“Uno spazio dove abbassare la tensione”: cosa cercano davvero gli adolescenti al nuovo centro DesTEENazione di Varese

Aperto da circa un mese, lo spazio di via Maspero sta già rivelando qualcosa di inaspettato. DesTEENazione, il centro per adolescenti finanziato dal Ministero nell’ambito del Piano Nazionale Inclusione e Lotta alla Povertà 2021-2027, con un budget di circa 3 milioni di euro per il triennio, ha iniziato ad attrarre ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 21 anni con una varietà di bisogni e stili di frequentazione che già dicono molto su cosa cercano i giovani varesini.
A raccontare come sta andando sono Valentina Buffon, coordinatrice delle attività, e Daniela Germi, responsabile del progetto per il Comune di Varese.
Cosa succede ogni giorno
L’affluenza è variabile ma costante: ci sono giornate con 60 ragazzi presenti e altre con una decina, che però permettono un lavoro più qualitativo e relazionale. «In questa fase iniziale l’attenzione puntuale è preziosa», spiega Buffon. «Quando saremo molto più affollati, dovremo cercare di mantenerla».
Chi arriva può farlo liberamente, senza obbligo immediato di iscriversi, anche se una registrazione è richiesta dal Ministero. C’è chi viene quasi ogni pomeriggio con il proprio gruppetto, chi arriva accompagnato dalle educatrici di strada, chi partecipa con la classe nell’ambito dei progetti scolastici.
Le ragazze più grandi vanno spesso direttamente nell’aula studio al piano superiore; altri si siedono a giocare a scacchi «vanno tantissimo», conferma Buffon, o a bocce; altri ancora si sistemano nella sala musica. Un gruppo portato da un’educatrice di strada ha occupato la stanza degli strumenti per tutto il pomeriggio, suonando e cantando in modo spontaneo e rilassato. «Sono dei momenti che colpiscono anche da adulto», dice la coordinatrice.

Quello che i ragazzi chiedono davvero
La scoperta più significativa di questi primi mesi riguarda i desideri dei ragazzi. Nell’ambito dei progetti scolastici, con un budget di 5.000 euro a disposizione per gruppo, la maggior parte di loro ha chiesto una cosa sola: uno spazio “chill”: «Uno spazio dove abbassare la tensione e le aspettative degli altri», spiega Germi. «Nella loro immaginazione: musica rilassante, posti comodi, regole condivise per non disturbare. Uno spazio da vivere». Non una festa, non uno studio, non un laboratorio: un luogo dove semplicemente esistere, senza dover performare.
È una richiesta che ha sorpreso il team. «Avevamo pensato alla sala musica, a quella creativa, al movimento. Stimoli. Invece la richiesta più diffusa è stata la decompressione». Una stanza che è in fase di studio e che sarà realizzata nei prossimi mesi.
L’educativa di strada
Parallelamente allo spazio fisico, un’équipe di educatori lavora sul territorio per intercettare i ragazzi nei loro luoghi di ritrovo. Dopo una fase di mappatura rigorosa — con interviste ad adulti tra esercenti e operatori commerciali frequentati dai giovani e giovani stessi — gli educatori hanno iniziato a costruire relazioni dirette con i ragazzi in piazza, ai bar, nelle piazzette. «Il passaparola funziona tantissimo», dice Buffon. «E l’educativa di strada è uno dei canali più efficaci per arrivare a chi fatica a varcare la soglia di uno spazio strutturato». Sono stati organizzati appuntamenti sul territorio intorno a Varese, a Bodio Lomnago, Casciago e il prossimo a Lozza il 29 maggio, incontri volti a conoscere i ragazzi per poi , se lo desiderano, accompagnarli a DesTEENazione in via Maspero e far loro scoprire lo spazio e le sue opportunità.

Il ruolo degli psicologi e delle famiglie
Nello spazio lavorano stabilmente quattro psicologi, non in un ambulatorio separato, ma immersi nella vita quotidiana del centro. L’obiettivo non è fare terapia, ma accompagnare: «Vogliamo che sia il ragazzo a riconoscere un suo bisogno, non che qualcuno dall’esterno lo etichetti e lo mandi dallo psicologo», spiega Germi. «È più difficile, ma è il modo migliore per permettere ai ragazzi di acquisire consapevolezza sul proprio benessere».
Per i genitori — che a differenza dei ragazzi accedono solo su appuntamento, per garantire l’attenzione necessaria e garantire al contempo la giusta privacy ai più giovani— sono previsti incontri tematici su dispersione scolastica, disturbi alimentari, gestione della frustrazione, uso dei dispositivi digitali. «Ci stanno già scrivendo famiglie con situazioni complesse», racconta Buffon. «L’idea è riceverli, capire insieme se questo spazio può aiutare, o indirizzarli altrove se serve».
Un nodo di rete, non un’isola
DesTEENazione non vuole sostituire ciò che esiste, ma connetterlo. Undici enti del Terzo Settore — con capofila la cooperativa Lotta contro l’emarginazione — lavorano in équipe miste, condividendo tutte le linee progettuali anziché spartirsi i compiti. «Quando il progetto era ancora sulla carta», ricorda Germi, «eravamo già pronti. Il bando ministeriale ha trovato un territorio che aveva già lavorato in rete».
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