Vannacci, Cruciani e la maglia per Mario Roggero: così si rischia di sdoganare gli omicidi
Da oltre un trentennio, in Italia, si è diffuso il panico morale securitario, che ha finito per ricoprire un ruolo centrale nel dibattito politico, come mostrano i ripetuti decreti sicurezza. La necessità di implementare misure repressive, si nutre della convinzione che alcuni gruppi sociali, in particolare i migranti, e, recentemente, i giovani, si distinguano per condotte anti-sociali, violente. Si parla di coltelli, di baby gang, di minacce all’incolumità personale.
La realtà mostra un altro tipo di situazione, radicalmente opposta alle rappresentazioni dominanti. La violenza, chi la cerca, la può trovare tra gli opinion makers e i deputati europei, nonché tra gli elettori di Futuro Nazionale. Il 28 giugno, a Vicenza, nel corso di un’iniziativa organizzata dall’ex-generale per ricordare le vittime di criminalità, si è assistito a una manifestazione di degrado morale e civile che rischia di ripercuotersi sul quadro politico. Vannacci, insieme al giornalista de La Zanzara Giuseppe Cruciani, hanno sfoggiato, tra il visibilio del pubblico, una maglietta in cui dichiarano di essere Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che, cinque anni fa, nel corso di una rapina, sparò ai rapinatori, uccidendone due e ferendone uno. Al momento, al secondo grado di giudizio, il gioielliere è stato condannato a 14 anni e 9 mesi per omicidio volontario plurimo.
Non siamo tra quelli che inneggiano al carcere, ma questa solidarietà ci sconcerta, per vari motivi. Innanzitutto, perché, a sdoganare gli omicidi, si finisce per legittimare la violenza, e ad innescare un circolo vizioso, dove armarsi è ciò che conta. Con buona pace della fiducia e del rispetto che sono alla base della convivenza civile. In secondo luogo, perché fa leva su di un’idea di giustizia classista e razzista. Se sei italiano, bianco, proprietario, hai tutto il diritto di uccidere. Come è successo a Voghera, a Viareggio, a Lonate Pozzolo. La proprietà diventa il regolatore dei rapporti sociali, in nome della quale tutto è lecito. Un’impostazione che tradisce il principio di uguaglianza di fronte alla legge, per cui Alfredo Cospito, i militanti di Askatasuna e del Leoncavallo, i dimostranti propal, sono violenti tout court, e nei loro confronti vanno applicate misure repressive della massima severità.
Viceversa, agli italiani, proprietari, è consentito di tutto. E’ grave che un’impostazione del genere trovi legittimazione anche tra figure del mondo dell’informazione, che, in nome di un presunto libertarismo, da anni, stanno legittimando le manifestazioni più becere. Trascurando il fatto che la Costituzione, lo Stato di diritto, contano molto di più dell’esigenza di fare audience. E’ inutile scovare a tutti i costi le baby gang, criminalizzare una fascia intera della popolazione, se la violenza la troviamo proprio nei settori più integrati della società. Fermiamoli, finché siamo in tempo.
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