Una scoperta incredibile sotto il pastificio: riaffiora una necropoli inaspettata
Nel cuore di Gragnano, città conosciuta in tutto il mondo per la tradizione della pasta, è emerso un tesoro archeologico capace di riscrivere la storia dell’antica Stabiae. Durante i lavori di ampliamento del Pastificio Garofalo è stata scoperta una necropoli risalente al VI secolo avanti Cristo, un ritrovamento eccezionale per lo stato di conservazione dei reperti e per le informazioni che offre sulla vita quotidiana, sugli scambi commerciali e sulle dinamiche sociali dell’epoca.
L’area funeraria ritrovata appartiene alla più ampia necropoli già individuata nella metà degli anni Cinquanta dall’archeologo Libero D’Orsi in località Madonna delle Grazie. Una zona che nel tempo aveva subito pesanti danneggiamenti a causa dei tombaroli e della successiva speculazione edilizia, lasciando solo una parte delle testimonianze antiche recuperate. I corredi di circa 300 tombe allora salvati sono oggi custoditi al Museo archeologico di Quisisana.
La scoperta della necropoli sotto il Pastificio Garofalo
La nuova fase di ricerca è iniziata nel 2025, quando il Pastificio Garofalo ha avviato un progetto di ampliamento degli stabilimenti. Grazie all’archeologia preventiva, attività fondamentale per conciliare sviluppo e tutela del patrimonio, la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio dell’area metropolitana di Napoli ha individuato, con il coordinamento dell’archeologa Francesca Mermati, un’importante area sepolcrale con almeno 70 tombe.
Le sepolture raccontano la presenza di una comunità appartenente a un’élite di alto livello, che utilizzava i corredi funerari come strumento di rappresentazione del proprio prestigio. Tra i reperti dei corredi spiccano una spada in ferro, fibule in bronzo, collane, pendenti in avorio con figure umane, vasi in ceramica e bronzo, oltre a numerosi oggetti preziosi.
Particolarmente straordinario è lo stato di conservazione di alcune casse funerarie realizzate in tufo. Questa condizione ha permesso di recuperare materiali organici che normalmente scompaiono con il passare dei secoli, come tessuti, elementi lignei e cestini realizzati con fibre intrecciate.
Tra i reperti più significativi figura anche un balsamario in terracotta a forma di sirena, databile tra il 580 e il 550 a.C., oggi esposto al Museo archeologico nazionale di Napoli nella mostra “Parthenope. La sirena e la città”. I corredi comprendono inoltre scarabei egizi provenienti da Naukratis, ambre zoomorfe, coralli, argenti e bronzi di origine etrusca.
L’importanza della scoperta per la storia di Stabiae
La necropoli di Gragnano rappresenta un tassello fondamentale per comprendere il ruolo dell’antica Stabiae nel Mediterraneo arcaico. L’insediamento, situato in posizione strategica sulla collina che controllava la strada verso Nocera e il porto, era infatti inserito nelle rotte commerciali che collegavano la Grecia, l’Egitto e il Mediterraneo orientale.
Lo studio dei reperti permette di ricostruire una società articolata, caratterizzata da intensi rapporti culturali ed economici con popoli diversi. Su un campione analizzato di 40 tombe, circa la metà appartiene a bambini di meno di 5 o 6 anni, mentre le altre sepolture riguardano adulti maturi e un solo individuo con più di 50 anni, offrendo nuovi dati anche sulle caratteristiche demografiche della comunità.
La scoperta conferma il valore dell’archeologia preventiva come strumento di conoscenza e tutela. La collaborazione tra istituzioni pubbliche e realtà private ha trasformato un intervento industriale in un’occasione di ricerca scientifica, restituendo al territorio un capitolo prezioso della sua storia.
Per la dirigente del Mic, il ritrovamento contribuisce ad ampliare le conoscenze sul popolamento della Valle del Sarno e sulle reti di scambio che coinvolgevano il golfo di Napoli in età arcaica.
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