiste e “ripartendo dalle risposte concrete da dare ai problemi dei cittadini. E dal rispetto delle identità territoriali”. E’ questo il messaggio che Alberto Stefani, 33enne presidente del Veneto, leghista, si sente di mandare in questa lunga chiacchierata col Foglio. A partire dalle considerazioni sulla vittoria del moderato Simone Venturini a Venezia: “Dimostra che in Veneto si è rotto un tetto di cristallo per gli under 40. Le coalizioni hanno deciso di investire sulle nuove generazioni, visto che lui ha 38 anni, io ne ho 33, e questo ha pagato”. Ma anche sull’idea di destra che dalla Laguna ha preso piede. “Se ti candidi a governare una città come Venezia e una regione come il Veneto è ovvio che devi avere un background amministrativo. Sia io che lui abbiamo un approccio molto concreto ai problemi. E soprattutto abbiamo deciso di affrontare sfide di carattere sociale che abbiano una visione sul futuro: la crisi demografica, trattenere le nuove generazioni. Come attrarre l’innovazione e lo sviluppo. E’ questo che rende la destra vincente”, ragiona Stefani. Non lesinando considerazioni su cosa debba e possa essere una Lega che ritorna a mettere al centro i territori. “Se è stato un errore nominare Vannacci come vicesegretario? Io preferisco chi è coerente e resta all’interno di un partito mantenendo fede al voto degli elettori. E’ stata la scelta di un momento, dopo le europee, non un modo per intercettare la grande questione sicurezza”.

“Di sicurezza – prosegue Stefani – noi abbiamo dato prova di sapercene occupare bene, senza slogan. E uno dei punti qualificanti della vittoria di Venturini è anche questo”. Per non dire del contributo che Luca Zaia potrebbe dare come referente del nord in segreteria, magari come nuovo vicesegretario: “Sarebbe sicuramente un valore aggiunto. Ciò detto, sono convinto che potrebbe svolgere qualsiasi ruolo”, sottolinea il suo successore. Mentre sui temi di politica estera, dopo che la Lega si è schierata contro l’Ucraina nell’Ue, Stefani ribadisce come “per noi la priorità è la pace. Poi, raggiunta questa, si possono fare tutta una serie di ragionamenti. Di certo c’è che in Parlamento i voti della Lega a sostegno di Kyiv non sono mai mancati”. Trump è un modello? “Sicuramente questa guerra in medio oriente non ci sta portando benefici, anche sui prezzi dell’energia e dei carburanti. Quello che però mi preme dire è che invece di guardare fuori dovremmo guardare a quello che fa l’Unione europea, che sulla politica estera, purtroppo, oggi conta veramente troppo poco”.

Ma partiamo dalla vittoria, contro pronostico, di Simone Venturini a Venezia. Ha vinto un candidato di provenienza Udc, civico, di certo non un facinoroso che alza i toni e polarizza. E’ una lezione di moderazione per il centrodestra? “Direi che la differenza l’ha fatta il modo un cui ha saputo intercettare i reali problemi dei cittadini e della città”, rileva Stefani, che ci concede oltre una mezzoretta di chiacchierata prima di tuffarsi in una lunga giornata di impegni istituzionali. “Sia io che lui abbiamo parlato di invecchiamento demografico, di sociale, di giovani. Cercando di guardare avanti, a quello che potrebbe succedere tra 20-30 anni. In Veneto nel prossimo ventennio ci sarà un aumento di quasi il 50 per cento degli over 80”. Poi però, come detto, una partita importante s’è giocata anche sulla sicurezza, visto che in città il tema (ma anche in Veneto, così come in tutto il paese) è molto sentito. “E anche lì credo abbia pagato un approccio pragmatico, rivolto all’ascolto dei cittadini e alla risoluzione dei problemi. In questo paese spesso la sicurezza è stata terreno di scontro politico strumentale. Sono stato per otto anni in commissione Affari costituzionali alla Camera e lì ho visto quelli che hanno firmato con noi i decreti sicurezza, ovvero i Cinque stelle, passare dall’altro lato e dire che quei decreti non servivano. Ecco, non ci si può occupare di un tema così grande con una tale incoerenza. Da questo punto di vista direi che noi abbiamo dimostrato di avere una posizione molto chiara”. Anche su questo però, Vannacci, ha iniziato una campagna di scontro frontale nei vostri confronti. “Eppure io sono convinto che il governo sulla gestione dell’immigrazione stia facendo bene e sono i numeri a dimostrarlo”, risponde Stefani. “Se vogliamo parlare di integrazione, poi, io penso che si debba partire dal fatto che non si può accogliere chiunque in maniera indiscriminata. Anche perché in realtà si fa un danno a chi arriva in Italia regolarmente per lavorare e integrarsi. Non è estremista dire che l’accoglienza indiscriminata in alcune città ha prodotto delle vere e proprie bombe sociali. Ecco io sono d’accordo con l’immigrazione regolata, ma facendo una valutazione concreta e senza ideologia”. Anche la Lega, comunque, sul punto è sembrata distanziarsi dal governo (e dal Viminale) con il vicepremier Matteo Salvini che si oppone alla costruzione di un centro per l’immigrazione in provincia di Piacenza.

Qual è, però Stefani, per lei che ha iniziato a fare politica da molto giovane, sempre nella Liga veneta, e che giovane lo è ancora, la sua idea di destra? “Io vengo da una forza politica che ha molto a cuore l’identità dei territori. E l’identità dei territori la si difende soprattutto occupandosi di questioni sociali. La questione abitativa, quella sanitaria, con la gestione delle liste d’attesa, la visione di una società del futuro che non è una società in cui vige una politica dello scarto, ma dell’attenzione. Per esempio sull’invecchiamento della popolazione. Sapendo al contempo lavorare per trattenere i giovani, offrire loro migliori occasioni di realizzazione. In definitiva, difendere i diritti dei cittadini sapendo prevedere e sapendo investire per tempo su alcuni temi. Questo credo debba fare una forza identitaria che mette al centro la specificità dei suoi territori”. Una vocazione che forse, negli ultimi tempi, vedi anche la rincorsa a Vannacci, la Lega ha abbandonato un po’ troppo? “Rispondo a questa domanda partendo dall’autonomia. Se ne parla da decenni e non è banale essere riusciti a portarla all’interno dell’agenda di governo. La legge sull’autonomia differenziata per la prima volta vede la luce grazie a un governo di centrodestra e nelle prossime settimane, alla Camera e in Senato, approveremo per la prima volta nella storia uno schema d’intesa tra stato e regioni. Partendo da questo presupposto dico anche che l’autonomia dei territori va esercitata, è giusto che un presidente di regione possa dire la sua e possa portare il suo territorio al centro del dibattito politico, tenendo conto però che c’è un dato di fatto concreto: il Veneto è forte se ha delle forti relazioni anche istituzionali con il governo e se si sa porre in una posizione di forza sia a livello nazionale che a livello internazionale. L’autonomia, l’identità dei territori non deve farci chiudere in noi stessi, ma deve piuttosto renderli protagonisti a livello nazionale e a livello internazionale”. Uno dei maggiori interpreti di questo sentimento è sicuramente il suo predecessore alla guida del Veneto, Luca Zaia. Non sarebbe opportuno per Salvini nominarlo vicesegretario e referente delle regioni del nord, dargli insomma maggior lustro? “Luca è una figura di comprovata esperienza, con cui ho un ottimo rapporto. Credo che in qualsiasi ruolo rappresenti per la Lega una figura di riferimento territoriale fondamentale. Penso che la sua figura all’interno della segreteria sia un valore aggiunto. Per altro mi risulta che questo già avvenga. Dopo di che, sul ruolo specifico che potrebbe assumere sarebbe irrispettoso che consigliassi questo posto piuttosto che un altro”.

Torniamo per un attimo a Vannacci. Il generale continua ad alludere al Ventennio, alla Decima Mas. Lei si definisce antifascista? “Io mi sono sempre dichiarato e sempre mi dichiarerò antifascista”, risponde risolutamente Stefani. E allora com’è possibile considerarsi compatibili, anche se forse solo in virtù di calcoli elettorali, con un soggetto politico, Futuro nazionale, che per valori e toni si estremizza sempre di più? “Noi ci occupiamo di temi reali, concreti, a difesa dei popoli e dei cittadini. Preferiamo dare risposte in questo modo”, taglia corto il presidente del Veneto. Secondo cui Vannacci “è stata una scelta di una fase politica. Ma è ovvio che io preferisco chi nei partiti ci rimane, anche per rispetto al voto degli elettori”.

In questi giorni all’interno della maggioranza di governo si è tornati a discutere dell’utilizzo delle risorse nella Difesa, con il governo intenzionato a dire no ai fondi europei Sure. Lei non pensa sia propagandistico prendersela con quei fondi che sono un investimento a lungo termine finalizzato a difenderci? “Io credo che sia corretto investire nella Difesa, ma che non si possa investire solo in Difesa. Le grandi sfide dei territori sono offrire sanità, aiuti alle famiglie, lavoro. I nostri territori necessitano di ospedali ad alta specialità, di investimenti in innovazione e tecnologia per quanto riguarda il mondo territoriale, di sostegni alle famiglie e ai debiti sociali. Le imprese hanno bisogno di investimenti in tecnologia per affrontare la transizione ecologica e digitale e la transizione lavorativa che è in atto. E questo lo puoi fare tramite l’utilizzo dei fondi europei”. A proposito di questo, molte regioni italiane ed europee hanno criticato l’ipotesi, paventata dal commissario europeo Raffaele Fitto, di usare i fondi di coesione sociale da distribuire alle regioni, denunciando il rischio che diventino un ‘bancomat’. “Io su questo posso dire che sono a favore di una gestione regionale, non nazionale”, dice allora Stefani. Chiudendo pure la porta, per ora, all’adesione dell’Ucraina in Ue perché “prima bisogna arrivare a una pace, poi si apriranno nuovi scenari. Ma in Parlamento il sostegno della Lega a Kyiv non è mai mancato”. Sul caos tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il direttore della fondazione Biennale Pietrangelo Buttafuoco, Stefani al Foglio ripete quanto ha avuto modo di dire in svariate occasioni: “La questione del Padiglione russo non doveva nemmeno esistere. La Biennale è un’istituzione che esiste da un secolo e che è sopravvissuta a conflitti di qualsiasi tipo. Pensare che l’arte non sia più uno spazio di dialogo, di confronto, ma un terreno di scontro è puramente assurdo e privo di ogni significato, di ogni senso”.

Il suo esempio e quello di Venturini possono essere utili al centrodestra per le elezioni politiche che verranno? “Non mi arrogo il diritto di dire come si vince un’elezione politica. Di certo la solidità è uno dei maggiori asset di questo governo che ha saputo dare stabilità in un contesto internazionale molto difficile. Il guaio dei governi instabili è che non riescono a programmare, non fanno scelte di prospettiva. Penso che a livello di temi l’investimento sulla questione abitativa, con il Piano casa, sia stato giusto. E anche noi in Veneto nel nostro piccolo ne abbiamo lanciato uno tutto nostro, investendo 50 milioni di euro. E’ una di quelle soluzioni che potrebbe avvantaggiare soprattutto i più giovani”. Nella sua regione ha tenuto un tavolo “preliminare” sulla crisi di Electrolux, che coinvolge anche lo stabilimento di Susegana, in provincia di Treviso. Vi fidate del ministro delle Imprese Adolfo Urso che sta gestendo la vertenza? “Sono stato davanti ai cancelli con i lavoratori e i sindacati perché è fondamentale la vicinanza della regione in un momento in cui sono messe a repentaglio centinaia di famiglie. Con la struttura tecnica del Mimit, esperta nella risoluzione delle vertenze, abbiamo un’interlocuzione costante. C’è bisogno che su questo l’attenzione adesso resti massima. Sia chiaro – aggiunge Stefani – l’attenzione è massima anche nei confronti delle aziende e delle partite Iva, che sono il cuore pulsante e innovativo della nostra regione. Non chiedono soldi, ma manodopera qualificata, ricercatori e un rapporto più stretto con le università. A questo proposito, ho inaugurato un tavolo di confronto permanente con i quattro atenei pubblici del Veneto. E poi c’è la necessità di aprire canali di comunicazione con nuovi mercati, sostenendo i settori emergenti in cui il Veneto è già o può diventare protagonista, penso alla space economy e alla blue economy”.

Presidente ma quindi la destra di Stefani e Venturini è, in definitiva, l’opposto di quella di Vannacci e delle destre estreme? “Siamo gente che risolve problemi. E se i partiti hanno deciso di scommettere su di noi è perché si sono fidati del nostro lavoro e delle nostre idee. Lo ripeto ancora una volta: abbiamo sfondato un tetto di cristallo dimostrando che non è vero che le nuove generazioni debba restare a guardare. Possono essere protagoniste, anche in politica”.

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